Sono conosciuti in tutto il mondo, la loro bravura non ha frontiere e averli avuti a portata di mano, è stato un vero privilegio per il teatro “Il Piccolo” di Castiglione Cosentino, all’interno della rassegna “Jazz da Gustare”
Li divide solo l’età. 13 anni di differenza tra Giuseppe Bassi, contrabbassista barese, classe 1971, e Domenico Sanna, di Gaeta, classe 1984, che presto si trasferirà a New York, perché come dice, “arriva il momento nel quale se suoni il jazz devi andare nella grande mela, e vivere un po’ lì, per vedere cosa accade”.

Esperienze diverse, forse, ma il medesimo amore viscerale per il jazz, quello che Bassi stesso definisce una “religione”, alla quale si resta fedeli per tutta la vita, perché – così come lui stesso racconta chiacchierando con il pubblico – un jazzista vive e ragiona, e ama e si relaziona con il mondo, attraverso la sensibilità del jazz, attraverso l’appeal che appartiene ai jazzisti puri.
Per nulla divi, Bassi e Sanna, hanno raccontato agli appassionati presenti in teatro, il loro progetto “Just you, just me”, un disco realizzato a “4 mani”, con l’affiatamento che nasce tra due fratelli in musica, che mettono alla prova le proprie rispettive capacità di viaggiare sul filo sottile dell’interplay, come se da esso dovesse dipendere l’attimo successivo.
“Mission Formosa”, e “Brooklyn Beat” sono i lavori discografici rispettivamente di Giuseppe Bassi, contrabbassista dal forte impatto emotivo, e di Domenico Sanna, pianista raffinato, che decidono un giorno di “dialogare” in maniera spontanea, dando vita ad un progetto che sa essere tanto “swing” quanto melodico.

Nessuna routine nel concerto di Bassi e Sanna, anzi, un susseguirsi di trasparenti scambi di spazi, nei quali i due jazzisti, costruiscono un concerto intimo ed efficace, attraverso coordinate stilistiche e capacità tecniche degne di nota.
Un concerto che inizia con “When i look in you eyes”, e che poi scivola in maniera impeccabile, tra standard, pezzi inediti e aneddoti, quelli che Bassi racconta simpaticamente al suo pubblico. L’incontro con Esperanza Spaulding, “I know you know”, lo stesso titolo dato ai loro rispettivi pezzi, segno forse di una vera “sinergia emozionale” che si è consumata tra i due contrabbassisti”, e poi ancora sua paura per il diavolo e il pezzo sugli scacciafantasmi, e quello dedicato alla sua gatta “cattiva”.
Un mezzo, il concerto, che concede a Sanna e Bassi di restare nel loro mondo, fatto di musica e poco altro ancora e in quel “poco altro” c’è il loro modo di suonarlo, il jazz, con dinamica sofisticata, con tecnica impeccabile, con “gusto” e la leggiadria con la quale i due musicisti si scambiano i tempi di ingresso nel pezzo.
Just you, just me, come secondo pezzo in scaletta, e poi ancora “voyage” di Kenny Barron, e “sno’ peas” di Bill Evans e Toots Thielemans, rivisitato con un grande pathos.
Applausi, tanti, e la richiesta di bis, per i due fuoriclasse del jazz che non si sono risparmiati, ed hanno concesso quello che meglio sanno fare, ossia mettere in comunicazione i loro strumenti con chi ascolta, attraverso bravura e sensibilità.
Alla fine del concerto, Domenico Sanna e Giuseppe Bassi hanno dialogato con pubblico, durante la cena, punto fermo della rassegna “Jazz da Gustare”.
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