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Giusy Caruso, il pianoforte oltre i confini

Da Messina al Salone del Libro di Torino, il viaggio artistico della pianista e ricercatrice cosentina che unisce musica, tecnologia e ricerca contemporanea

Tra il respiro del Mediterraneo e il fervore culturale di Torino, il recente tour di Giusy Caruso ha confermato la statura internazionale di un’artista che da anni ridefinisce il concetto stesso di performance musicale contemporanea.

Pianista, performer, teorica della ricerca artistica e direttrice del gruppo CREATION presso il Royal Conservatoire Antwerp di Anversa, Caruso rappresenta oggi una delle figure più autorevoli nel dialogo tra musica, tecnologia e pensiero critico applicato alle arti.

Il suo itinerario italiano, conclusosi al Salone Internazionale del Libro di Torino, è stato, attraverso una serie di concerti e incontri accademici,  una vera dichiarazione poetica sulla musica del presente. Un percorso iniziato a Messina con le masterclass Mirroring Creative Lab sulla Ricerca Artistica Musicale, ospitate dal Conservatorio cittadino, e proseguito poi a Torino tra università, accademie e istituzioni musicali di primo piano.

Al centro del progetto, il volume “La Ricerca Artistica Musicale. Linguaggi e Metodi” (LIM, 2022), primo testo in lingua italiana dedicato alla ricerca artistica musicale, disciplina che negli ultimi vent’anni ha assunto un ruolo centrale nelle accademie europee. Caruso ne è  interprete vivente: il suo lavoro teorico coincide infatti con una pratica performativa radicalmente contemporanea, dove il gesto pianistico diventa spazio di indagine estetica, fisica e tecnologica.

La sua tecnica pianistica, raffinata e profondamente analitica, nasce da una formazione classica solidissima ma si sviluppa verso territori sonori di frontiera. Nelle sue esecuzioni il pianoforte non è mai soltanto uno strumento: è corpo esteso, materia acustica da attraversare, organismo sensibile capace di dialogare con dispositivi elettronici, sensori, sistemi digitali e intelligenza artificiale. Il controllo del tocco, la gestione microscopica delle dinamiche e la capacità di trasformare il suono in esperienza immersiva costituiscono alcuni degli elementi distintivi del suo stile.

Emblematico, in questo senso, il concerto-performance Viaggio al Centro del Suono, presentato a Messina, dove Caruso ha intrecciato repertorio contemporaneo e sperimentazione tecnologica attraverso musiche di Jacques Charpentier, Giacinto Scelsi, Franco Evangelisti, Hans Otte e Atau Tanaka. In queste pagine musicali, spesso fondate sulla rarefazione timbrica e sull’ascolto profondo, la pianista calabrese ha mostrato una qualità interpretativa rara: la capacità di rendere percepibile il suono nella sua dimensione fisica e spirituale insieme.

L’approccio di Caruso si inserisce nella grande tradizione degli artisti-ricercatori europei, da John Cage fino alle pratiche performative interdisciplinari contemporanee, ma conserva una cifra personale fortissima. Nelle sue performance il rigore scientifico non soffoca mai l’emozione; al contrario, la amplifica. Ogni gesto pianistico appare calibrato con precisione quasi coreografica, eppure attraversato da una tensione poetica che restituisce alla musica il carattere di esperienza viva e trasformativa.

Durante gli incontri torinesi all’Accademia Albertina, all’Università e al Conservatorio Giuseppe Verdi, Caruso ha insistito proprio sulla necessità di superare la tradizionale separazione tra arte e ricerca. Per lei il performer contemporaneo non può limitarsi all’interpretazione: deve interrogare il linguaggio musicale, comprendere le tecnologie emergenti, ridefinire il rapporto tra corpo, spazio e percezione. Una visione che affonda le radici nel pensiero rinascimentale — la stessa artista richiama spesso Leonardo da Vinci come simbolo della naturale unità tra arte e scienza — ma che oggi trova nuova urgenza nell’era digitale.

Il riconoscimento internazionale ottenuto da Giusy Caruso deriva proprio da questa capacità di coniugare eccellenza esecutiva e innovazione teorica. Da anni la pianista è protagonista nei principali contesti europei dedicati alla ricerca artistica applicata alla musica, contribuendo alla definizione di metodologie oggi adottate nei conservatori e nelle università internazionali. La sua figura si colloca così in una dimensione rara: quella dell’artista capace di influenzare contemporaneamente il panorama performativo e quello accademico.

Non sorprende, dunque, che il Salone Internazionale del Libro di Torino abbia accolto la sua presenza come una delle voci più originali della cultura contemporanea italiana. Intervistata nello spazio della Regione Calabria durante la trasmissione radiofonica “Diamo Voce alla Calabria”, Caruso ha raccontato il proprio percorso internazionale sottolineando come la tecnologia, se utilizzata creativamente, possa diventare uno strumento di espansione poetica e non un limite all’espressione artistica.

Accanto alla dimensione internazionale, resta forte il legame con la Calabria, terra che l’artista continua a valorizzare anche attraverso il Tirreno d’AMare – Festival dei Sensi, progetto multidisciplinare che ogni estate anima la Riviera dei Cedri intrecciando musica, arte, benessere e percorsi esperienziali. Anche qui emerge il tratto distintivo della sua ricerca: creare comunità attraverso l’esperienza estetica, trasformando il concerto in spazio di relazione e conoscenza.

In un’epoca in cui la musica contemporanea rischia spesso di chiudersi in circuiti specialistici, Giusy Caruso riesce invece nell’impresa opposta: rendere la complessità accessibile senza banalizzarla. La sua arte invita all’ascolto lento, alla percezione profonda, alla riscoperta del suono come esperienza totale. Ed è forse proprio questa la cifra più autentica del suo successo: avere trasformato la ricerca in un atto poetico e il pianoforte in uno strumento capace di raccontare il presente.

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