Maxi operazione effettuata tra la Polizia Italiana e l’FBI, che ha portato a 17 arresti e ad oltre 30 indagati, smantellando così un’organizzazione internazionale specializzata al narcotraffico
13 arresti eseguiti in Italia – a Crotone, Sinopoli e Vibo Valentia – e quattro quelli effettuati negli Stati Uniti, nel corso della maxi operazione denominata “Columbus”.

L’indagine, che è stata coordinata dalla Procura Antimafia di Reggio Calabria insieme a quella di New York, avrebbe ricostruito vecchie e nuove alleanze criminali e mafiose, confermando un ruolo di comando delle famiglie dell’ndrangheta, nella gestione del traffico internazionali di sostanze stupefacenti.
La maxi operazione è denominata “Columbus”, poiché lo scorso 12 ottobre, giorno del “Columbus Day”, gli investigatori hanno atteso in un porto degli Stati Uniti il primo carico di cocaina, che proveniente dal un porto del centro-America, era destinato proprio alla “piazza” di New York e a quelle europee.
Ad occuparsi del traffico un calabrese, incensurato, titolare di una pizzeria nel quartiere newyorkese del Queens. L’uomo, che è stato arrestato nei giorni scorsi, è accusato di traffico internazionale di droga, ed altri due arresti sono stati eseguiti proprio a New York, sempre nell’ambito dell’operazione “Columbus”.
Nel corso delle varie perquisizioni sono stati sequestrati quantitativi di cocaina e marijuana, oltre 100.000 dollari, 6 pistole, un fucile. Le persone arrestate sono una coppia di calabresi, marito e moglie, e il figlio, proprietari del ristorante “Cucino a modo mio”, nel quartiere del Queens a New York.
Nel corso delle indagini, grazie a intercettazioni audio e video, la Polizia ha scoperto che il ristorante della famiglia era la base di copertura per il traffico di coca diretta a New York e in Calabria. In contatto con i narcos sudamericani, la loro sponda calabrese sarebbe un cartello della famiglia degli Alvaro.
Da mesi gli investigatori della Polizia di Stato in servizio presso il Servizio Centrale Operativo la Squadra Mobile di Reggio Calabria erano a New York insieme agli agenti dell’Fbi. Grazie a pedinamenti e intercettazioni, monitorando persone fisiche e giuridiche sospettate di aver avviato un traffico internazionale di stupefacenti, nell’ottobre e nel dicembre 2014, nei porti statunitensi di Wilmington e Chester – Philadephia, sono stati sequestrati due carichi di cocaina per un totale di 60 chilogrammi. La droga sequestrata, secondo gli inquirenti, dimostra come l’impianto investigativo ha consentito la definizione di ruoli e condotte criminali dei soggetti emersi nell’inchiesta.
Gli inquirenti hanno anche scoperto una serie di omicidi, con esecuzioni cruente e spietate, su cui sono ancora in corso le indagini. Tra le vittime ci sono presunti “traditori” della stessa cosca che si sarebbero appropriati di soldi e di parte della cocaina.
Lo schema operativo-criminale emerso negli Stati Uniti, è quello di una rete commerciale e societaria, utilizzata come copertura per l’importazione della cocaina, attraverso il settore alimentar, nonché l’importazione di frutta tropicale e tuberi.
Al vertice dell’organizzazione, uomini della ‘ndrangheta a New York. Inchieste della Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria, già avevano dimostrato l’esistenza di un collegamento tra New York e l’area ionico-reggina, finalizzato a porre in essere legami criminosi tra Sud America, Stati Uniti e Italia.
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