Il sindaco Franz Caruso ha annunciato di voler querelare Massimo Bozzo, commissario cittadino di Forza Italia, per le critiche espresse in un recente
comunicato stampa contro il primo cittadino di Cosenza. Senza entrare nel merito specifico delle dichiarazioni di Bozzo, è doveroso sottolineare un principio fondamentale: in un dibattito politico democratico ci sta che ognuno dica la sua. La dialettica politica, anche quando aspra e pungente, fa parte del gioco democratico e non può essere confusa con la diffamazione.
La critica politica non è lesa maestà
Il sindaco Caruso non se la deve prendere come se ogni critica a lui o alla sua amministrazione fosse un reato di lesa maestà. Essere sindaco significa anche accettare di essere sottoposto a scrutinio pubblico, a critiche, a contestazioni. Fa parte del ruolo istituzionale che ha scelto di ricoprire. È ordinaria amministrazione in una democrazia. Non si può pensare di zittire il dissenso agitando lo spauracchio della querela ogni volta che qualcuno solleva dubbi o critiche. Tra l’altro, ciò di cui ha parlato Massimo Bozzo nel suo comunicato riguarda atti amministrativi suffragati da opportuna documentazione: concorsi, graduatorie, delibere. Si tratta di atti pubblici la cui veridicità è facilmente riscontrabile da chiunque voglia verificare.
Non si tratta di invenzioni o di fantasie. Discutere di questi atti, esprimere giudizi politici sulla loro opportunità, contestarne la legittimità o la
correttezza procedurale è un diritto-dovere di ogni consigliere comunale e di ogni cittadino. Non si può minacciare querele se qualcuno mette in piazza alcuni discutibili atti politici del sindaco.
Trasparenza significa anche accettare le critiche
Il sindaco Caruso rivendica di ispirarsi a “criteri di trasparenza, legalità e rispetto delle regole”. Bene. Ma la trasparenza significa anche accettare che gli atti pubblici vengano scrutinati, analizzati, criticati. Significa accettare che le scelte amministrative possano essere contestate politicamente senza gridare alla diffamazione. Se gli atti sono corretti, se le procedure sono trasparenti, se le scelte sono legittime, non c’è bisogno di querele. Basta dimostrarlo con i fatti, con i documenti, con le argomentazioni. La verità non ha bisogno di avvocati.
Certo, esiste un confine tra critica politica legittima e diffamazione personale. Ma questo confine non può essere tracciato unilateralmente dal sindaco ogni volta che si sente punto sul vivo. Non può essere che ogni contestazione politica diventi automaticamente livore personale o attacco diffamatorio privo di fondamento. Gli atti amministrativi sono pubblici, le scelte politiche sono sindacabili, le procedure concorsuali sono verificabili.
Discuterne non è diffamazione, è democrazia.
Invitiamo il sindaco Caruso a riconsiderare la sua posizione e a rispondere nel merito politico alle critiche che gli vengono mosse, anziché ricorrere allo strumento giudiziario. La politica si fa con gli argomenti, con i fatti, con la trasparenza degli atti. Non con le querele.
I consiglieri comunali di Cosenza, appartenenti ai gruppi consiliari di minoranza e riconducibili a Forza Italia:
Francesco Caruso
Francesco Cito
Michelangelo Spataro

Vai al contenuto



