Banner Conad

Presunti rifiuti radioattivi in Calabria, “Le iene” riaprono il caso

Il programma “Le iene” riapre il caso sui rifiuti radioattivi in Calabria, dall’affondamento della motonave Rigel per il quale indagava del Capitano De Grazia all’elevata presenza di radiazioni rilevate al livello del mare

Dal recente servizio del programma televisivo “Le iene” si riapre il caso dei presunti rifiuti radioattivi in Calabria, Legambiente aveva già segnalato alla magistratura nel 1994 i casi dell’Aspromonte e a Montauro ricostruendo tutta la vicenda nel dossier “Rifiuti radioattivi: il caso Italia” del 1995.

le-iene
rilevazione del dispositivo utilizzato dall’inviato de “Le iene”

La vicenda ebbe inizio il 21 settembre del 1987 con l’inabissamento della motonave Rigel, la quale dalle ipotesi investigative pare sia stata affondata dolosamente, in direzione di Capo Spartivento a 20 km da Africo. Sulla scomparsa della nave stava indagando il capitano Natale De Grazia che mentre si dirigeva a La Spezia per incontrare una fonte confidenziale che gli avrebbe dato indicazioni su uno scafo russo con un “carico particolare”, quindi vicino al ritrovamento del relitto disperso in  mare, morì improvvisamente all’età di 39 anni. Solo vent’anni dopo, venne accertata la causa della morte come avvelenamento.

Dalle segnalazioni inviate alla redazione de “Le iene” si evidenzia il caso riportato dal giornale “La stampa” nel 2011, nel quale si mette in risalto la dichiarazione rilasciata alla Direzione Nazionale Antimafia di un anziano geometra, il quale racconta che nel momento in cui diventava difficile smaltire i rifiuti tossici in mare, si considerava la possibilità di amalgamare le sostanze radioattive al cemento per la lavorazione di infrastrutture, come per esempio per la costruzione dell’ultimo tratto della galleria Limina tra Rosarno e Gioiosa Ionica.

La iena Giulio Golia è andato sul posto per verificare le reali condizioni della galleria attraverso un dispositivo che intercetta la presenza di radioattività, ed anche se gli ultimi lavori di ristrutturazione hanno aumentato lo spessore delle pareti quindi la presenza di più cemento che attutisce le radiazioni, il dispositivo è riuscito comunque a segnalare l’esistenza di materiale radiogeno sopra ai normali livelli che si trovano in natura.

L’altra segnalazione proviene dal giornale “L’unita” che racconta la storia di due cugini Fausto e Augusto Squillacioti, entrambi di Casalunga in provincia di Catanzaro, i quali durante una battuta di pesca hanno estratto dal mare una grossa palla di fango che nel momento del contatto avrebbe provocato un forte bruciore e prurito alle mani. A distanza di qualche anno entrambi i cugini si sono ammalati di Leucemia Mieloide, una forma rara che può essere provocata solo da un’eccessiva esposizione alle radiazioni.

Anche in questa zona, l’intervento dell’inviato televisivo, ha confermato un’elevata presenza di radioattività che aumentava in maniera sproporzionata se ci si avvicinava al livello del mare.

Come hanno voluto ben specificare gli autori de “Le iene” il dispositivo utilizzato dal loro inviato per accertare il livello di radiazioni non è quello adoperato a livello scientifico ma un comune apparecchio acquistato su internet, ecco perché attraverso il programma si è richiesto l’intervento delle autorità per accertare il reale stato delle zone in questione e poter dare delle risposte alla popolazione. L’argomento resta un tabù troppa carne al fuoco, come lascia intendere dalle poche dichiarazioni il Procuratore Neri, il quale indagava sul caso ma che con la morte del Capitano De Grazia non ha più avuto abbastanza elementi per poter continuare le indagini che senza “cadavere” sono state conseguentemente chiuse.

Condividi questo contenuto