«Oggi è stata scritta una pagina importante per il mondo venatorio Calabrese, questo lo si deve al professore Fiorillo Antonino dell’Università Magna Grecia di Catanzaro e ai suoi colleghi del dipartimento di Scienze della Salute, parlare di Caccia in un ateneo era ad oggi inimmaginabile ma la lungimiranza dei docenti nel capire il ruolo fondamentale che il cacciatore ricopre nel regolare la biodiversità è il ponte di collegamento tra mondo civile e quello universitario» – lo afferma in una nota Massimo Belsito, vicepresidente dell’Associazione Rurale Calabrese.

Un ponte attuato attraverso gli studi che l’università sta portando avanti, le tante dirette Facebook realizzate durante il periodo covid dal vice presidente dell’Associazione Rurale Calabrese, Massimo Belsito, che più volte incitava la comunità sociale, la politica regionale e le istituzioni locali a trasformare un’emergenza come quella del cinghiale in una risorsa che possa essere fondamentale sia per gestire la fauna selvatica in esubero e propositiva nello sfruttare una “filiera delle carni selvatiche” come risorsa economiche e occupazionale.
«Poter ripristinare i macelli che sono fermi – dice Belsito -, creare forza lavoro, incentivare la filiera per le buone caratteristiche organolettiche delle carni selvatiche apre la strada a nuove prospettive. Oggi l’università Magna Grecia di Catanzaro sta dando la spinta iniziale affinché questi propositi non restino solo idee ma si trasformino in realtà».
«Inoltre, la forza e l’impegno dell’associazione Rurale Calabrese in primis e in seguito l’affiancamento del Movimento degli amici della Caccia di Reggio Calabria con l’avvocato Di Vece come rappresentante, stanno producendo quella forza d’urto propositiva affinché tutto il mondo rurale guardi in questa direzione, di una “emergenza cinghiali uguale opportunità”» – conclude Massimo Belsito vice presidente dell’Associazione Rurale Calabrese.

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