Il cardinale Pierbattista Pizzaballa, Patriarca latino di Gerusalemme, si era offerto di far arrivare gli aiuti alimentari e medicinali a Gaza in modo sicuro e diretto. Invece la Flotilla ed i capi che la finanziano e quelli che la ispirano e dirigono hanno detto no. E quel “no” vale più di mille proclami: certifica che la missione non è umanitaria, ma politica e scenografica. C’è chi dice che se anche fosse non ci sarebbe nulla di male.
Ma i proclami erano diversi e fino a quando il Patriarca non ha fatto questa ragionevole e concreta offerta di aiuto era considerato da costoro un eroe. E poi se gli scopi, giusti o no, erano altri allora perché imbarcare viveri e medicinali, pochi ai fini pratici, con l’alto rischio di perderli? Dunque, c’è anche chi parla di speculazione sulla sofferenza di un popolo! Che non ha come nemico solo Israele ma anche dei terroristi nei tunnel sotterranei, negli Ospedali, nelle Chiese e nelle Scuole del proprio territorio.
Lo Stato italiano con la collaborazione della Santa Sede avevano trovato una via chiara, concreta: sbarcare le provviste a Cipro, affidarle al Patriarcato latino e permettere che fossero distribuite attraverso i canali umanitari già attivi. Una catena logistica certificata, sicura e “filo palestinese”, ma accettata da Israele. Da aggiungere che nella narrazione propagandistica c’è chi addirittura nega che ci siano dei canali umanitari attivi. Il Patriarca, del resto, non è un protagonista improvvisato.
Dopo il bombardamento della Chiesa della Sacra Famiglia, Pizzaballa è entrato a Gaza con un carico di medicine e viveri con la “benedizione” anche della sinistra italiana. Il patriarca, con le sue reti umanitarie, avrebbe potuto fare arrivare anche gli aiuti della Flotilla alle persone ma i naviganti hanno detto no. E così la sinistra butta giù dal carro della vittoria ideologica il Patriarca, supereroe di turno, dopo pochissimo tempo dalla sua esaltazione. Questo è solo l’ultimo esempio dell’atteggiamento speculativo per avere più voti di questa parte politica ideologicamente non religiosa che cerca di insinuarsi, riuscendoci in parte, anche tra chi, definendosi cattolico, dovrebbe avere come superiore riferimento la propria Fede secondo “Libero arbitrio”.
Fede che si basa sui principi non negoziabili della tutela della vita in tutte le sue fasi, sul riconoscimento e promozione della struttura naturale della famiglia e sulla tutela del diritto dei genitori di educare i propri figli. Ma tutto nel fondamentale ambito, appunto, del “Libero arbitrio”. Per cui ognuno può scegliere se credere o meno, se essere cattolico o di altra dottrina religiosa ed essere comunque considerato di pari dignità umana come “prossimo” da essere aiutato.
Ma chi dice di essere cattolico, dovrebbero ricordarselo tutti coloro che si dichiarano tali, anche tanti religiosi, dovrebbe ricordare tra gli altri, anche questo assunto: “La dottrina sociale della Chiesa non è una ‘terza via’ tra capitalismo liberista e collettivismo marxista, e neppure una possibile alternativa per altre soluzioni meno radicalmente contrapposte: essa costituisce una categoria a sé”. Sollicitudo rei socialis (n. 41).
Nella politica spaccata in due “ad arte” per il beneficio di chi ha ruoli in essa, il cattolico può arrivare a dei compromessi su alcune questioni ma non farsi inglobare in partiti, movimenti e liste che negano i principi non negoziabili della Fede. Infatti, il PD, ad esempio, ha convinto negli anni molti cattolici ma dopo gli scarsi risultati elettorali degli ultimi lustri, li ha di fatto buttati giù dal carro (come a Pizzaballa) vista la virata su posizioni estremiste.
Né tantomeno ci si può autogiustificare da cattolici quando ci si candida o si mettono su addirittura reti nazionali di amministratori cattolici sul presupposto che la politica è libera rispetto alla Fede che è invece una questione personale. La politica per il cattolico è uno degli strumenti della Fede e nessun ambito della vita può rimanerne escluso. Altrimenti si può essere un ottimo essere umano e cittadino ma non ci si deve proclamare cattolico. Oppure si corre il rischio dell’uso utilitaristico del termine.

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