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“Le cattive strade”, negli “angoli nascosti” di De Andrè

E’ approdato anche a Cosenza, dopo circa 200 repliche in tutta Italia, “Le cattive strade” lo spettacolo teatrale scritto ed interpretato da Andrea Scanzi insieme a Giulio Casale, sulla vita inedita di De Andrè

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Andrea Scanzi – Le cattive strade –

Si è tenuto ieri, 6 luglio presso l’anfiteatro Tieri di Castrolibero, lo spettacolo “Le cattive strade”, durante il quale Andrea Scanzi, ripercorre la carriera di Fabrizio De Andrè, coadiuvato da un bravissimo Giulio Casale, che ieri sera su un palco sobrio, ma trasbordante di emozioni, ha dato mostra della sua bravura tecnica ed interpretativa.

A portare lo spettacolo a Castrolibero, sono stati gli attivisti del Meetup cosentino M5S, che con questa iniziativa, hanno puntato non solo sull’aspetto culturale, ma anche su uno scopo benefico, considerato che con l’incasso verranno istituite delle borse di studio per studenti meritevoli, che versano in difficoltà economiche.

Un palco senza eccessi, un’americana di luci bianche, due sedie, una chitarra e uno schermo dove far scorrere filmati inediti della vita di De Andrè, e poi loro … Andrea Scanzi, che questo spettacolo lo ha ideato, scritto e messo in scena e Giulio Casale, sofisticato musicista che attraverso una sorta di “sacralità”, ha raccontato il cantautore dando “respiro” ad alcune delle sue più famose canzoni.

Un racconto inedito, quello a cui si è assistito. Un racconto che ha percorso la vita del cantautore, attraverso “dettagli” di un percorso artistico, che spesso nel corso della sua carriera, ha trovato “angoli nascosti”, nei quali si è rifugiato, con tutte le sue inquietudini.

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Giulio Casale – Le cattive strade –

Uno spettacolo amabile, comprensibile, snello ma al contempo intenso e molto suggestivo, cadenzato da emozioni. Per raccontare la vita di un personaggio come De Andrè, Scanzi usa un filo narrativo senza troppa enfasi, come se quel personaggio lui l’avesse “compreso” a pieno, proprio mentre viveva attraverso i suoi tormenti, le sue paure, le sue manie, e quelle insicurezze che nel corso di una intera carriera ha provato a tenere a bada, nascondendosi “dentro” una luce soffusa, “dietro” un ciuffo di capelli e “anestetizzando” il suo animo spesso in tumulto, con un bicchiere di troppo.

E’ bravo Andrea Scanzi a “porgere” al pubblico alcune verità sulla vita del cantautore. Lo fa con garbo ma con incisività. Usa la sedia per godere anche lui dei momenti musicali che sono affidati a Giulio Casale – che realizza interpretazioni personali, senza mai snaturalizzare pezzi che hanno fatto la storia della musica cantautorale italiana – e poi per guardare alcuni filmati originali che riprendono Faber e quelle opere, che restano il segno tangibile di un talento che lo ha reso indimenticabile ed inimitabile.

E poi c’è la “passione”, con la quale lo spettacolo viene imbastito e che resta addosso a chi lo ascolta e lo vive. Perché non è facile condurre un amante di De Andrè in quel suo mondo “poco conosciuto”, però Scanzi lo fa, e lo fa in maniera impeccabile.

Passaggi salienti e le insicurezze del cantautore. Quel “vorrei ma non posso”, che porta De Andrè a voler parlare di guerra, di economia, di amore, nel periodo in cui c’era Tenco, che lo faceva meglio di tutti. Tenco, un gigante, un maestro, un amico.

Le ballate con cui De Andrè comincia, per poi incontrare la morte, la morte del pensiero, che si disinnesca dalla pietà, attraverso chi vive di notte, gli emarginati, e coloro che si staccano dal potere, e dal letame.

spettacolo-scanzi-10Il 1968, che “cade” anche nel repertorio di De Andrè, con “La storia di un impiegato” e poi i problemi con la critica che definì quell’album noioso, che non funzionava e che sembrava scritto da un liceale.

Scanzi senza dubbio, racconta nel suo spettacolo un De Andrè che “non sai”.

Racconta le crisi, le crisi sentimentali, le crisi che ispirano tante delle sue canzoni…ogni crisi una canzone. Momento molto toccante quando Giulio Casale regala al pubblico la sua personalissima interpretazione di “Verranno a chiederti del nostro amore”.

E poi Dori Ghezzi, la donna della sua vita, i suoi 34 anni tormentati, la paura dei concerti, tanto che arrivò fino alla metà degli anni 70 senza fare le tournée.

Li racconta bene Andrea Scanzi, quegli anni particolari, affollati, pesanti, nei quali non ci si poteva allontanare dalla sinistra, l’invito a suonare alla Bussola, la cifra alta chiesta come cachet per far desistere Bernardini, e quel concerto che invece avvenne perché lo pagarono profumatamente, mentre lui su quel palco proprio non voleva salire, sul quale lo spinsero i musicisti, e dove provò a proteggersi nel suo talento, ma dove fu comunque criticato.

Una storia, quella di De Andrè, che lo vide aver bisogno di tante collaborazioni, perché lui sapeva scrivere ma non sapeva arrangiare, aveva sempre bisogno di qualcuno che gli desse “una mano”. A farlo ci pensarono la PFM che riarrangiò “il pescatore”, e poi Fabrizio Bentivoglio, I new Trols, Nicola Piovani, De Gregori, Fossati.

Con coraggio Scanzi regala al suo pubblico un interessante dettaglio sulla discografia di Fabrizio De Andrè. 215 pezzi depositati alla SIAE a suo nome, ma solo 20 completamente scritti da lui che diceva di soffrire di “balbuzie musicali” e che se non trovava la “musica giusta” i suoi testi non potevano funzionare anzi, sarebbero “evaporati”.

spettacolo-scanzi-2Tanto c’è “dietro quegli angoli” che Andrea Scanzi racconta molto bene, della vita di De Andrè. I 4 mesi di sequestro, la notizia del “perdono ai suoi rapitori” che fece scalpore, i dettagli dell’album “Fabrizio De Andrè” che tutti ricordano e chiamano “l’indiana” per via della copertina coloratissima, la rivoluzione degli anni 80 quando cambia lingua, cercando un linguaggio universale. Crueza de Mar, scandito dal ritmo dei marinai, l’album “le nuvole”, la “logica” della “domenica delle salme”.

La musica nello spettacolo sa essere protagonista indiscussa, che racconta una carriera e sa lasciare il giusto “accento” sul senso “vivo e vivido”, che Scanzi e Casale tracciano attraverso una emozione che non si contiene e che ti trascina in un limbo fatto di ricordi, di sorpresa, di consapevolezza.

Il suonatore Jones, se ti tagliassero a pezzetti, cattiva strada, fiume Sand Creek, sono solo alcuni dei pezzi che dalla bocca e dalla chitarra di Giulio Casale, hanno sottolineato una carriera intensa e “fragile” del cantautore genovese.

E’ uno spettacolo da vedere, per guardare dietro “quegli angoli”, per scoprire quanto una storia sia dentro quei dettagli che spesso restano impigliati come bottoni che si staccano e vanno smarriti, fin quando qualcuno non li cerca, per rimetterli al proprio posto.

Un lungo, fragoroso ed intenso applauso ha sottolineato il finale di quello spettacolo sotto un cielo di stelle, mentre un vento caldo, ha unito emozioni e verità.

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