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Cotticelli a La7: “Non so cosa mi sia successo, era la mia controfigura”

L’ormai ex commissario ad acta della sanità calabrese Saverio Cotticelli, al centro delle polemiche per la nota intervista rilasciata a ‘Titolo V‘, nella quale ammetteva candidamente di non sapere di dover predisporre un piano anticovid, è intervenuto nel corso della trasmissione ‘Non è l’arena‘ condotta dal giornalista Massimo Giletti e in onda su La7.

Saverio Cotticelli durante la trasmissione ‘Non è l’arena’

“Non so cosa mi sia successo, sembravo la mia controfigura. Riguardandomi non riesco a riconoscermi – ha esordito Cotticelli – sto cercando di capire se ho avuto un malore o chissà cosa. L’intervista è preceduta da una serie di attacchi che mi sono arrivati in via mediatica e istituzionale. E’ la delegittimazione di un personaggio come il mio, che ha toccato alcuni interessi, e probabilmente doveva essere eliminato”.

“Mi sono vergognato e per non farmi cacciare da altre persone, mi sono dimesso. Per rispetto del mio passato, della mia famiglia e dei calabresi, ho abbandonato subito l’incarico. Ero in uno stato confusionale sul quale sto indagando. Non stavo bene, non ero lucido”. Così Cotticelli ha giustificato, o ha cercato di giustificare l’imbarazzo e l’insicurezza mostrate nel corso dell’intervista.

Nella bozza del nuovo decreto Calabria ho fatto notare che avrei dovuto usufruire di uno staff di 25 persone quando in realtà mi sono ritrovato da solo ad affrontare la situazione con tutta la mole di lavoro che comporta un incarico simile. Aver mandato un generale dei carabinieri in Calabria a gestire la sanità era un messaggio forte da mandare alla terra. Il primo giorno ho chiesto un incontro ad un grande uomo, al procuratore Gratteri che mi ha detto: “Se vuole sopravvivere deve fare una vita monacale, lavorare giorno e notte”. Io ho seguito il suo consiglio. Non ho mai frequentato nessuno al di fuori dell’ambito lavorativo”.

“Nel luglio di quest’anno l’azienda “Mater Domini” gestita da Giuseppe Zuccatelli (nominato ieri nuovo commissario della sanità) – accusa Cotticelli – tira fuori un debito da 100 milioni di euro. La notizia è spuntata di proposito per mettere in difficoltà me e il mio operato. La Calabria paga una serie di decisioni che hanno favorito la sanità privata a scapito di quella pubblica”.

Alla domanda posta da Alessandro Cecchi Paone se la Calabria sia in grado di reggere l’onda d’urto della seconda ondata di Covid-19, Cotticelli ha risposto: “Le uniche strutture pubbliche a poterlo fare al momento sono il “Grande Ospedale Metropolitano” di Reggio Calabria, il “Pugliese – Ciaccio” di Catanzaro e l’Annunziata di Cosenza. Tutte le altre andrebbero in seria difficoltà”.

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