Il titolo della giornata di Michele Padovano a Cosenza arriva all’ora di pranzo. Dopo la presentazione all’Unical del suo libro, dopo il premio ricevuto dal Club Juventus Cosenza Rende, dopo il firma copie, dopo le fotografie con i tifosi e qualche professore, dopo tutto.
A pranzo in un ristorante di Montalto (Fish& Wine), circondato da bottiglie di vino di ogni regione d’Italia, vedo Michele che, finalmente rilassato, si gusta un’ostrica con accanto un bicchierino piccolo di Gin Tonic. Ed eccolo il titolo che cerca di fare la sintesi anche del secondo tempo della vita di un calciatore “arrivato in alto fino alle porte del tutto e da lì sono caduto, rompendomi i sogni”: Michele Padovano tra ostriche e Gin Tonic. Ed è la vita.

Da due anni Michele Padovano, infatti, è ritornato a nuova vita dopo un’incredibile storia che l’ha visto catapultato per 17 anni in processi, la prigione, gli arresti domiciliari, obbligo di firma e carte su carte presentate ai giudici finchè la verità è stata finalmente riconosciuta: Michele Padovano è innocente. Michele Padovano non è il più grande narcotrafficante del mondo del calcio. Una storia ripresa in un docufilm su Sky, una storia raccontata molto bene nel suo libro dal titolo che non lascia scampo ad altre interpretazioni: Michele Padovano tra la Champions e la libertà.
Bene, tutto questo l’ex giocatore della Juventus, del Cosenza, ma anche della nazionale l’ha raccontato questa mattina in un incontro nella sala stampa dell’Unical organizzato dalla società Sp&A in collaborazione con lo Juventus Club Cosenza e Rende e moderato da Claudio Dionesalvi. Un Dionesalvi che ha introdotto Padovano con quella passione che lo contraddistingue e la sua grande capacità narrativa. Per l’Unical ,al tavolo “dei lavori”, il professor Piero Guido in rappresentanza del Magnifico Rettore dell’Unical Nicola Leone.
Una mattinata che è filata via liscia tra ricordi, emozioni e quel brivido costante nell’ascoltare una storia incredibile, ma Michele Padovano è rimasto lo stesso “senza rancore, senza rabbia, ho ripreso la mia vita in mano dopo aver passato un vero e proprio inferno. E devo dire grazie a mia moglie e a mio figlio Dennis.
Lui è stato il vero fuoriclasse perché ha avuto la capacità di affrontare le tante cattiverie che magari sentiva sul padre…”. Applausi e momenti di commozione nel ricordo di Bergamini che ha “finalmente avuto la sua giustizia e a mio figlio ho dato il nome suo. Per me è stato un fratello ed è lui che mi ha aiutato in un periodo difficile a Cosenza”. Un Padovano che si porta sempre dentro al cuore “quel Luca Vialli che non è mai scomparso, soprattutto in quei 17 anni complicati” e poi ancora emozioni nel ricordare “il goal di Salerno con il Cosenza in una partita dove abbiamo dimostrato di essere un gruppo unito e forte”. Ma se gli chiedono di scegliere “tra quel goal a Salerno con il Cosenza e il goal in semifinale di Champions con la Juventus” Michele ride di gusto e si lascia andare: “voglio bene a Cosenza giuro, ma quel goal in Champions…”.
E via in una risata liberatoria di una sala che fa domande su domande e in tanti prendono il posto anche dei giornalisti presenti. La vita di Michele Padovano è da film, ma “io sono stato anche fortunato perché ho potuto pagare avvocati bravi, ma gli altri che subiscono l’errore giudiziario in condizioni economiche pessime come dovranno fare? E vi dico che le storie come le mie ce ne sono tante…”.
Ma ritorniamo a quel gruppo di calciatori del Cosenza. Un gruppo che si riunisce ogni qualvolta Padovano scende in città, anche ieri sera proprio il presidente Pagliuso li ha invitati tutti a cena alle Magnolie per una pizza “da lupi veri” con Alberto Urban, Ciccio Marino, Luigi Simoni, Ugo Napolitano e Gigi De Rosa. Michele Padovano è arrivato a Cosenza a 19 anni ed è da qui che è iniziato un sogno che lo ha portato a vincere la Champions e sfiorare la nazionale: “ho fatto una presenza contro la Moldova, ma calciando un rigore a fine allenamento eccolo quello stiramento che non mi ha fatto disputare la seconda partita con la Polonia da titolare.
Da quel momento tutto svanì ,anche perché, quando ti fai male a 31 anni è dura recuperare…”. Paolo Stranges, il presidente del Club Cosenza Rende, consegna il premio realizzato dall’Orafo Gb Spadafora e Padovano promette: “Il Cosenza prima o poi andrà in serie A. Io ci sarò…”. Forza Lupi. Firmato Michele Padovano.
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