“Questo Cosenza manca di coesione e ambizione. Vorrei un allenatore del calibro di Auteri, un’autentica garanzia.”

Se il Cosenza Calcio oggi fosse un oggetto sarebbe uno di quelli da trasportare in una scatola con tanto di scritta: fragile, maneggiare con cura. Non tanto perché il contenuto sia prezioso, quanto perché rischia di spezzarsi al primo colpo subito. Paolo Carravetta ha si braccia forti ma anche la delicatezza giusta per trattare lo spinoso argomento Cosenza, lui che da personal trainer di rinomata esperienza è bravo a curare mente e corpo al tempo stesso. Ci aiuterà a capire se le pecche della compagine rossoblu sono di natura fisica o psicologica, o se incidono anche altri fattori. Non ci deluderà, Paolo vive di calcio, ha grande competenza in materia, ma soprattutto è un tifoso fedele che non ha mai abbandonato la squadra. È abituato a non perdersi un minuto di partita, a rimanere concentrato per tutta la durata dell’incontro, e a bocce ferme la sua disamina tecnica abbindola gli ascoltatori e colpisce per la saggezza con cui viene motivata la critica.
– Come giudichi la squadra di De Angelis dal punto di vista della tenuta fisica e mentale?
“Manca coesione e ambizione in questo gruppo. L’uomo vive di ambizioni, se queste latitano c’è bisogno di qualcuno o qualcosa che innesti nella testa dei calciatori questi principi e che fissi delle mete da raggiungere. La società in primis deve stabilire degli obiettivi altrimenti è inutile continuare a parlare di miglioramenti, nella giusta misura ha anche l’obbligo di mettere pressione ai singoli tesserati per evitare che si spengano gli stimoli. Un calciatore che gioca a Cosenza sa che ha a che fare con una piazza ambiziosa, purtroppo diversa da 20 anni fa, quando il calcio era tutto, mentre ora non riveste l’importanza di un tempo.“
– Ci affidiamo ora alla tua memoria storica, c’è un gruppo che eccelleva in queste doti nel passato rossoblu e dal quale bisognerebbe prendere spunto?
“Sono cambiati i tempi e di conseguenza anche i calciatori, che una volta non apparivano come oggi e pensavano solo a giocare. Alla tua domanda devo rispondere citandoti sicuramente il Cosenza 1987/88 di Gianni Di Marzio. Elementi come Schio, Giovannelli, Castagnini, Marino e Giansanti eccellevano per qualità tecniche e umane. Quell’annata iniziò con un obiettivo ben preciso, la promozione in serie B. Stesso discorso vale per la squadra del 1997/1998 allenata da Giuliano Sonzogni, anche in quell’occasione si lottò fino al termine per il salto di categoria e alla fine si vinse prevalendo su una Ternana super guidata da mister Del Neri. Ci si chiede perché la gente non vada più allo stadio, succede per la totale assenza di traguardi all’orizzonte. Troppe persone si sono allontanate dalla realtà rossoblu, in termini numerici almeno 5-6 mila, qualcuno dovrebbe porsi delle domande. Il Cosenza non può più continuare a vivacchiare in questo campionato.“

– I numeri dicono che il rendimento dei lupi non è migliorato con il cambio di panchina. Tu che non sei mai stato un estimatore di mister Roselli ritieni che non ci si debba fermare a questa analisi nuda e cruda dei risultati?
“Nel calcio i risultati sono quelli che contano. Ho sempre nutrito rispetto per la persona Giorgio Roselli ma non ho mai nascosto la mia disapprovazione sul suo credo calcistico. L’anno scorso fallì l’aggancio ai playoff pur avendo a disposizione una rosa composta da ottimi giocatori. De Angelis ha una mentalità diversa rispetto all’ex tecnico che usava speculare sulla partita, è giovane ed è alla sua prima esperienza, ci sono delle deficienze ma partita dopo partita ho visto dei miglioramenti. È partito fin troppo spavaldo ma poi è riuscito a dare più accortezza a questa squadra, lo ha fatto imparando dai suoi stessi errori, e bisogna ricordare che fruisce di un organico depotenziato rispetto a quello della scorsa stagione.“
– Sarebbe quindi inutile un nuovo ribaltone della guida tecnica?
“Nella vita in generale non amo guardare indietro, non mi sono mai piaciute le minestre riscaldate. Il calcio è uno sport in cui non si può pensare di avere un allenatore mediocre e giocatori buoni, o viceversa; bisogna che tutto sia equilibrato, a partire dalla società. Ora il Cosenza non ha quella compattezza e quella visione di insieme che si richiede ad un team vincente, ragion per cui qualsiasi cambio di allenatore sarebbe inutile. Dobbiamo pensare a giocare i playoff al meglio delle nostre capacità, considerando che sarà quasi un altro campionato con scontri secchi che spesso possono essere decisi da singoli episodi.“
– Nella recente sconfitta interna con il Siracusa il tecnico De Angelis ha cambiato modulo almeno 3 volte a gara in corso. Così facendo non si rischia di generare confusione?
“Ogni squadra deve avere la capacità di adattarsi all’avversario che affronta. La Juventus che ha sconfitto il Barça per 3-0 ha cambiato volto nell’arco della partita. Certo, non si può prescindere da una base di partenza ma essere camaleontici a mio avviso porta solo dei benefici.“
– Ti conosco come opinionista estremamente critico sull’operato degli allenatori, se la scelta spettasse a te chi ti piacerebbe vedere sulla panchina del Cosenza?
“Ti faccio il nome di un tecnico vincente, sul quale circola un pò di chiacchiericcio, è Gaetano Auteri. Portare a Cosenza un personaggio di tale caratura costringerebbe la società a dover spendere per assecondare tutte le sue richieste, e per questo motivo io nutro forti dubbi che possa realizzarsi questa ipotesi. Se poi verrò smentito tirerò giù il cappello di fronte ad una scelta del genere e sarò ben contento perché vorrebbe dire avere una proiezione futura e un forte desiderio di vincere. Nomi come il suo, o altri come Stroppa, Padalino, Braglia o Tesser sono delle garanzie e possono entusiasmare il pubblico.“

– Considerate le potenzialità tecniche presenti in organico si poteva fare meglio in questo campionato?
“Siamo nella posizione che ci meritiamo. Se parliamo di valori assoluti non siamo inferiori al Siracusa ma domenica ha fatto la differenza l’organizzazione in campo, gli aretusei hanno prevalso grazie alla loro maggiore sagacia tattica.“
– Con quali prospettive si affronta il finale di stagione?
“Con la voglia di giocarsi le partite senza andare all’arrembaggio ma semplicemente seguendo la mentalità vincente di un allenatore come De Angelis che io mi sento di sostenere.“
– Circolano voci di un repulisti generale in vista del prossimo torneo, come la pensi a riguardo?
“Nel calcio giocano un ruolo fondamentale le motivazioni, vedi cosa sta succedendo al Barcellona, vincono tutto da 10 anni ma stare fermi nella stessa città per più tempo porta ad un calo inevitabile degli stimoli. Un pò quello che si sta verificando a Cosenza, facendo le dovute proporzioni. Molti giocatori sono alla fine di un ciclo con la maglia rossoblu, hanno dato tanto e gliene siamo grati ma ora c’è bisogno di un gruppo nuovo. Con questo non voglio dire che si debba stravolgere tutto ma il nucleo storico va rigenerato.“
– Cosa ti aspetti dal match di sabato al “Massimino” di Catania?
“Non sarà una gara semplice perché il Cosenza vive un momento di profonda fragilità emotiva. Anche a Catania non tira una bella aria nell’ambiente della tifoseria ma io penso che non si debba contare sulle disgrazie altrui, bisogna puntare tutto sulle proprie capacità tecniche e farlo con qualità e carattere. Questa è la partita in cui i calciatori devono correre, lottare e sudare la maglia.“
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