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Campi estivi a Cosenza, Di Tillo (CSAIn): “Le istituzioni non scarichino i doveri sulle associazioni”

Comuni, servizi sociali e ASP sono chiamati ad assumersi le proprie responsabilità senza delegare i privati

Il diritto all’inclusione non può andare in vacanza. Eppure, ogni estate, migliaia di famiglie con figli disabili si ritrovano a fare i conti con la stessa, umiliante realtà: esclusioni, limitazioni, ostacoli. E un silenzio assordante da parte di chi dovrebbe garantire quei diritti.

I casi che emergono in queste settimane sono diversi tra loro, ma accomunati dalle stesse conseguenze. Famiglie a cui vengono chiesti contributi economici aggiuntivi per garantire un educatore dedicato. Bambini ammessi al campo estivo con orari ridotti o differiti rispetto agli altri. Ore di supporto educativo tagliate drasticamente: c’è chi è passato da 150 a sole 55 ore nell’arco di tre settimane e mezzo, rendendo di fatto impossibile una partecipazione piena e dignitosa alle attività. Non si tratta di disservizi episodici. Si tratta, come ha denunciato il Coordinamento Nazionale Docenti dei Diritti Umani, di discriminazione indiretta: ostacoli “apparentemente neutri” che nella pratica escludono chi ha già meno, penalizzano chi è già più vulnerabile.

E allora diciamolo chiaramente: tutto questo non può ricadere sulle famiglie. E non può ricadere sulle associazioni.

Sono anni che lo diciamo con forza e con la consapevolezza di chi lavora ogni giorno sul territorio: le associazioni sportive e ricreative che organizzano i campi estivi fanno un lavoro straordinario, spesso con risorse limitate e grande passione. Ma non possono e non devono sostituire lo Stato. Non hanno il mandato, non hanno gli strumenti, non hanno le competenze specialistiche per garantire da sole l’inclusione di bambini con disabilità grave. Pretenderlo è ingiusto. Farlo ricadere su di loro come un obbligo implicito è sbagliato.

Dove sono i Comuni? Dove sono i Servizi Sociali? Dove sono le ASP?

La scuola chiude, ma i diritti costituzionalmente garantiti non vanno in vacanza. La partecipazione, la socializzazione, la crescita personale, l’inclusione: sono diritti che non conoscono stagioni. Considerare l’estate una parentesi in cui queste garanzie possono essere ridimensionate — come denuncia il Coordinamento Nazionale — significa introdurre una distinzione intollerabile tra “tempi forti e tempi deboli della cittadinanza”. E questa distinzione, in Calabria, pesa ancora di più, in un territorio dove i servizi pubblici sono storicamente carenti e le famiglie più fragili sono spesso lasciate completamente sole.

Il diritto all’inclusione non può essere un diritto variabile, diverso da Comune a Comune, dipendente dalle casse degli enti locali o dalla capacità economica delle singole famiglie. Questo è esattamente ciò che sta accadendo. Ed è inaccettabile.

Chiediamo con urgenza che i Comuni, i Servizi Sociali e le Asp si assumano concretamente le proprie responsabilità prima dell’avvio della stagione estiva. Chiediamo l’apertura immediata di tavoli operativi tra istituzioni e realtà associative, la definizione di protocolli chiari di sostegno, lo stanziamento di risorse adeguate. Facciamo nostra la proposta di un Patto Educativo di Continuità Inclusiva: uno strumento che garantisca continuità reale tra l’anno scolastico e il periodo estivo, che eviti che competenze, relazioni educative e percorsi di autonomia costruiti in mesi di lavoro vengano azzerati in poche settimane di vuoto istituzionale.

L’estate è il tempo della libertà, della scoperta, della crescita. Per tutti i bambini. Non può diventare, per chi ha più bisogno, il tempo dell’attesa, della rinuncia e dell’esclusione.

Amedeo Di Tillo

Presidente Regionale CSAIn CalabriaVice Presidente Nazionale CSAIn

Amedeo Di Tillo
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