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Dietro le quinte del meteo: Fabio Zimbo si racconta a “Facce da Città”

Dalla passione per la neve ai segreti del piccolo schermo Fabio Zimbo svela il lato più autentico dello scienziato ai microfoni di Facce da Città

Siamo abituati a vederlo impeccabile e preciso sugli schermi del TG3 Regione, mentre con rigore scientifico mappa i cieli della Calabria. Ma nella LXIV^ puntata di Facce da Città, il format di Cosenza Post, il meteorologo e ingegnere idraulico Fabio Zimbo si è concesso una chiacchierata decisamente più informale, svelando l’uomo, l’appassionato e lo scienziato che si celano dietro l’esperto del tempo.

Una “malattia” nata tra i boschi della Sila

Per Zimbo la meteorologia non è un semplice lavoro, ma una vera e propria vocazione nata nella prima infanzia. “Avevo cinque anni e mia madre, per farmi stare tranquillo, mi metteva davanti alla finestra a guardare la neve”, racconta col sorriso. Un imprinting indelebile, alimentato dalle domeniche d’inverno passate con il padre a bordo di una mitica Fiat Panda bianca, arrampicandosi sulla Sila tra bufere e paesaggi imbiancati. Una passione così viscerale da essere stata trasmessa anche al figlio maggiore di 17 anni, ma che mette a dura prova la pazienza della moglie: “Non è facile vivere con uno che alle tre di notte si alza per vedere se fuori sta nevicando, o che sale in montagna proprio mentre tutti gli altri scappano a causa della tempesta”.

Il “caso” delle app e le fake news del meteo

Nel corso dell’intervista, Zimbo non ha risparmiato critiche alla “meteorologia da smartphone”. Con fermezza ha ribadito i limiti della scienza atmosferica: “Le previsioni hanno una buona attendibilità fino a 3 giorni. Chi fa previsioni a 7, 10 o 15 giorni sulle app prende in giro le persone”.

Il meteorologo ha poi smontato uno dei tormentoni giornalistici più diffusi degli ultimi anni: il termine “bomba d’acqua”. “È una definizione da trattoria inventata da un giornalista nel 2003. Noi preferiamo chiamarli nubifragi”, ha precisato. Pur evidenziando che si tratta di fenomeni sempre esistiti, Zimbo ha confermato il legame con il cambiamento climatico: l’atmosfera più calda carica l’aria di umidità, che funge da vero e proprio “carburante” rendendo questi eventi molto più frequenti e violenti rispetto al passato.

Il valore delle allerte: “La meteorologia non è una certezza”

L’appello più accorato della puntata è stato rivolto al pubblico e alla tendenza social a fare ironia quando i bollettini meteo non si rivelano esatti al millimetro. “La meteorologia è la scienza più complessa al mondo dopo la meccanica quantistica. Come diceva il grande generale Baroni, se fossero sicure le avremmo chiamate certezze, non previsioni”.

Zimbo ha ricordato l’esempio del ciclone Harry: grazie alle allerte tempestive diramate dagli organi competenti e trasmesse in TV, sono stati evitati drammi umani, nonostante i due miliardi di euro di danni strutturali sulle coste ioniche. “Le allerte salvano le vite. Invito tutti a non prenderle mai sotto gamba”.

Tra calcio, quotidianità e una professione da tutelare

Oggi Fabio Zimbo è un volto popolarissimo in Calabria. La gente lo riconosce per strada, spesso partendo dal timbro inconfondibile della voce, fermandolo per chiedere se “il fine settimana sarà salvo per il mare”. Ma oltre al meteo c’è spazio per le passioni umane, come il tifo sofferto per il Cosenza Calcio e i pronostici per i mondiali (che vedono la Francia come sua favorita).

In chiusura, un accenno anche all’impegno istituzionale: data la mancanza di un albo professionale dei meteorologi in Italia, Zimbo ha annunciato di aver fondato, insieme ad altri sette colleghi italiani, un’associazione nazionale volta a tutelare la professione contro il fenomeno dei “tuttologi del web”. Perché il meteo, dopotutto, è una cosa maledettamente seria.

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