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Lamezia Terme, le sei priorità del Sindaco di Cosenza sulla sanità calabrese

ARRIVIAMO ALLA SANITA’

Abbiamo l’obbligo di lanciare a noi stessi la  sfida per recuperare il troppo tempo perduto.

Occhiuto

Il Commissariamento non può né deve essere eterno, per questo  abbiamo l’obbligo di collaborare senza riserve  con il  Commissario per il piano di rientro, nel rispetto dei ruoli,  e indicando priorità tempi e modalità. Nessun atteggiamento di risentimento o di ribellismo infantile, privo di senso a fronte della  situazione disastrosa riconoscibile da tutti i calabresi, malgrado la buona volontà e la dedizione di alcuni degli operatori costretti ad operare in condizioni proibitive.

Prima priorità

Rendere effettiva la erogazione dei LEA, per ottenere un sistema sanitario “normale”.

Molta parte della popolazione viene oggi curata male, in ritardo o fuori dalla Calabria; una notevole percentuale non viene curata affatto e lasciata al proprio destino, specialmente nei casi in cui l’intervento sanitario deve essere tempestivo e senza ritardi e integrato da interventi sociali.

Seconda Priorità

Privilegiare le politiche sanitarie della Prevenzione. Finora gli interventi sono stati molto “distratti” e superficiali per inadeguate scelte gestionali.

In assenza di politiche per la Prevenzione, la ospedalizzazione rimarrebbe in generale l’unica risposta alla domanda di sanità.

Massima attenzione quindi, in via esemplificativa, alla prevenzione oncologica e alla diagnosi precoce delle malformazioni in età infantile, l’ampio spettro delle vaccinazioni, le tossicodipendenze, disturbi della alimentazione, prevenzione del diabete e delle patologie endocrinologiche.

E attenzione di ben altro spessore alle emergenze sociali e familiari dell’Alzaimer e dell’Autismo, per esempio.

Non dimentichiamo che la Calabria non è una Regione ad alto reddito e quindi vaste aree di popolazione vanno concretamente aiutate e sostenute in occasione di malattie che spesso comportano disperazione e indigenza al nucleo familiare.

 Terza Priorità

Riconoscere maggiormente il ruolo e la funzione dei Medici di Medicina Generale e riscoprirne il valore.

Bisogna conseguire la copertura totale della domanda di sanità territoriale attraverso  le Aggregazioni Funzionali Territoriale e le  Unità Complesse di Cure Primarie, misure prevista dalla legge nazionale.

Peraltro da più di un anno programmate negli atti ufficiali dell’Ufficio del Commissario e quasi per nulla attuate per insipienza e distrazioni da parte delle gestioni recenti delle ASP.

Quarta Priorità

Eliminare le separatezza fra strutture territoriali e Strutture ospedaliere con procedure di consultazione e attenzione attiva prima durante e successivamente al ricovero e o alla cura in degenza ospedaliera o controllata, coinvolgendo i medici e tutte le figure operative sanitarie impegnate.

Privilegiare le Alte specialità per i Presidi HAB concentrando interventi mirati ed innovativi. Rimodulare la efficienza della risposta da parte degli ospedali Spoke, oggi praticamente abbandonati con conseguenze disastrose.

Le residue strutture ospedaliere esistenti dovranno essere destinate alle Case della salute, intese come presidio distrettuale la cui gestione va affidata all’Unità di Cure Primarie curando le interfacce con agli altri dipartimenti socio sanitarie specialistici e con le attività degli Specialisti.

Quinta Priorità

Implementare il valore gestionale dei presidi territoriali ed ospedalieri,    unitamente ad una forte azione sul sociale, favorendo interventi puntuali, di programma con una costante attenzione da parte della Regione e per le sue competenze.

Implementare i centri epidemiologici e razionalizzare i sistemi informativi.

Affrontare il tema del personale e recuperare i ritardi accumulati in questi anni nella attuazione degli istituti contrattuali; sistemare il personale precario per dare serenità ad un vasto settore di personale ed evitare che continui ad essere bacino elettorale di chi ha alimentato la soggezione al potente di turno.

 Sesta Priorità

Una nuova intesa più selettiva con le strutture private, di diagnosi, cura, laboratoristica e specialistica,  in ragione delle nuove prospettive di gestione del servizio più adeguate ai tempi del nuovo lavoro che ci attende.

Il Welfare Regionale e la Politica dell’Invecchiamento attivo della popolazione

Il percorso di riforma del sistema Welfare in Calabria non è stato ancora compiuto.

 Siamo praticamente all’anno zero dopo che Il Consiglio di Stato ha bocciato gli atti del disegno di riforma della legge 23 perché privo del raccordo con i Comuni.

La Regione non può limitarsi a trasferire le risorse ai Distretti socio-assistenziali ma dovrebbe svolgere un ruolo di programmazione e coordinamento proprio con gli enti locali.

Credo sia ormai irrinunciabile una revisione dell’offerta dei servizi, garantendo non solo i livelli essenziali di assistenza, ma puntando ad offrire, attraverso nuove determinazioni dei costi, una reale integrazione socio – sanitaria ed un sistema realmente inclusivo.

Manca infine una reale mappatura dei fabbisogni sociali e socio – assistenziali per programmare la spesa soprattutto verso fasce particolarmente deboli come i non autosufficienti.

Penso ad esempio ad una maggiore diffusione dei servizi erogati dai Dopo Di Noi, ed alla prevenzione in particolare sul tema dell’invecchiamento attivo degli anziani, promuovendo l’autonomia e contrastando il decadimento e le condizioni di non autosufficienza.

La salute dei cittadini e la wellness  sono oggi un corollario mondiale della sostenibilità, che occorre perseguire con politiche d’invecchiamento attivo della popolazione mirate alla prevenzione e al loro benessere psico-fisico.

In questo quadro non è secondaria la programmazione del Por Calabria e nello specifico quella del Fondo Sociale Europeo. Queste risorse non vanno disperse in mille rivoli ma concentrate su un reale progetto di rilancio dell’intero sistema, partendo appunto dai fabbisogni. La mia idea è anche quella di rimodulare la spesa del FSE in tale direzione.

Sarà fondamentale in tale percorso il raccordo con il modo del volontariato, del terzo settore, dei Csv, in quanto solo con il supporto, l’indirizzo e la condivisione di idee e progetti potremo realmente recuperare un gap di oltre 15 anni dall’approvazione della legge 23.

La Calabria non può essere seconda ad altre Regioni del Mezzogiorno sul Welfare.

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