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Anno nuovo, Cosenza nuovo? No grazie, va più che bene così!

Piena estate: il solleone imperversa, tra una birra ghiacciata e l’altra lo pseudo competente di turno si fa prendere la mano, esagera con l’alcool e sforna le griglie di partenza delle scuderie che aspirano al primato. Verrà puntualmente smentito dai risultati, perché per fortuna il calcio non è la formula uno e avere il motore più potente non significa sempre riuscire a vincere.

Il Cosenza ha una macchina tutta nuova, il suo finanziatore ha deciso di fare l’ennesima rivoluzione, necessaria per alcuni pezzi dell’ingranaggio alla fine di un ciclo (Caccetta, Blondett, Tedeschi, Criaco), affrettata per altri che la chance se l’erano giocata bene e meritavano fiducia (De Angelis). Salgono in sella un altro direttore generale, un team manager che rappresenta una vera scommessa, per la poca esperienza e l’utopistica idea di gioco, e uno staff composto da nomi che fanno sorridere (ma l’abito non fa il monaco, a volte no e a volte purtroppo si).

Esultanza rossoblu (photo Sorrentino)

Il rinnovamento prevede il cambiamento di diversi cavalli del motore, tra questi alcuni di razza, altri che sono solo dei puledri dal punto vista anagrafico ma maturi al punto giusto, altri ancora, quelli di ritorno, tronfi e pieni di sé, tutto fumo (di sigarette) e poca (quasi zero come il numero dei gol) sostanza.

Un fallimento su tutta la linea, urge un cambio di rotta. Va individuato un abile stratega, il cosiddetto normalizzatore che sappia dove intervenire, che abbia passato una vita a revisionare vetture con difetti di fabbrica. È il momento di Piero Braglia: ha bisogno di tempo per analizzare gli strumenti a disposizione e capire dove mettere la sua sapiente ed esperta mano. Le prime soste ai box sono lunghe, i miglioramenti sono leggeri e impercettibili, i criticoni insaziabili stanno già sul chi va là e invocano a gran voce il ritorno del boia: “Un’altra testa deve saltare!”

Fortuna che Guarascio non sia Zamparini, altrimenti chi lo sa cosa sarebbe successo ora, quale altra sventura si sarebbe abbattuta su di noi tra capo e collo. Dopo aver preso possesso dell’officina il buon Braglia lavora notte e giorno assieme ai suoi validi meccanici per ricostruire tutto dal principio e per riconsegnare un’anima alla monoposto rossoblu, e risparmiatevi le precisazioni perché chi è nato con la passione per i motori è profondamente convinto che anche le macchine abbiano un’anima.

Piero Braglia (photo Sorrentino)
Piero Braglia (photo Sorrentino)

Missione compiuta: dopo lo stop dell’autodromo “Nicola Ceravolo” la wolf machine si rimette in moto con uno sprint e una velocità che nessuno avrebbe immaginato prima. Un pareggio che poteva essere vittoria in quel di Rende se all’ultima curva Mendicino non avesse aperto troppo la sterzata e quattro vittorie al di fuori di ogni sospetto. Bene le qualifiche, ancora meglio la gara con il Cosenza sempre in testa dal primo al novantesimo giro.

Braglia ha messo benzina nel serbatoio, Corsi & co. viaggiano che è una bellezza, se durante la sosta Trinchera e Guarascio spingeranno sull’acceleratore con oculatezza e senza fondere il motore allora il 2018 sarà un concentrato di adrenalina, da vivere a 300 km all’ora, da far mangiare la polvere a chi ci ha riso alle spalle. Buon anno Cosenza!

Per approfondimenti consulta la pagina Facebook Lupi si nasce e Lega Pro vista dal Sud-Girone C.

Immagine di copertina dell’articolo Sorrentino.

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