Un viaggio nel tempo per onorare il sacrificio di chi combatté nell’Operazione Husky, segnando la svolta della Seconda Guerra Mondiale.
Si è svolto lo scorso 21 marzo a Frascati, presso la Sala del Vicariato Gran Duca di York, il convegno EROI SENZA GLORIA – Palma di Montechiaro – L’ultima battaglia.
L’ iniziativa è stata presentata dall’Associazione “Quel Che resta Del Tempo” in collaborazione con la sezione ANPdI “Colline Romane”.
E’ stato un appuntamento pregno di significato, dedicato al ricordo di uomini che hanno vissuto con coraggio e sacrificio il secondo conflitto mondiale anche se rimasti ai margini delle commemorazioni ufficiali
La ricerca condotta dallo storico prof. Aldo G. RICCI, Sovrintendente E. dell’Archivio Centrale dello Stato, rivendica il tentativo di riscoprire e valorizzare episodi della “STORIA MINORE” della guerra poiché spesso ignorati e silenziati o rappresentati in modo non corretto dalla storiografia ufficiale.
L’episodio che vogliamo ricordare è quello di un Ufficiale che aveva già partecipato al primo conflitto mondiale e richiamato in servizio. L’Ufficiale in questione è il Maggiore Mario SABATINI che nei giorni dello sbarco era al comando del 527° Battaglione Bersaglieri, inquadrato nel 177° Rgt Bersaglieri al comando del Colonnello Alessandro VENTURI, schierato nel settore meridionale dove stavano avanzando le truppe americane al comando del generale PATTON. L’episodio si svolge la mattina del 11 luglio, quando un gruppo di unità, tra cui il 527° btg, in seguito agli ordini ricevute conduce un contrattacco nei confronti delle truppe americane che avevano occupato Palma di Montechiaro, un grosso comune che da Licata porta ad Agrigento
Proprio il 527°, al comando del Maggiore SABATINI, riesce a riconquistare la città, costringendo alla ritirata gli americani che però nelle ore successive ritornando in forze rilanciano una nuova offensiva infliggendo gravi perdite al Btg dei bersaglieri riconquistavano la città di PALMA. I sopravvissuti guidati dal Maggiore, si ritirarono verso Agrigento, dove l’Ufficiale, dopo una accanita resistenza da parte dei resti del suo battaglione, il 18 luglio viene fatto prigioniero. Di quell’episodio il Colonnello VENTURI ha lasciato un testo da inserire nel libretto personale del Maggiore che recita:” Avvenuto lo sbarco, alla testa del suo Battaglione ( il Maggiore SABATINI) contrattaccò il nemico presso Palma di Montechiaro resistendo tenacemente nonostante le perdite subite, arretrando soltanto difronte alla schiacciante superiorità nemica….fu in ogni momento dell’azione di esempio ai suoi dipendenti di coraggio e disprezzo del pericolo, tenacia, alto senso del dovere…”. Segue un encomio per l’episodio, ma anche per il contributo suo e dei resti del Battaglione alla “strenua eroica difesa della città di Agrigento”.
Questo in sintesi i punti salienti di quanto emerso dalla ricerca del prof. RICCI a fronte di quello riportato dai testi ufficiali dove l’episodio viene descritto sommariamente come un atto episodico conclusosi con la cattura del Maggiore e dei suoi uomini il giorno stesso, (11 luglio 1943), circostanza che non compare nel diario storico del XII Corpo di Armata e che viene smentita anche da parte del Ten.Col. GARLAND (US ARMY) che descrive il ritorno sulle precedenti postazione da parte 527° Btg escludendo quindi la cattura dei sopravvissuti da parte degli americani.
Oltre a quanto descritto, Claudia SABATINI presidente dell’associazione promotrice, nonché nipote del Maggiore Mario SABATINI, ha condiviso con la platea documenti originali provenienti dal proprio archivio privato, come lettere dalla prigionia americana ed altri scritti del nonno.
La presidente ha anche annunciato un nuovo progetto itinerante, attualmente in fase di sviluppo con l’obiettivo di portare nelle scuole documenti storici originali per offrire agli studenti una prospettiva autentica sul secondo conflitto mondiale attraverso gli occhi di chi lo ha vissuto.
Il suo intervento è stato concluso con la lettura della poesia “Preghiera” scritta dal padre Claudio, anche lui bersagliere e reduce di guerra, dedicata ai caduti di tutte le guerre.
L’intento è riposizionare questi eventi in un contesto storico più ampio e congruo perché trovando risposte a questo riduzionismo di episodi di cui invece dovremmo essere orgogliosi e così i singoli pezzi possono inserirsi al loro posto in una trama più grande della grande storia.
Per un ulteriore approfondimento lo storico professore Aldo G. RICCI pubblicherà integralmente la ricerca sui fatti d’armi di cui sopra sul prossimo numero della rivista “Libro Aperto”.

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