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Due sportivi, due vite stroncate: i casi di Denis Bergamini e Marco Pantani

Denis Bergamini, di professione calciatore, una carriera in rapida ascesa: la maglia numero 8 del Cosenza – temporaneamente ritirata fin quando non sarà fatta piena luce sul caso – come una seconda pelle, la promozione in serie B e le attenzioni di squadre prestigiose come la Fiorentina. Una passione quella del pallone tramutata in un lavoro, i sacrifici di una vita ripagati dalle soddisfazioni e dall’affetto dei tifosi, che a Cosenza lo fanno sentire come un idolo.

Tutto vano, perché il biondo centrocampista dei lupi muore tragicamente il 18 novembre 1989, nel pieno della sua giovinezza e ad un passo dalla sua consacrazione definitiva nel mondo del calcio. Suicidio dicono, Denis si è lanciato sotto un camion in corsa al km 401 della SS 106 Ionica, a 4 km da Roseto Capo Spulico.

Una versione che non convince nessuno, perché di stranezze e incongruenze nella ricostruzione dei fatti ce ne sono a bizzeffe. Ma la procura dubbi non ne ha e archivia il caso con velocità sorprendente: Denis Bergamini si è ucciso. Da allora sono passati 28 anni, oggi le carte in tavola sono cambiate, i risultati della super perizia a cui è stato sottoposto il corpo dell’ex calciatore avrebbero evidenziato la morte avvenuta per soffocamento, in altre parole si tratta di omicidio. Donata Bergamini, sorella di Denis, potrebbe finalmente ottenere giustizia, è a un passo da quella verità che ha rincorso con tenacia per tutto questo tempo, senza mai darsi per vinta.

Donata Bergamini (photo Pescatore-Tucci)
Donata Bergamini (photo Pescatore-Tucci)

Trema chi ha lavorato al caso e ha insabbiato tutto, chi sa e ha sempre indossato la squallida maschera dell’omertà, chi è rimasto nell’ombra sperando di farla franca ma ora potrebbe godere di un’improvvisa popolarità poco edificante, chi ha assistito all’accaduto e ha taciuto, chi è complice e ha mentito.

Marco Pantani è un marchio indelebile nel ciclismo italiano e mondiale: nel suo palmares un Giro d’Italia, un Tour de France e tante vittorie di tappa entrate nel mito. Quando iniziava la salita e il Pirata saliva sui pedali non ce n’era più per nessuno, gli avversari faticavano a tenere il passo e gli spettatori sobbalzavano sul divano. Lo descrive perfettamente Alberto Contador, altro campionissimo ritiratosi da poco: “Mi mettevo a casa a guardare le sue corse, e da Marco mi aspettavo di tutto, da un momento all’altro. Con lui poteva succedere sempre qualcosa, anche un attacco kamikaze da lontano. Dava emozione, sempre. Un giorno prendeva 3-4 minuti e il giorno dopo li recuperava. Ha vinto un Giro e un Tour ma per la gente è come se avesse vinto 5 Giri e 5 Tour. Non c’è mai più stato un corridore così emozionante”.

L’ombra del doping, la malasorte e i tanti infortuni, i presunti complotti alle sue spalle e le critiche talvolta feroci dell’ambiente hanno segnato il suo lento declino, fino alla depressione e alla morte, arrivata nel giorno di S.Valentino, il 14 febbraio 2004. C’è un alone di mistero anche su ciò che accadde quella notte, nella stanza D5 del residence “Le Rose” di Rimini, dove Marco fu trovato privo di vita. Si vocifera di un piano ben preciso architettato da chissà chi per metterlo a tacere definitivamente, per evitare che denunciasse la trama ordita per impedirgli di vincere l’edizione numero 82 del Giro d’Italia in cui stava trionfando ad una sola tappa dal termine, prima che venisse inopinatamente squalificato. Un giro di scommesse sulla sua esclusione dalla manifestazione: questo è lo scenario venuto fuori dalle intercettazioni di un detenuto legato agli ambienti delle scommesse clandestine e mai accertato dalle indagini, che sono sempre state archiviate con un nulla di fatto nonostante alcune prove a carico richiedessero il contrario.

Tonina, mamma di Marco Pantani
Tonina, mamma di Marco Pantani

Il parallelismo fra le due storie è presto spiegato: Bergamini e Pantani non sono accomunati solo dal fatto di essere stati due grandi uomini di sport e di aver trovato la morte in circostanze misteriose. La memoria di Bergamini e di Pantani è onorata da due donne, rispettivamente la sorella Donata e la mamma Tonina, che non hanno mai gettato la spugna e combattono indomite per arrivare alla tanto agognata verità. Non si conoscono di persona ma si sentono vicine, geograficamente e non (da Argenta a Cesenatico sono solo 60 km), si sostengono e si fanno forza a vicenda, si scambiano messaggi di incoraggiamento e sperano, sperano di poter restituire un giorno quella dignità che qualcuno ha cercato di negare a Denis e Marco, prima e dopo la loro scomparsa.

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