Tanta amarezza in casa Cosenza per l’eliminazione dai playoff, smorzata da una prestazione tutto cuore e dall’ovazione finale di un pubblico da brividi

È finita così, con gli undicimila spettatori del “S.Vito Marulla” a riservare il giusto tributo di applausi alla squadra. Il Cosenza c’ha provato in tutti i modi a scardinare la difesa avversaria, l’ha fatto giocando una delle migliori partite della stagione: difesa accorta, possesso palla, acume tattico e furore agonistico. È bastato il gol di Semenzato al 97′ della gara di andata a permettere al Pordenone di staccare il pass per le final four di Firenze. È pesato come un macigno nel computo totale dei 180 minuti, anche se sono stati due match dal volto profondamente diverso: il primo vinto meritatamente dai ramarri, il secondo a favore dei rossoblu solo per quanto riguarda le occasioni da rete. Ne esce bene la compagine di De Angelis, nonostante l’eliminazione, e lo fa grazie ad una prestazione che non ha lasciato nulla di intentato. Peccato per il leggero timore mostrato nella gara giocata in Friuli che ha lasciato spazio e campo alle folate offensive dei neroverdi, il return match in terra di Calabria ha dimostrato che tra le due formazioni non c’era un divario così ampio.
Tante lacrime a fine partita: quelle di Perina, portiere dalle capacità quasi innaturali; di Mendicino, venuto fuori nella seconda parte di campionato ed emerso come vero e proprio uomo squadra; quelle di capitan Caccetta, giocatore discontinuo in questa stagione ma uomo vero; e poi quelle del timoniere Stefano De Angelis, chiamato sotto la tribuna A a ricevere la giusta ovazione e commosso anche lui: “Credo che il mio legame con Cosenza sia palese a tutti, la gran parte dei tifosi mi ha sempre stimato sia da giocatore che da allenatore, un ringraziamento particolare a coloro che mi hanno voluto sotto la tribuna, è una fortuna che non è da tutti i giorni“. Occhi lucidi anche sugli spalti, serpeggiava delusione per non essere riusciti nell’impresa ma allo stesso tempo mani al cielo col cuore gonfio di orgoglio per un’eliminazione a testa altissima.

Gli ospiti hanno patito il fattore ambientale, la bolgia del “S.Vito Marulla” ha visibilmente intimorito la squadra di Tedino, schiacciata nella propria trequarti come forse mai si era visto. Non ha avuto difficoltà ad ammetterlo lo stesso tecnico dei ramarri, che in un impeto di sincerità e sportività ha anche fatto i complimenti alla tifoseria di casa per lo spettacolo offerto sugli spalti: “Consentitemi di dire che avete un grande pubblico“. Gli ha fatto eco poco dopo in conferenza stampa il presidente del Pordenone Lovisa: “Chi mi conosce sa che non sono tipo da sviolinate ma devo ammettere che non ho mai visto un pubblico così, neanche in serie A. Io ovviamente tenevo per l’altra squadra ma avevo ugualmente i brividi. Questa città merita una categoria importante“.
Può giustamente gongolare il patron rossoblu Guarascio, ha potuto vedere con i propri occhi di cosa è capace la gente bruzia se invogliata nel modo giusto: quando i risultati arrivano, quando staff tecnico e giocatori dimostrano impegno e attaccamento alla causa il pubblico di fede rossoblu risponde. La parola d’ordine ora è non disperdere l’entusiasmo ritrovato, partire da subito con la programmazione di un campionato, il prossimo, che non può più essere improvvisato ma deve essere condotto al vertice per riportare Cosenza e il Cosenza in palcoscenici più consoni, quelli che una piazza del genere ha dimostrato di meritare.

Davvero strano il calcio, basta un nonnulla per cambiare le carte in tavola: non più tardi di qualche mese fa si dibatteva sulla necessità di chiudere un ciclo stravolgendo in toto calciatori e staff tecnico, ora l’impressione è quella opposta. Il Cosenza ammirato negli ultimi 2 mesi ha conquistato tutti, per intelligenza tattica e intensità di gioco: da qui si palesa l’obbligo di mantenere intatta l’intelaiatura attuale, con tanto di conferma di un allenatore come Stefano De Angelis che ha dato un’identità ben precisa all’undici silano. Qualche ritocco nei punti giusti, che vada a compensare le carenze evidenziate in diversi frangenti, e che dia l’input giusto a fare il tanto atteso salto di qualità. Succede spesso che la fine di un qualcosa sia un nuovo inizio: l’addio ai sogni di gloria di ieri sera di fronte ad uno stadio ridondante di passione può e deve essere anche il principio di una nuova storia a tinte rossoblu. Non ci si può più nascondere dietro ad un dito, nella stagione 2017/2018 il Cosenza deve partire nella griglia delle pretendenti alla promozione diretta. L’imperativo ora è vincere.
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Immagine di copertina dell’articolo di Andrea Rosito.
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