Domato il forte Matera grazie ad una solida prestazione della difesa rossoblu. Il tecnico dei lucani Auteri non ci sta e recrimina

Il riassunto della serata parte proprio dagli ultimi minuti di una partita che è un vero e proprio attentato alle coronarie dei tifosi rossoblu. Il Matera realizza il gol del pareggio al minuto 90 nel suo momento di stanca, quando sembrava non averne davvero più. La squadra di Auteri ha praticato un assedio tambureggiante per 3/4 di partita, sorretta da un tiki taka bello da vedere e poco altro, perché a respingere tutti gli assalti c’era un muro, eretto dal ritrovato padrone della difesa Luca Tedeschi e da lui, il protagonista indiscusso del passaggio del turno del Cosenza, Pietro Perina. È tutta sua la vetrina: ogni parola, ogni complimento, ogni appellativo non renderebbe merito alla prestazione del portierone rossoblu.
Gli avanti materani hanno provato in tutti i modi a batterlo, e non possono nemmeno prendersela con la dea bendata. Non è il caso di definire stregata la porta dei lupi visto che a difesa dei pali i 400 e passa sostenitori festanti giunti dalla città dei bruzi hanno potuto ammirare le gesta di uno dei migliori pipelet di sempre della ultra centenaria storia dei lupi. Tre parate mostruose su Negro, De Rose e Strambelli, quando gli avversari erano già pronti ad esultare; quattro altrettanto decisive ma di normale amministrazione rispetto a quelle miracolose appena citate. Ciò che sorprende di più di Perina è la continuità di rendimento, mai un attimo di sbandamento, la concentrazione sempre al massimo e una padronanza del ruolo che gli consente di essere senza dubbio il miglior portiere della categoria. Cosenza ha il suo top player e può gridarlo ai quattro venti.
Il merito di questo risultato alla vigilia insperato però non è tutto nelle parate di Perina, ognuno ha fatto la sua parte contribuendo in maniera determinante. Come non parlare di Emanuele D’Anna: dall’alto dei suoi 36 anni suonati e al termine di una stagione caratterizzata da una miriade di acciacchi che lo hanno condizionato e non poco non era facile farsi trovare pronto all’appuntamento con i playoff e risultare così decisivo. E ancora, la fantasia di Mungo: anche lui tartassato da diversi infortuni, MVP del match contro la Paganese con una doppietta risolutiva e autore del delizioso assist che ha spalancato le porte al gol decisivo di Mendicino. Quindi proprio SuperMendo: attaccante con gli attributi, entrato in condizione al momento giusto, della serie quando il gioco si fa duro i duri iniziano a giocare. Il timoniere è Stefano De Angelis: l’uomo guida a cui va dato merito di aver plasmato una creatura a sua immagine e somiglianza. Non era impresa facile quella di trasformare un gruppo apparso a volte senza arte nè parte in un’allegra combriccola unita e capace di saper soffrire facendo leva su una strenua capacità di resistenza.

Hanno fatto la loro parte, e che parte, anche i supporters silani, ritornati quasi ai fasti dei bei tempi: se una compagine sulla carta inferiore a molte altre è riuscita a raggiungere questo traguardo lo deve al sostegno di una tifoseria appassionata. A tal riguardo fa scalpore la storia di un tifosissimo come Paolo De Marco e dei suoi compagni di viaggio, partiti solo alle 19 per impegni di lavoro improrogabili e consapevoli di poter giungere nella città dei sassi solo a metà partita: mai domi, volevano esserci a tutti i costi e ne avevano ben donde, sono stati ripagati del sacrificio con una serata da brividi. Il tutto con buona pace del tecnico materano Auteri, imbufalito con il mondo intero per l’eliminazione dei suoi e incapace di dare merito a chi sul campo ha prevalso. Il suo broncio è già archiviato perchè ora l’obiettivo è ripetere l’impresa eliminando il Pordenone. I ramarri sono avvisati: in pochi, forse nessuno, lo immaginava, c’è anche il Cosenza nelle otto migliori e bisogna dargli conto.
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