L’iniziativa, che ha visto la partecipazione attiva degli studenti, è stata condotta in collaborazione con il Tribunale di Cosenza e con il supporto dell’associazione “Ciak – Formazione e Legalità”, sotto la guida delle avvocate Annarita De Franco e Anna Filice e con la collaborazione della professoressa Teresa Garenna.

Una opportunità unica per i ventiquattro studenti, del liceo Pitagora, che hanno avuto l’occasione di interpretare i vari ruoli di un processo: giudici, pubblici ministeri, imputati, persone offese e testimoni, contribuendo così alla realizzazione di un dibattimento penale simulato in una vera aula di giustizia. Sullo sfondo una vicenda di foto esplicite rubate e poi pubblicate in rete e divulgate via wa con lo scopo di demolire la rispettabilità della ragazza.
Un copione, quello scelto e interpretato dalla classe del liceo scientifico rendese, che si si è concentrato su un tema di grande rilevanza sociale: il cyberbullismo e il fenomeno del revenge porn che può portare all’annientamento della vittima. La scelta di trattare questi temi è stata pensata per sensibilizzare i ragazzi e le loro famiglie sui pericoli della rete e sulla necessità di educare i giovani al rispetto della legalità e alla tutela della privacy e della dignità delle persone. Il caso presentato durante il processo ha coinvolto il pubblico numeroso, creando un’importante occasione di riflessione su come le azioni online possano avere conseguenze devastanti nella vita reale. Le problematiche legate a comportamenti come la diffusione di non consensuale di materiale intimo e personale, con l’intento di umiliare o ricattare la vittima, sul web e sui social ha fatto emergere è un tema attuale e molto sentito dai giovani. Da qui l’importanza di informare i ragazzi sulla responsabilità che deriva dall’uso delle tecnologie digitali.
L’iniziativa non si è limitata alla simulazione di un processo ma ha incluso momenti, precedenti alla simulazione, di formazione teorica e pratica, per favorire la comprensione del sistema giuridico e il rapporto tra cittadino e Stato. Durante l’intero percorso, gli studenti hanno avuto modo di riflettere sul concetto di legalità attraverso attività didattiche interattive, come giochi di ruolo e simulazioni di processi
La metodologia adottata ha privilegiato il modello laboratoriale, favorendo l’apprendimento attivo e la partecipazione degli studenti. L’obiettivo è stato quello di far comprendere loro, attraverso il role-playing, le implicazioni sociali e giuridiche dei reati legati all’abuso delle tecnologie, preparando così una nuova generazione di cittadini consapevoli e responsabili.
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