Il patron Guarascio decide di concedere un’altra chance a mister Roselli. Agrigento sarà l’ultimissima spiaggia per il tecnico.

CRISI D’IDENTITA’ Come un moribondo a cui non si ha il coraggio di staccare la spina. Si può definire così il non esonero di Roselli. Dopo l’ultima indegna prestazione fornita dal Cosenza le alte sfere della dirigenza silana hanno deciso di proseguire su una strada che è diventata ormai un tunnel senza uscita. Si dice che non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire, in questo caso si potrebbe dire che non c’è peggior cieco di chi non vuol vedere. Sarebbe lecito chiedere al presidente Guarascio cosa si aspetta dalla prossima partita in casa dell’Akragas.
Cosa può cambiare nel giro di pochissimi giorni, quale reazione d’orgoglio si aspetta da un collettivo che ha il morale sotto i tacchi e le batterie totalmente scariche. Difficile commentare le ultime debacle della squadra rossoblu, impossibile trovare qualcosa da salvare negli ultimi 180 minuti, e non solo, del Cosenza. A voler essere buoni ha fatto ben sperare il piglio con cui la squadra ha affrontato la prima mezz’ora del match di ieri contro il Catania, in mezzo l’azione di calcio d’angolo da cui è scaturita la rete del vantaggio di Baclet. Dopodichè l’eclissi, la solita disattenzione difensiva, e così la squadra rossoblu è arrivata a subire gol per la nona gara consecutiva.
NUMERI NEGATIVI Basta questo dato, insieme a quello implacabile che parla di una compagine, inizialmente partita per migliorare i risultati della precedente stagione, che invece ha già inanellato più sconfitte di tutto il passato campionato (7 ad oggi, 6 nel 2015/2016), per evidenziare che non c’è da stare sereni nè da essere ottimisti. Di queste 7 quella con gli etnei è la terza sconfitta interna, mentre nella scorsa stagione solo una squadra riuscì nell’impresa di sbancare il “S.Vito Marulla“, e fu il Lecce di un super Moscardelli. Si è sgretolata la solidità difensiva di un Cosenza che sulla difesa aveva costruito le sue fondamenta. E ancora, questo stadio non è più un fortino inespugnabile.

L’IMMOBILISMO DELLA SOCIETA’ Poco e niente potrà cambiare se non si deciderà di intervenire pesantemente per continuare a dare un senso all’annata dei lupi. Lo scossone da dare all’ambiente, ma soprattutto a calciatori e allenatore è d’obbligo. La pazienza della tifoseria si è ampiamente esaurita. Il mantenimento del quinto posto non può essere una scusante per la società, nemmeno l’arrampicarsi sugli specchi delle dichiarazioni post gara di mister Roselli. “Non ho mai detto che avremmo lottato per i primi posti“, queste le sue parole. Noi tifosi e addetti ai lavori per tutta risposta diremmo che sarebbe il caso di lottare innanzitutto, poco importa se per la prima o l’ultima posizione, ma di farlo fino all’ultima goccia di sudore, tentando di giocarsi il tutto per tutto anche senza averne le possibilità. Della voglia di lottare della squadra si sono perse le tracce.
E allora, prima che sia troppo tardi, sarebbe il caso di prendere una decisione, invece di prolungare i tempi di questa lunga agonia che non fa altro che sgretolare l’ambiente. L’avevamo detto nella scorsa settimana, Roselli aveva il dovere di inventarsi qualcosa di nuovo per ottenere dei risultati positivi. Non c’era altra via da percorrere per cambiare le carte in tavola. Così non è andata, e mai sapremo se la colpa è da addebitare alla scarsa capacità del mister di infondere nuove speranze nel gruppo, all’eventuale volontà dei calciatori di remare contro il loro condottiero o chissà cos’altro ancora. Si sono visti cenni di scusa a fine partita da parte dei giocatori silani ai tifosi, ma non c’è niente di cui scusarsi per una sconfitta. Perchè in tante altre occasioni la tifoseria ha accolto i propri beniamini con gli applausi dopo un risultato negativo. I fischi e la disapprovazione arrivano di fronte a dimostrazioni di scarso attaccamento alla maglia. E quando si pecca di cotanta indigenza non ci sono scuse che tengano. Come si suol dire, c’è solo da fare un mea culpa, rimboccarsi le maniche e lavorare, lavorare, lavorare.
Per approfondimenti consulta la pagina Facebook Lupi si nasce e Lega Pro vista dal Sud-Girone C.
Le foto dell’articolo sono prese dalla pagina Facebook ufficiale del Cosenza Calcio.
Vai al contenuto




