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Conversazioni a Macchia, “Diamo Corpo alle Parole” con l’artista Assunta Mollo

Di Erminia Barca

Un ciclo di interventi culturali programmati dalla Direttrice dott.ssa Antonella Bongarzone e dalla esperta d’arte, dott.ssa Antonella Salatino.

Conversazioni a Macchia, nella Biblioteca Gullo

A guidare l’artista Assunta Mollo nella esplorazione di sé con domande pertinenti è Antonella Salatino. Emozionatissima è la pittrice Assunta Mollo che non nasconde che la causa di questa esplosione pittorica è stata la sua malattia. Lei di professione docente di matematica, attenta, meticolosa, racchiusa in sé stessa e motivata a esercitare la sua professione, a aver cura della sua famiglia e dei suoi due figli, circa 25 anni addietro si ammala irrimediabilmente di Parkinson.

Una malattia a lei sconosciuta che la tormenta di notte con dolori atroci tenendola sveglia.

La sua reazione alla malattia è stata quella di una donna prigioniera della malattia, relegata in un mondo inesplorato di sofferenza.

D: Che cosa è successo?

R. – La ricerca di rimedi farmacologici e medici che mi dessero sollievo e mi potessero curare, restituendomi fiducia nella vita.

D :- C’è voluto del tempo prima di maturare la consapevolezza che la malattia andava affrontata con la stessa aggressività con cui essa la aveva colpita.

R. – Non colpevolizzarsi, innanzitutto.

Non piangersi addosso perché sarebbe stata la fine.

Di notte insonne, ero alla ricerca di un qualcosa che mi restituisse la forza di vivere.

E durante una notte, quando i dolori divenivano acuti, e non riuscivo a dormire, mi accorsi che c’era un foglio di carta bianca, lucido, e poco distante una boccetta di smalto fucsia, lasciato lì per caso da mia figlia.

Mi misi a disegnare un occhio.

Lo guardavo e lo riguardavo.

Quell’occhio non era un qualcosa di inerte, ma prendeva forma e consistenza.

Conversazioni a Macchia, nella Biblioteca Gullo

D: -Empaticamente le comunicava qualcosa?

R:- Lo guardavo e lo riguardavo, e entravo in relazione con esso.

D. – Che cosa successe?

R.- La mattina seguente: “ Riconoscevo il segno”.

– La pittura è stata per me una scoperta.

Non sapevo di saper dipingere.

Il mio mondo era fatto di numeri, di espressioni algebriche, di funzioni matematiche…

La malattia per me : “ E’ stata una risorsa”

– La voglia di esprimere il mio soffrire.

– Un riscoprirmi.

– “ Un senso di apertura verso gli altri “

– “Empatia”

– Divenni più egoista

– Incominciai in casa a pretendere più attenzione verso me stessa e

– Reclamavo uno spazio tutto mio.

D. : La pittura è stata una terapia?

R.: – Le prime prove esprimevano dolore, sofferenza

Chiusura dentro un universo personale

D: Che cosa è accaduto in seguito?

R:- Col tempo la pittura ha subito una metamorfosi.

Le donne che abitano il mio mondo erano espressione del mio modo di essere.

Un’Umanità dolente

Divenni una pioniera della espressività della mia malattia

Rottura di un mondo chiuso su se stesso

Tele affollate

Tele molto abitate

Dove non c’è il volto

Donne longilinee

D. – Esprimevano Inclusività?

R:- Donne che avanzano rompendo i condizionamenti invisibili che le tengono legate al passato, ad un mondo fatto di rispetto delle consuetudini. Sono donne libere

D. : – Si rilevano tra le sue prime opere e le successive delle differenze cromatiche

R.: – Prevale il rosso, in modo prorompente ed è quello che più mi appartiene. Successivamente, ho incominciato a privilegiare il giallo picassiano e il bianco, frutto di una ricerca cromatica.

D. : Ha anche utilizzato altri materiali ?

R:- Ho scoperto in me una irrimediabile tendenza a riutilizzare materiali già usati

A privilegiare la carta

Non so perché ma la carta mi attirava

Nel percorso che ogni giorno facevo a piedi per andare a scuola, strappavo dai tableau, dai cartelloni pubblicitari frammenti di carta e li conservavo.

A scuola avevo una raccolta di tanti pezzetti di carta, sottratti.

Mi piacevano tanto i colori dei manifesti del circo Togni.

D: . Il colore è stato sostituito da altri materiali?

R._ Sì, Come le dicevo pezzi di carta rubata dai manifesti, dal cotone e dalla juta.

D. :- Durante il lockdown che cosa è accaduto?

R. : Le norme diramate che impedivano una comunicazione libera, che sapevano di una chiusura coatta, di imposizioni alla limitazione della libertà personale mi ispirarono a concepire il simbolo delle finestre.

“ Le finestre come occhi “.

Dipingevo finestre per curiosare nelle case, nelle famiglie.

Un bisogno di mettersi in relazione con gli altri.

D:- Donne che scappano dalla realtà?

Lavori d’arte considerati una vera e propria filiazione?

E’ difficile per lei separarsene?

R:- Si, è vero.

– Le tue opere le senti tue e vorresti trattenerle il più possibile relegandole in un ambito strettamente personale. Ma poi, maturi la consapevolezza che : E’ Meglio avere delle opere che occupano spazi espositivi che tenere le proprie opere in modo privato.

D. :- Che cos’è l’Arthouse?

R:- E’ una novità in senso assoluto.

E’ uno spazio per far rivivere l’arte personale.

E’ un luogo dove musica, pittura e letteratura convivono.

Uno spazio aperto per far rivivere l’arte.

La fluidità delle idee

Il confronto delle idee.

D.:- Esposizioni importanti a cui hai partecipato ?

R.:- Tante

Alfredo Granata è stato il pittore che più ha creduto in me, mi ha spronato a continuare a dipingere, a esplorare vie comunicative.

L’Evento a cui ho partecipato si chiama : “ DONARTE”

Da lì è incominciata la mia avventura artistica.

La mia prima tela è stata acquistato dalla mia scuola, in cui insegnavo.

Oggi è patrimonio del Pezzullo, la scuola capofila di più Istituti aggregati.

Poi , ricordo che una mia opera :” Icone di donne contro la violenza”

È stato il banner utilizzato dalla Università della Calabria come manifesto per reclamare “ Pari  Opportunità”.

Ho esposto al MAON di Rende con successo.

Un critico d’arte Tonino Sicoli ne ha curato la rassegna.

Successivamente ho esposto al Museo della Sibaritide

Al Museo di Rossano

Ho partecipato alla Rassegna :“ Curare Arte”

A Roma.

A Milano, con l’artista Mimma PasquaHo esposto ad Arezzo in un castello meraviglioso, dove l’arte sublimava la capacità di fondersi con la Vita.

Al Museo del Presente a Rende

Al MAM , Museo delle arti e dei Mestieri, della Provincia di Cosenza

Una mostra personale è stata allestita nel Comune di Grimaldi.

Persino nel centro storico di Cosenza, in un murales che campeggia nella antica Piazzetta delle Uova per dire No alla violenza contro le donne.

Nell’ingresso del nosocomio del Mariano Santo a Cosenza, c’è una mia opera. Un quadro immenso.

Un gigantesco murales.

Vi voglio raccontare la mia esperienza, vissuta a Rovito nel Chiostro del Convento di Sant’Antonio, in cui da alcuni anni si tiene una rassegna d’arte, di pittura, musica e poesia.

E’ organizzata dall’artista Alfredo Granata, poliedrico, alla ricerca di originali forme espressive.

Si inizia all’alba suonando al pianoforte. E’ questa l’esperienza più forte aspettare l’alba con la musica, con le poesie declamate dal vivo in una cornice di assoluto silenzio. Essere lì a vivere questi momenti fa avvertire una straordinaria forza di condivisione.

D. : Parliamo delle Mostre più recenti.

R.:- Ho allestito una mostra personale in questo mese di Aprile nella Casa Museo Gullo.

Per me, è stata una esperienza gratificante. Le dico il perché. Oggi abito a Macchia. Mi sento di far parte di Macchia, un piccolo Borgo Antico.

Da bambina frequentavo Macchia perché mia madre mi portava a sentire la Messa nella sua piccola chiesetta, molto più raccolta e intima.

Oggi ho avuto l’opportunità di esporre le mie tele nella Casa Museo Gullo ed è stata per me una esperienza unica e indescrivibile, in una mia personale :” IL CORPO DELLE PAROLE”.

Le Parole hanno un significato importante. Le Parole scritte sulle mie tele sono addirittura, qualche volta, attaccate. Provo a scrivere come suggerite in quel momento dal mio stato d’animo.

“Le Parole prendono corpo”.

D:- Quale il messaggio delle sue opere?

R:- Si prefiggono lo scopo di lenire la sofferenza, sono terapeutiche, ma sono anche Bellezza. Armonia.

Si esorcizza la paura.

Adesso dipingo con la sinistra, perché non mi è possibile farlo con la destra. Non mi segue più nelle mie
intenzioni artistiche.

D.: . Le capita di distruggere le sue opere?

R._ Si, molto spesso, quando non mi piacciono. Ma non le distruggo totalmente. Cerco di salvare piccole  parti che prendono vita attraverso una mia elaborazione successiva.

D. :- Perché privilegia la carta?

R. : – La carta è un materiale che può subire notevoli trasformazioni col tempo.

Ingiallisce, diventa opaca, maculata, si usura, si può strappare. Si può riutilizzare.

Diventa sinonimo di Fragilità.

Io amo la fragilità. Le cose fragili. Scoprire la fragilità.

Lavorare con la carta mi ha dato la sensibilità necessaria ad esprimere la mia fragilità.

Non ho mai nascosto la mia malattia.

Addirittura rivestivo le mie donne con la carta rosa delle pagine del quotidiano del “ Sole 24 ore”, che molti buttavano.

Sono imperdonabile!

Erminia Barca

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