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La Calabria nel mirino delle fake news, Rinaldo: «Contro di noi una manipolazione tossica dei media»

Il saggista analizza l’uso distorto dei social e i filmati modificati ad arte per screditare la regione.

I recenti episodi a livello nazionale e regionale rappresentano la evidenza che la manipolazione dell’informazione, la strategia ingannatrice e pervasiva utilizzata da politici e media, di sinistra di destra e di centro, per plasmare a proprio piacimento la realtà, è ormai divenuta tossica.

Per cui si assiste a giornalisti osannati dalla propria parte ideologica diffondere quali scoop notizie invero non verificate. Oppure ad altri che usano espressioni offensive della dignità umana definendo addirittura inutile la vita vissuta da chi ha compromissioni fisiche, mentali, intellettive o sensoriali. Per arrivare alla “freschissima” sofisticazione di un video da parte di una parlamentare nazionale che ne ha tagliato pezzi conservando gli “stralci utili” pur di screditare un Assessore della Regione Calabria impegnato in un suo intervento politico: si sceglie una strada facile e distorta e non si entra nel merito delle questioni! La fenomenologia è storica ma è arrivata ormai a limiti estremi.

Ed Attraverso la disinformazione, l’uso volontario di notizie non verificate, omissioni e decontestualizzazione, e attraverso affermazioni aberranti, si agisce scorrettamente per screditare l’avversario influenzando quella determinata, spesso ridottissima, fetta di opinione pubblica “amica” il cui “cieco” proselito permette di proteggere i propri interessi e posizione a scapito della verità. Già dal XX secolo la propaganda diventa una vera e propria tecnica scientifica.

Figure come Edward Bernays e Walter Lippmann hanno contribuito a sistematizzare l’uso della psicologia sociale nella comunicazione di massa: le loro idee si basavano sul presupposto fondamentale che le masse non agiscono sempre in modo razionale e possono essere influenzate attraverso simboli, emozioni e ripetizione dei messaggi.

Le piattaforme digitali permettono oggi una personalizzazione estrema dei messaggi, rendendo la comunicazione più efficace ma anche più invisibile. A differenza del passato, oggi la propaganda non si limita a raggiungere le masse, ma può adattarsi ai singoli individui in base ai loro comportamenti. I social media rappresentano un ambiente ideale per la diffusione di contenuti manipolativi, perché combinano velocità, viralità e forte componente emotiva.

Le informazioni possono essere condivise rapidamente senza filtri editoriali tradizionali rendendo estremamente facile la diffusione di contenuti, falsi e veri. La manipolazione funziona perché sfrutta meccanismi psicologici profondi: il bisogno di appartenenza, l’autorità percepita, gli schemi mentali automatici di conferma usati dal cervello e la ripetizione dei messaggi. Le persone tendono a credere più facilmente a informazioni che confermano le loro convinzioni preesistenti.

È possibile difendersi dalla disinformazione? Una difesa efficace non consiste nell’evitare completamente l’informazione, ma nello sviluppare strumenti critici di lettura. Verificare le fonti, confrontare più punti di vista e riconoscere le emozioni suscitate dai messaggi sono strategie fondamentali. Ma prima ancora ci deve essere la volontà di sganciarsi dal considerare alcuni soggetti quali detentori della verità assoluta solo perché professano, magari solo a parole, la nostra stessa ideologia o perché si definiscono avversari dei nostri nemici.

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