Spostata al 19 l’udienza nella quale gli esperti del Ris illustreranno i risultati sul Dna del presunto assassino della studentessa Roberta Lanzino, trovata morta nel 1988

In quell’occasione verranno ascoltati i militari del Ris di Messina che hanno esaminato i campioni di terriccio trovati all’epoca sotto il corpo della ragazza e sui quali grazie alle moderne tecniche sono state trovate tracce di liquido seminale utili per estrarre il Dna del presunto assassino. Le analisi hanno stabilito l’incompatibilità con quello di Franco Sansone, imputato per quel delitto, e Luigi Carbone, scomparso per lupara bianca e suo presunto complice.
Dopo il rinvio, il presidente della corte Antonia Gallo ha fissato al prossimo 1° aprile un’altra udienza per valutare se proseguire nell’istruttoria o andare avanti al dibattimento anche se la decisione è contestata dal legale della famiglia Lanzino, Ornella Nucci, che ha ricordato il pesi di un processo che non può essere liquidato troppo in fretta. Inoltre il consulente della famiglia Lanzino, il criminalista Luca Chianelli, ha sottolineato l’importanza che riveste il Dna isolato: “La Procura di Paola con il profilo genotipico dell’assassino dovrà riavviare un’attività investigativa per individuare dei sospettati con cui eseguire la comparazione genetica. Dal terriccio che si trovava al di sotto del corpo di Roberta e quindi riconducibile, senza dubbi, alla fase della violenza e dell’omicidio state individuate e repertate delle tracce biologiche riconducibili a liquido seminale dal quale è stato isolato un profilo che è quello del violentatore e dell’assassino”.
E poi ha fatto un paragone con l’attualità, dicendo che il caos ricorda molto da vicino quello della giovane Yara Gambirasio, con la differenza che per lei sono stati investiti uomini e risorse, mentre per altri come nel caso di Roberta “questo caso è partito male ed è stato costellato da una serie di lacune”.
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