Sono più di seicento gli eventi registrati dalle forze dell’ordine di Cosenza legati allo spaccio e ai debiti di droga nel capoluogo calabrese: ad emergere un quadro inquietante e dai risvolti multiformi. Trentacinque sono infatti le misure cautelari nei confronti di persone coinvolte in quella che è stata definita dagli inquirenti l’operazione “Mater”, così denominata perché scattata a seguito della denuncia di una madre stanca di vedere il figlio affondare nel baratro dei ricatti legati alla droga. A parlarne è il Procuratore Mario Spagnuolo che dal gennaio del 2015 si è occupato direttamente dell’operazione e che in merito alla vicenda ha dichiarato: “Non e’molto frequente che una madre denunci il figlio spacciatore, ma per fortuna accade. La donna si e’ rivolta, disperata, al comandante della stazione dei Carabinieri di Cosenza Nord, il maresciallo Francesco Parisi, che poi ha seguito personalmente l’inchiesta, individuando le persone coinvolte e ricostruendo in modo certosino circa 700 eventi di spaccio. Vorremmo che in questa città ci fosse un servizio attivo di telecamere di sorveglianza, come capita in altri centri”.

Le misure cautelari, firmate dal gip Giusy Ferrucci, comprendono ventisei arresti e nove domiciliari: tra i capi d’accusa oltre allo spaccio e alla detenzione di stupefacenti, spuntano la detenzione abusiva di armi, l’usura, l’estorsione, il reato di ricettazione. Una realtà subdola e preoccupante che vede molti aguzzini colti in flagrante dalle forze dell’ordine guidate del comandante provinciale Fabio Ottaviani. Al centro della terribile realtà cosentina il traffico illecito di droghe leggere e meno leggere su tutto il territorio bruzio, dalla zona di Via Panebianco, fino a Vaglio Lise, Cosenza Vecchia e quartiere San Vito. Ad emergere dalle intercettazioni ambientali effettuate, un commercio fecondo che spesso estendeva i propri confini in una zona trans metropolitana, coinvolgendo i comuni di Mendicino, di San Pietro in Guarano e di Roggiano Gravina, in un’intricata serie di rapporti e minacce, accompagnate da percosse poste in essere da usurai e spacciatori incalliti.
In generale, l’inchiesta ha chiaramente documentato come nel capoluogo calabrese, la polvere bianca pare non conosca età o provenienza sociale: non a caso, tra le storie delle tante persone rimaste coinvolte nell’operazione, emerge quella di una giovane madre, rimasta incastrata nell’orribile vortice della cocaina sin dalla gioventù, libera per un bel pezzo e ritornata infine nel baratro dal 2014. Costretta a vendere tutto, si era liberata anche dell’oro di famiglia pur di acquistare la maledetta polvere. Incisive le parole del procuratore aggiunto Marisa Manzini che ha dichiarato come “la gravità consista nel fatto che molti degli arrestati siano poco più che ventenni, desiderosi di guadagnare denaro ad ogni costo”.
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