Il titolare Massimo Montalto ci esprime tutta la sua delusione mentre è bufera al Comune di Cosenza dove si registrano le dimissioni del consigliere Avv. Marco Ambrogio da vicepresidente della Commissione Attività produttive
Cosenza (16-07-2014) – L’Avv. Marco Ambrogio, consigliere comunale del Pd, ha reso note le sue dimissioni da vicepresidente della Commissione Attività produttive. La decisione di dimettersi è maturata a seguito dello sgombero del chiosco di Via Rivocati avvenuto nella notte scorsa.

Il consigliere ha voluto sottolineare quanto l’azione e l’atteggiamento dell’amministrazione comunale sia stato nocivo rispetto alla dignità dei singoli consiglieri comunali e dei membri dell’intera commissione. Ci eravamo già occupati della vicenda del chiosco giorni fa e attendevamo motivazioni e notizie da parte del sindaco Mario Occhiuto e degli addetti ai lavori.
Ha avuto luogo oggi nelle sale del Comune di Cosenza una riunione che avrebbe dovuto portare chiarimenti a quanto pare non solo alla famiglia Montalto, proprietaria dell’attività commerciale, ma anche a chi nell’amministrazione comunale aveva cercato di mediare esponendosi personalmente a favore di chi stava subendo.
“Uno sgombero notturno degno di un blitz antimafia”, è così che il consigliere Marco Ambrogio ha definito l’azione della scorsa notte, prendendone le distanze ed esprimendo ai commercianti proprietari un profondo rammarico per quanto accaduto e l’augurio che in tempi brevi possa essergli ridata la possibilità di lavorare.
Ma come spesso accade c’è una storia nella storia e se è giusto rendere note le motivate dimissioni dell’Avv. Marco Ambrogio, è altrettanto doveroso dar voce a chi questa storia la sta provando sulla sua pelle. A parlare è Massimo Montalto, lo abbiamo incontrato oggi alla conclusione della riunione e cogliendone non solo la preoccupazione per il futuro, ma anche il dolore per la perdita di un luogo caro alla sua famiglia da anni.
“I miei genitori -ci ha detto- hanno costruito insieme, con sacrifici quella che era l’attività che ci ha sostenuto e portato avanti per lunghi anni”. Deluso, rammaricato, leggiamo tra le sue parole la sofferenza di un uomo onesto che ha perso anche i ricordi. “Mio padre è mancato nel 2006 -ha continuato Massimo Montalto- e da allora erano mia madre e mio fratello ad occuparsi dell’attività. Era un modo per restare uniti e forti nel ricordo della nostra infanzia”.
Massimo parla a nome della sua famiglia che si sente offesa per le modalità dell’esecuzione e ci pare di capire che abbia perso la fiducia nelle promesse per il futuro.
“Ci hanno proposto un nuovo chiosco in prossimità del Centro Commerciale “I Due Fiumi”, ma i tempi sono lunghi e in questa città si fa presto a demolire e troppo tardi a realizzare. Mi chiedo il perché solo ora questa proposta e non prima dello sgombero, quando c’era ancora tempo per il dialogo e anche per la speranza e la fiducia”.
Quando, poi, gli abbiamo chiesto se avesse intenzione di accettare le proposte offertegli, non ha saputo darci una risposta. Il silenzio dopo la nostra domanda è rotto solo da una provata esternazione: “A tavola non si portano le proposte. Siamo rimasti senza lavoro e non si sa fino a quando”.
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