A Roma la polizia, coadiuvata dalla direzione investigativa antimafia, ha portato a termine un maxi blitz seguendo le tracce della ‘ndrangheta; arresti in Calabria, Lazio, Liguria e Piemonte

Ben quaranta i provvedimenti nei confronti delle persone legate alle cosche reggine Raso-Gullace-Albanese e Parrello-Gagliostro e numerose le perquisizioni e i sequestri. Tra gli arrestati spuntano persone in contatto con politici locali, regionali e nazionali di Reggio Calabria e con funzionari dell’Agenzia delle Entrate e della Comissione Tributaria, sempre della provincia di Reggio.
In possesso delle cosche alcuni sub appalti per la realizzazione delle linee ferroviarie ad alta velocità. Le indagini hanno accertato la presenza di stabili collegamenti con le famiglie ‘ndraghetiste ligure, attive nel campo edile, i cui esponenti avrebbero acquisito sub appalti per la realizzazione del “Terzo valico”.
Sul file rouge dell’inchiesta antimafia, i carabinieri del Ros sono sopraggiunti ad arresti nelle province di Cosenza e Salerno. Ben 58 le persone indagate per associazione di tipo mafioso, traffico di stupefacenti, estorsione e rapina. Durante le indagini si è posto l’accento sulle cosche più pericolo, con a capo Francesco Muto, dello “il Re del pesce”, autore del monopolio economico del territorio per oltre un trentennio, curando la commercializzazione dei prodotti ittici, in un’area a forte impatto turistico, dei servizi di lavanderia delle strutture alberghiere e della vigilanza in favore dei locali d’intrattenimento.
Un terzo filo conduttore ha portato i Carabinieri di Cosenza a documentare un traffico di stupefacenti posto sotto il controllo del clan Muto. Cocaina, hascisc e marijuana venivano smistate sulle principali località balneari della costa tirrenica calabrese, in particolare a Diamante, Scalea e Praia a Mare. Nel corso dell’operazione sono stati posti sotto sequestro beni che ammontano a 7 milioni di euro.
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