Dall’amaro piccante al mito di Re Italo: Serra a “Facce da Città” svela la ricetta segreta per trasformare la tradizione locale in un successo imprenditoriale
Dietro ogni bottiglia di liquore non ci sono solo alcol, erbe e infusi, ma storie, racconti e una narrazione del territorio che sembra non avere fine. È questo il fulcro dell’ultima puntata di “Facce da Città”, il format targato CosenzaPost, che ha visto ospite nei suoi studi Vincenzo Serra, vulcanico fondatore e produttore dell’azienda calabrese Qualitaly.
In un serrato e appassionante colloquio di dieci minuti, Serra ha tracciato la filosofia di un’azienda giovane ma profondamente radicata nella storia e nella cultura locale. Una scommessa nata dieci anni fa con un obiettivo chiaro: scommettere sul dialetto, sulle tradizioni e sull’identità calabrese al 100%, producendo interamente in loco nonostante le difficoltà.
Il nome e il legame con la storia: da Re Italo alla biodiversità
Tutto ha inizio dal brand, Qualitaly, che racchiude in sé un doppio gioco di parole. “Nasce tutto dalla scoperta di Re Italo, il re degli Enotri che unificò la Calabria, terra che allora veniva chiamata proprio Italia” spiega l’imprenditore. Da qui il legame inscindibile tra “Qua l’Italia” e la “Qualità”, intesa come esaltazione della straordinaria biodiversità della regione.
Amari dal forte temperamento: “Foraffascino” e l’omaggio alle donne
La produzione di Qualitaly si distingue per nomi unici e ricchi di significato, che Serra ama definire dei veri e propri menù culturali. Tra questi spicca “Foraffascino”, nato dall’idea iniziale (inizialmente schernita dai collaboratori) di creare un amaro piccante che andasse oltre la classica grappa al peperoncino. Il nome richiama la tradizione popolare e i riti delle nonne e delle zie calabresi: “L’affascino è il malocchio, la negatività. ‘Fora affascino’ significa togliere il male. Quelle preghiere antiche erano un gesto d’amore infinito, in cui si assumeva su di sé il dolore altrui”. L’iconografia della bottiglia vanta inoltre la collaborazione con gli artisti cosentini del collettivo de La Terra di Piero.
Un posto d’onore nella produzione è riservato alle donne, figure storicamente centrali e di grande temperamento in Calabria. Serra cita con orgoglio Donna Brettia, la prima donna combattente d’occidente, e dedica un’attenzione speciale a “Mimy”. Un liquore che è un doppio omaggio: alla sensibilità artistica di Mia Martini e alla memoria della madre del produttore, di cui porta il profilo sull’etichetta.
Il recupero delle materie prime: il “Limone Rosso” dell’anno 1000
L’impegno di Serra non si ferma alla commercializzazione, ma si estende alla salvaguardia agraria. Oltre all’utilizzo di liquirizia bio DOP calabrese, l’imprenditore ha intrapreso una missione di recupero di frutti rari come il Piretto e, recentemente, il misterioso Limone Rosso. Un ibrido giunto in Calabria dall’India intorno all’anno 1000, con caratteristiche a metà tra limone, arancia e cedro, salvato dall’abbattimento grazie all’intervento tempestivo di Serra: “Se un prodotto trova una destinazione d’uso, vive. Altrimenti scompare”.
La tavola come luogo di pace
L’attività di Qual Italy si sviluppa attraverso eventi e serate nei ristoranti più colti e attenti. Perché il fine ultimo, secondo Vincenzo Serra, non è semplicemente vendere una bottiglia, ma portare avanti un progetto di riscatto culturale per una terra “dolce amara” come la Calabria.
“La nostra terra merita rispetto, e dobbiamo pretenderlo prima tra di noi per poi imporlo fuori” conclude Serra, ricordando l’insegnamento di Re Italo, che unificò il territorio non con le armi, ma istituendo i Sissizzi, i pasti comuni a tavola. “In un momento storico così drammatico, a tavola possiamo ancora ritrovare la pace e la serenità. Perché noi calabresi non ci sediamo solo per sfamarci: siamo tutti figli di Re Italo”.
Un racconto identitario potente, che in soli dieci minuti ha saputo concentrare l’essenza di una Calabria che resiste, produce e si racconta con fiera dignità
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