La consigliera regionale rivendica con orgoglio l’adesione alla mobilitazione promossa dalla Cgil ad Amendolara.
Fiera di aver partecipato alla mobilitazione organizzata dalla Cgil ad Amendolara. Fiera perché ho aderito nella convinzione che questo sabato abbia rappresentato uno spartiacque tra ciò che è stato e quello che dovrà essere, e non una parata di facciata svuotata del suo vero senso sostanziale.
Aderire, prendere parte, mobilitarsi significa innanzitutto non girarsi dall’altra parte innanzitutto, e in seconda battuta chiarire subito da che parte stare.
Rifuggo dal concetto secondo il quale difronte a stragi o tragedie come questa ci si nasconde dietro frasi come ‘siamo tutti responsabili’.
Senz’altro siamo tutti emotivamente coinvolti. Ma non tutti responsabili. Almeno non nello stesso modo. Appartengo a quella parte politica che non ha mai fatto finta di non vedere, tanto che da tempo si chiede l’abolizione della Bossi Fini e la riscrittura di una legge che finalmente preveda la riapertura di canali di ingresso legali ed equi, contrastando lo sfruttamento e il lavoro nero.
Occorre la concreta collaborazione tra istituzioni, inail, inps, imprese, organizzazioni sindacali e lavoratori. Serve una presa di coscienza collettiva e la volontà di smantellare lo sfruttamento eliminando qualunque forma di intermediazione, perché è la che si annidano soprusi e ricatti. Bisogna insistere sul rispetto delle leggi vigenti e, se necessario, aggiungere delle integrazioni perché il mercato del lavoro cambia. La società cambia. E le istituzioni hanno il dovere di accompagnare e governare questi cambiamenti.
Chiediamo al Governo centrale di rivedere le regole d’ingresso nel nostro Paese e il serio impegno nel riconoscere i diritti dei lavoratori. Tutti.

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