I lupi abbandonano l’ultimo posto in classifica grazie al gol del pareggio in extremis di Pascali ma è una magra consolazione
Ma questo Cosenza è messo davvero così male? A guardare la classifica, che relega la squadra rossoblu al penultimo posto, la domanda presupporrebbe una risposta scontata. La realtà, soggettiva e a discrezione dell’osservatore, è che la compagine guidata da mister Fontana, sul quale iniziano ad addensarsi parecchie nubi, ha raccolto molto meno di quanto ha mostrato sul campo.

In fondo questo team ha un’anima, e lo ha dimostrato sabato per l’ennesima volta gettando il cuore oltre l’ostacolo, e qualche idea di gioco positiva ma non ancora bastevole per portare a casa punti pesanti. Il prato del “S.Vito Marulla” è stato calcato, anche recentemente, da calciatori meno volenterosi e tecnicamente validi degli attuali. Certo, i risultati, almeno finora, erano più soddisfacenti, ma, per un inguaribile ottimista che ha scorto qualcosa di buono in questo inizio di campionato complicato, c’è la speme concreta di vedere da qui a breve (ce lo auguriamo) i frutti di un lavoro quotidiano che tarda a maturare. L’attesa della prima vittoria stagionale inizia a diventare spasmodica e snervante, i pochi spettatori presenti per il match contro la Fidelis Andria pensavano che fosse realmente arrivato il momento di esultare, raccogliere i 3 punti e trascorrere un sabato sera all’insegna dell’allegria e di una ritrovata serenità. Così non è stato, e sarebbe ingiusto gettare la croce addosso al giovane Palmiero, autore di una prestazione maiuscola, rovinata dall’ingenuità che ha generato la punizione vincente di Curcio.
Il Cosenza ha concesso qualcosa all’avversario e in alcuni frangenti è stato salvato da un Perina tornato finalmente super. È innegabile però che la fortuna negli ultimi tempi non giri dalla parte dei rossoblu, come è successo nel caso della conclusione di Caccavallo che ha sfiorato il sette e della sforbiciata spettacolare di Mendicino neutralizzata da Maurantonio. Non è bastato e probabilmente è giusto così, perché i problemi ci sono e non devono essere taciuti; forse il presidente Guarascio, unitamente al direttore sportivo Trinchera, avrebbero fatto bene a dare retta alla spinta popolare che invocava a gran voce l’acquisto di un attaccante con la A maiuscola. Nulla contro il buon Allan Pierre Baclet, ma se ieri il colored francese avesse fatto i movimenti giusti e si fosse dimostrato più pimpante e reattivo si sarebbe messo nelle condizioni di scartare e gustare i cioccolatini confezionati dall’ispirato Palmiero.

Purtroppo è rimasto a bocca asciutta, lui come tutto l’attacco rossoblu: in 4 partite si contano la miseria di 2 gol, realizzati peraltro da un centrocampista e un difensore. Un dato che la dice tutta sulla scarsa incisività del reparto avanzato dei silani. L’impressione generale, anche questa dettata da un ottimismo di sorta, è che il team bruzio aneli ad un episodio favorevole, ad un pizzico di fortuna che giri dalla sua parte, allo scoccare di una scintilla che metta in discesa le cose e che permetta di sbloccarsi e di guardare all’immediato futuro con maggiore tranquillità. In parole povere, passare finalmente in vantaggio (mai accaduto finora) per sciogliersi ed essere più fluidi.
L’appuntamento per cogliere questa occasione è fissato per sabato prossimo a Siracusa: è l’ultimo treno su cui poter salire, e anche se nel calcio non esistono leggi scritte quella che si giocherà in terra aretusea sarà la quinta giornata di campionato e fallire ancora potrebbe complicare maledettamente le cose. L’impresa diventerebbe titanica perché si tratterebbe di lottare contro tutto e tutti, anche contro un ambiente che inizia a mostrare pesanti segni di insofferenza e si sa che per un giusto conseguimento dei risultati c’è bisogno di coesione e di unità di intenti.
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