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Fagnano Castello

Fagnano Castello, il “Tempio della Cremazione” accende il dibattito

Il progetto di un impianto di cremazione vicino al centro abitato accende il dibattito pubblico tra dubbi ambientali, richieste di trasparenza e strategie future. I cittadini chiedono chiarezza.

Di Gennaro Gallo

A Fagnano Castello, negli ultimi giorni, il tema più discusso non è stato il meteo, né il calcio, né il cinipide galligeno che nuovamente, sta mettendo a serio rischio il comparto castanicolo locale, né tantomeno, l’ufficio postale in camper da mesi e nemmeno il tanto discusso Parco Avventura.

Al centro del dibattito è finita l’ipotesi di realizzare un “Tempio della Cremazione” nell’area vicina al cimitero comunale, a pochi passi dal centro abitato. E da quel momento, sui social, si è acceso un confronto che ormai ha assunto i contorni di una vera questione pubblica.

Tutto parte da lontano e compare per la prima volta nell’aprile del 2022, quando l’allora sindaco, l’avvocato Giulio Tarsitano, portò in Consiglio comunale la proposta di project financing avanzata da una società privata del settore. L’idea, spiegata come preliminare, prevedeva la progettazione, realizzazione e gestione di un impianto crematorio nell’area cimiteriale.

Già in quella fase, però, emersero prudenza e divisioni. Il punto venne ritirato all’unanimità, con la promessa di ulteriori approfondimenti. Poi, nell’ottobre dello stesso anno, la proposta tornò nuovamente in Consiglio con il nuovo sindaco, l’avvocato Raffaele Giglio. Anche in quel caso si parlò di “mera idea progettuale”, senza alcun progetto definitivo approvato.

Da allora, la vicenda resta quasi silenziosa. Fino al maggio 2026, quando alcuni cittadini, soprattutto residenti nelle vicinanze dell’area individuata, hanno iniziato a manifestare pubblicamente le proprie preoccupazioni. Nasce così una sorta di comitato spontaneo fatto di post Facebook, domande, dubbi e richieste di chiarezza.

Il nodo centrale riguarda la salute pubblica. I cittadini chiedono di conoscere con precisione cosa sia stato realmente approvato, quali studi ambientali siano stati effettuati e quali garanzie esistano sulle emissioni. Nei vari interventi si citano diossine, mercurio, qualità dell’aria, vicinanza con scuole e abitazioni. C’è chi teme un impatto ambientale negativo e chi parla persino di danni all’immagine del paese e alle produzioni locali.

Dall’altra parte, però, c’è chi invita a non trasformare la discussione in una caccia alle streghe degna del Medioevo. Alcuni cittadini sottolineano che le moderne tecnologie hanno standard molto più avanzati rispetto al passato e ricordano che nel Sud Italia gli impianti di cremazione sono ancora pochissimi, mentre la richiesta di cremazioni cresce ogni anno.

In mezzo, la politica locale prova a trovare un equilibrio tra prudenza e sviluppo. L’opposizione, guidata dall’avvocato Luigi Brusco, chiede trasparenza totale e soprattutto il coinvolgimento diretto della popolazione attraverso un consiglio comunale aperto o forme di consultazione popolare. Una posizione che, almeno sulla carta, trova apertura anche da parte del sindaco Giglio.

E poi c’è un dettaglio che racconta bene quanto la questione sia delicata anche all’interno della stessa maggioranza: il consigliere comunale Peppino Trotta ha espresso pubblicamente il proprio netto dissenso alla realizzazione dell’impianto nel centro abitato.

La sensazione, oggi, è che a Fagnano nessuno voglia davvero sottrarsi al confronto, ma nessuno voglia nemmeno intestarsi il rischio politico di una decisione così pesante.

Perché il punto vero, alla fine, è proprio questo: un impianto crematorio può rappresentare un servizio utile? Sì. Può generare entrate economiche per il Comune? Anche. Può creare occupazione? Probabilmente sì, anche se i numeri citati, tra tre e cinque posti di lavoro, non sembrano destinati a cambiare il destino occupazionale del paese.

Ma esiste anche un’altra riflessione, meno emotiva e più strategica. In un territorio dove i cimiteri iniziano a soffrire problemi di spazio e dove molti Comuni cercano continuamente nuove aree per edicole funerarie e ampliamenti cimiteriali, un servizio del genere potrebbe diventare, se pianificato bene, una risposta concreta a un’esigenza reale del comprensorio.

La vera questione, dunque, potrebbe non essere tanto il “se”, ma il “dove” e il “come”.

Perché un conto è immaginare una struttura nel pieno centro abitato, vicino a case e scuole. Un altro è valutare, con studi seri e confronto pubblico, un’area più periferica, urbanisticamente idonea, lontana dalle zone residenziali e magari inserita in un contesto industriale o artigianale. In quel caso, la discussione cambierebbe completamente tono.

Del resto, in Italia, ogni volta che si parla di opere sensibili succede sempre la stessa cosa: tutti vogliono servizi moderni, ma nessuno li vuole sotto casa. Ed è umano.

Adesso, però, la palla passa alle istituzioni. Dopo anni di discussioni preliminari, rinvii, post Facebook e accuse reciproche, i cittadini chiedono una sola cosa: chiarezza.

E probabilmente hanno ragione. Perché su temi che toccano salute, ambiente e futuro di un territorio, il silenzio crea più fumo di qualsiasi camino.

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