Era figlio illegittimo di Eduardo Scarpetta, l’attore più famoso del teatro napoletano. La madre, Luisa De Filippo, era la nipote della moglie. Gli mise il nome paterno come segno d’amore.

Per evitare lo scandalo doveva chiamarlo zio, ma in realtà tutti a Napoli sapevano che fosse suo figlio. Eduardo crebbe guardando i suoi spettacoli con il desiderio di scrivere ancora più opere. Iniziò come tutti nella parte di ” Peppiniello ” in ” Miseria e Nobiltà “. Ruolo che avviò al palcoscenico anche suo figlio Luca.
Da giovane fondò insieme ai suoi fratelli la compagnia di teatro umoristico ” I De Filippo “, ma gli screzi con il fratello Peppino, dovuti alla diversità caratteriale, continuarono. Eduardo aveva uno stile diverso, mentre Peppino era un comico puro. Infatti divenne la spalla perfetta di Totò. Si separarono definitivamente dopo una feroce lite scoppiata una sera del 1944 e non si parlarono più se non durante le scene. Tutto era nato perché Eduardo pretendeva che la direzione artistica spettasse a lui, mentre a Peppino doveva spettare quella economica. Inoltre la sua compagna non era stata confermata in compagnia e questo alimentò l’astio con Eduardo. Come se non bastasse anche politicamente erano agli antipodi. Eduardo era comunista e Peppino missino.
La notte dell’ultima lite fece il saluto romano e appellò il fratello dicendo ” Saluto al Duce “. Eduardo in tutta risposta gli lanciò degli attrezzi con molta rabbia. Tornarono ad abbracciarsi solo al funerale della piccola Luisella, la figlia di Eduardo che morì giovanissima dopo un incidente sciistico. Addirittura il drammaturgo continuò lo spettacolo e andò sul luogo solo alla fine dell’interpretazione. Dopo tornò il gelo, con Peppino che gli scriveva a Natale per riappacificarsi in nome della madre e con Eduardo che rispondeva glaciale. Il primogenito era celebre per il suo carattere spigoloso e difficile.
Il secondogenito invece era più facile e sosteneva che provasse invidia nei suoi confronti. Titina intanto era costretta ad essere l’ago della bilancia tra i due ma non era semplice persuadere Eduardo. Infatti nel suo ultimo discorso a Taormina disse:” “Voi sapete che io ho la nomina (non di senatore, per carità) che sono un orso, ho un carattere spinoso, che sfuggo, sono sfuggente. Se io non fossi stato sfuggente, se non fossi stato un orso, se non fossi stato uno che si mette da parte, non avrei potuto scrivere cinquantacinque commedie “. Alla fine il nipote Luigi riuscì a portarlo in ospedale per farli rincontrare, ma dopo la dipartita di Peppino, Eduardo non andò ai funerali. E disse in tono netto: “Mi manca come amico, come compagno, ma non come fratello “. Liti a parte, i De Filippo hanno rivoluzionato il teatro italiano e restano ancora una famiglia leggendaria.
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