BISOGNA URGENTEMENTE APPLICARE LA “BRACCATA” NELLE AREE PARCO E VARIE ZONE PROTETTE ZPS, SIC, NATURA 2000
Lo stiamo dicendo da cinque anni con documenti protocollati in regione. Un dramma si è consumato nelle campagne di Cetraro. Franco Iacovo, un uomo di 64 anni, residente in una zona rurale del paese, è morto dopo essere stato aggredito da uno o più cinghiali. Non è l’unica vittima fino ad oggi per causa dei cinghiali. Da tempo lottava contro le continue incursioni di questi animali nel suo orto, cercando di difendere la propria terra con trappole rudimentali. L’aggressione, avvenuta nella sua proprietà, si è rivelata fatale: il sessantaquattrenne è stato soccorso e trasportato d’urgenza all’ospedale della cittadina del Tirreno cosentino, dove però non ce l’ha fatta.

In seguito al decesso, la Procura della Repubblica di Paola ha disposto il sequestro della salma e l’autopsia, che sarà effettuata in giornata, per accertare la causa della morte.
Di fronte a questa tragedia, come Associazione Rurale Calabrese, ci rivolgiamo con forza alle istituzioni competenti affinché venga affrontata con serietà l’emergenza legata alla proliferazione incontrollata dei cinghiali e chiediamo alle associazioni venatorie e agricole di mettere da parte il “personalismo” che in molti casi ha rallentato gli interventi urgenti.
Da sempre diciamo che è necessario un prelievo selettivo tramite le squadre di caccia al cinghiale, costituite da cacciatori esperti, ma il problema è che queste squadre sono ostacolate da normative restrittive che rendono impossibile un intervento efficace. Hanno allungato il periodo di caccia, ma con troppi vincoli, impedendo l’accesso a vaste aree per motivi che non hanno più fondamento. Ci sono zone chiuse per la presenza di specie che non nidificano da anni, creando un blocco ingiustificato all’attività venatoria.
Vogliamo ribadire con forza che i cacciatori non sono un pericolo, ma una risorsa per la gestione della fauna selvatica. Chi ottiene il permesso venatorio sostiene un esame, studia le specie e le zone di caccia, sa distinguere gli animali da proteggere da quelli da abbattere. Non servono divieti indiscriminati, ma una gestione razionale del territorio, urge aprire le zone protette diventate il vero serbatoio di proliferazione di questa e di altre specie selvatiche invasive.
Chiediamo con urgenza:
Un piano di contenimento efficace, permettendo alle squadre di caccia al cinghiale di operare senza restrizioni inutili.
L’utilizzo dei selecontrollori per il monitoraggio delle aree dove la caccia è vietata e l’utilizzo delle squadre per la braccata in queste aree protette.
Una revisione delle normative che bloccano gli interventi nelle zone dove specie protette non nidificano più quali zps, sic, natura 2000.
Ci rivolgiamo alla Regione Calabria, al Presidente della Provincia di Crotone, Cosenza, Catanzaro ,Vibo Valentia e Reggio Calabria e a tutte le associazioni venatorie e agricole della Calabria: è il momento di agire uniti. Oggi piangiamo una vittima, ma quanti altri dovranno subire la stessa sorte prima che si prenda sul serio questa emergenza? L’economia agricola non ha bisogno di ristori ma di interventi seri .Abbiamo richiesto l’applicazione della filiera delle carni da cinghiale ,abbiamo chiesto di riaprire i macelli in disuso in molti comuni e il vostro dirigente regionale dell’ufficio caccia e forestazione l’anno scorso ci ha detto che non sono agibili, noi vi chiediamo: se non volete creare nuovi posti di lavoro e se non volete accogliere un problema come una grande risorsa attraverso la lavorazione delle carni da cinghiali molto richieste in campo nazionale visto che per il 95% di tali carni consumate a livello nazionale c’è l’importazione dai paesi dell’est, perché dobbiamo tapparci gli occhi sui macelli non idonei ma che lo potrebbero diventare con i giusti adeguamenti e poi da tre generazioni dobbiamo chiudere gli occhi per continuare a mandare i nostri figli in edificio scolastici non agibili?
Associazione Rurale Calabrese
Il Presidente Vincenzo Barbatano
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