Inconcepibile la decisione del sindaco Mario Occhiuto di intitolare una via della città a Giorgio Almirante. Noi del Partito Comunista Italiano riteniamo che sia oltremodo imprudente in questo momento, che vede la rinascita di formazioni fasciste e neo naziste, alimentare e promuovere queste tendenze, solo al probabile scopo di ottenere qualche consenso in più da parte di qualche nostalgico con un’interpretazione molto personale della storia del nostro paese.

Per lo stesso motivo troviamo abbastanza azzardata la condotta di chi preferisce minimizzare la questione, denigrando addirittura chi vuole opporsi a questa intenzione.
La toponomastica deve scaturire da uno studio approfondito del territorio, in riferimento a personaggi che vi hanno soggiornato o che hanno contribuito culturalmente o materialmente alla città.
In questo senso la toponomastica ha una rilevanza storica specifica, poiché è capace di dare indicazioni preziose e immediate sul luogo, quasi come se fosse l’indice di una enorme biblioteca. Attraverso i toponimi, è possibile infatti individuare ad esempio la derivazione linguistica del luogo, la sua storia, e ogni aspetto e/o personaggio di rilevanza storica, culturale e artistica.
È come conservare con cura, nelle denominazioni date alle strade e alle piazze note della città, la sua memoria. Del resto, la menzione di un personaggio storico esprime non solo lustro per il personaggio stesso ma anche per la città che l’ha creato, formato o accolto. Si tratta quindi nella pratica di una testimonianza della propria cultura e identità, la stessa che poi traccia la guida per i giovani, affinché possano muoversi costruttivamente verso il futuro non dimenticando le orme di chi li ha preceduti.
È straordinario pertanto come al contrario a Cosenza si selezionino personalità che non hanno nulla a che vedere con la città, altrettanto straordinaria è l’eterogeneità della mescola che si propone, nella quale si riescono, in modo alquanto fantasioso, ad accostare personalità come Gustav Brenner, il libraio appartenente ad una famiglia di ebrei sterminata dai nazisti e stabilitosi dopo la liberazione a Cosenza, con quella di Giorgio Almirante, politico italiano che firmò addirittura il “Manifesto della razza” senza mai rinnegare il suo percorso politico.
Eppure, come è noto a tutti, il carnet dei personaggi che hanno dato tanto a questa terra è abbastanza ricco. Perché non ricordare ad esempio Giulio Augello, nato a Cosenza e partigiano, morto ad appena 23 anni durante una battaglia corpo a corpo per difendere la patria dal nemico nazista?
O ancora, perché non è stato proposto di ricordare in modo adeguato il generale dei carabinieri Filippo Caruso, al quale invece ad oggi è stata riservata una piccolissima traversa? Il generale Caruso nato a Casole Bruzio, sebbene non più in servizio, guidò oltre 6 mila uomini, forze dell’ordine ribellatesi all’occupazione nazista.
Nel maggio del 1944 fu arrestato e torturato dalle SS, senza mai tradire le forze partigiane riuscì miracolosamente a fuggire e a riprendere il comando dell’organizzazione fino alla Liberazione. È stato insignito di medaglia d’oro al valore militare per l’opera svolta al comando delle formazioni partigiane Carabinieri e per il comportamento eroico tenuto di fronte all’invasore.
Una personalità nata nella nostra provincia e fondamentale nel processo di liberazione dell’Italia, processo portato avanti dalle lotte partigiane, che hanno reso possibile la nascita della nostra Repubblica antifascista.
Non sarebbe dunque il caso di intitolare a lui una strada principale o una piazza, selezionando magari un luogo adiacente al Comando Provinciale dei Carabinieri? Quello sarebbe il suo posto, sarebbe un’azione indubbiamente colma di significato e valore.
Segreteria PCI Cosenza
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