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A Casali del Manco la presentazione del libro “Scavare il cielo”

Di Anna Maria Ventura

Un bellissimo incontro con la cultura, l’arte e la memoria è avvenuto il 15 Febbraio 2025 nella biblioteca di Pedace di Casali del Manco, sede dell’Associazione culturale “La Biblioteca“. E’ stato presentato il libro Scavare il cielo. Viaggio disordinato, da Berlinguer ad Astori e da Mandela a Borgonovo, tra visioni e ricordi” di Fiorenzo Pantusa, Falco Editore 2023.

Presentazione del libro Scavare il cielo

Il libro ha una bella prefazione di Paride Leporace.

L’evento è stato patrocinato dal Comune di Casali del Manco, sempre più fucina culturale per le numerose manifestazioni che si svolgono nei suoi borghi grazie alla presenza di uomini e donne di cultura che abitano il territorio e lo rendono vivo e ricco di sempre nuovi stimoli. Scrittori, poeti, musicisti, pittori e artisti sono nati in questa terra o l’hanno attraversata, lasciando la loro impronta per poi passare il testimone alle nuove generazioni.

 Fra i borghi c’è Pedace, di suggestiva bellezza, per le sue piazze, strade, vicoli, edifici di culto, ma anche per la sua storia e i personaggi che l’hanno espressa, come  Cesare Curcio e Rita Pisano.

Il primo nacque a Pedace nel 1904 e lì morì nel 1961. Fu Sindaco del paese nel 1948. Consigliere Provinciale nel 1952. Deputato del Partito Comunista nel Parlamento Nazionale dal 1953 al 1957. Noto protagonista della lotta antifascista, diresse la Gioventù Comunista della sezione di Pedace. Venne arrestato più volte dal regime fascista e condannato per l’attività di propaganda. Ospitò nella sua casa di montagna il clandestino Pietro Ingrao, uno dei massimi dirigenti del Pci e futuro Presidente della Camera dei Deputati. Fino all’anno della sua morte, avvenuta nel 1961, si dedicò al lavoro politico nel partito e alle organizzazioni dei contadini presilani.

Rita Pisano è stata una grande donna, visionaria e al contempo capace di realizzare sogni e visioni in politica e nella vita quotidiana. Svolse la sua azione politica nelle fila del Partito Comunista, nella sua Calabria, senza tirarsi mai indietro di fronte alle battaglie per i valori in cui credeva fermamente, dimostrando forza d’animo e volontà di migliorare le sorti delle classi più umili e disagiate.

Fu eletta sindaco di Pedace nel 1964. Incarico che mantenne, per vent’anni, fino al 1984, anno della sua prematura morte. Da sindaco ha dato vita ad un’amministrazione esemplare del bene pubblico. Amante della cultura, è riuscita, attraverso l’organizzazione degli “Incontri Silani”, a dare un’impronta di qualità ad iniziative letterarie, cinematografiche ed artistiche. Nella sua Pedace diede vita nel 1968 alla Biblioteca Comunale, consapevole che solo attraverso la cultura un popolo si potesse emancipare dai bisogni e dalla povertà, non solo per salire socialmente, ma soprattutto per conquistare la libertà del pensiero e dell’azione e diventare arbitro del proprio destino.

E proprio nei locali che appartennero alla Biblioteca, si tengono gli eventi organizzati  dall’Associazione culturale “LaBiblioteca “.

La bellezza di questi incontri e di questo luogo consiste nell’immediatezza con cui si fa cultura, nell’atmosfera magica e rarefatta che si viene a creare, quasi un’isola felice dove l’anima trova tregua dal dolore della storia che viviamo, ma al contempo acquista la consapevolezza che la cultura, attraverso il culto della bellezza e l’esercizio delle parole, può aiutarci a credere ancora e sempre nella verità, nella giustizia e nella libertà.

Emozionante, coinvolgente e intensa di valori e contenuti è stata la presentazione dell’ultima fatica letteraria di Fiorenzo Pantusa “Scavare il cielo. Viaggio disordinato, da Berlinguer ad Astori e da Mandela a Borgonovo, tra visioni e ricordi”

Giornalista e scrittore, nato ad Ottawa, in Canada, nel 1964, Pantusa a sette anni fa ritorno in Italia , in Calabria, a Spezzano Sila, dove attualmente vive.

 La Presidente Erminia Barca, la Consigliera comunale Emma Orrico, la socia Juana Segreti e il poeta Vito Scrivano hanno dialogato con l’ autore, offrendo spunti e riflessioni di particolare intensità.

 Il libro di Pantusa affascina e trascina già dal titolo, Scavare il cielo, apparentemente un accattivante ossimoro, ma in realtà è uno scavo vero del “cielo”, se per cielo s’intende l’universo della memoria, delle emozioni che i ricordi lasciano nell’anima. Scavare nella profondità dell’anima, dove il tempo ha sublimato lacrime e delusioni, gioie e speranze. Un viaggo nel tempo, un tuffo che fa sprofondare in più mondi dove l’autore traghetta sé stesso e noi  insieme a lui. Un libro che è un  vortice di  prosa e poesia, ricordi ed emozioni, memoria e Storia, anzi tante storie, di uomini e donne del nostro tempo.

 “Figure possenti e totemiche” le definisce Paride Leporace nella prefazione al libro, che ritiene sia “un arsenale di emozioni e ricordi”.

Figure entrate nell’anima dell’autore, che poi si riversano nelle pagine e, attraverso le parole, arrivano alla nostra anima, con la stessa intensità.

“Scavare il cielo” è un libro anomalo. È un libro di incontri, di sguardi, di silenzi. È un libro fatto di parole che richiamano immagini lontane e vicinissime, che perimetrano rabbia e commozione, che dipingono l’eroe senza tempo e la normalità violentata. È un libro che, attraverso strade contorte, curve pericolosissime e ingannevoli rettilinei, fa esplorare diversi mondi che confluiscono magicamente in un solo universo. Non sono biografie, non sono profili esaustivi, non sono ritratti. Sono delle piccole cartoline spedite dall’autore, che hanno quale unico destinatario finale il lettore. In esse ci sono le sensazioni, gli odori e le percezioni che i personaggi incontrati hanno suscitato nello scrittore. Sensazioni, odori e percezioni che sono assolutamente personali e che non hanno la pretesa di essere assoluti…” (dalla quarta pag. di copertina).

Figure di personaggi grandi e meno grandi che appartengono alla nostra storia, da Berlinguer ad Astori e da Mandela a Borgonovo. L’autore li ha fatti suoi, li ha conservati gelosamente nello scrigno della sua memoria, per poi donarceli alla sua maniera, per come li ha vissuti e poi interiorizzati, attraverso una scrittura, che diventa poesia, anche quando è prosa. Figure che costituiscono il “pantheon del suo Novecento breve che lo hanno formato uomo e intellettuale nella sua opera” come dice Paride Leporace nella prefazione.

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