Un viaggio tra storia, spiritualità, natura e sviluppo delle aree interne. Al centro dell’incontro il volume “I Cammini di Gioacchino in Calabria”
È stato dedicato a una delle figure più originali e affascinanti della storia della Calabria l’appuntamento che si è svolto mercoledì 19 agosto, alle ore 17, nella Villa Comunale R. Lanzino di Celico, nell’ambito della XVI edizione del Festival dell’Effimero. Il convegno, dal titolo “Sulle orme di Gioacchino da Fiore – Il pensiero di un visionario del Medioevo”, promosso dal Comune di Celico, ha rappresentato l’occasione per presentare al pubblico l’edizione italiana del volume di Thomas Raiser, “I Cammini di Gioacchino in Calabria. Trekking, Ciclismo, Pellegrinaggio sulle tracce di Gioacchino da Fiore”.
L’incontro era inserito in una giornata del Festival particolarmente ricca di iniziative dedicate alla storia, alla natura e all’identità del territorio.
Alla discussione hanno preso parte Mario Scalise, delegato alla Cultura del Comune di Celico, Francesco Greco, parroco della comunità di Celico, l’autore Thomas Raiser, Giuseppe Riccardo Succurro, Presidente del Centro Internazionale di Studi Gioachimiti, Francesco Scarpelli, presidente dell’Associazione Culturale “Abate Gioacchino”, Claudia Gaetana Rubino di Cammino Magna Grecia, Pietro Noce del Comitato IPSAC e Antonio Iaccino, membro dell’Associazione Culturale SiAntica. A moderare i lavori è stato il giornalista Dario Rondinella.
L’iniziativa ha avuto dunque un significato che va oltre la semplice presentazione editoriale.
A Celico, luogo natale di Gioacchino da Fiore, il libro di Raiser è diventato il punto di partenza per interrogarsi sulla possibilità di trasformare la memoria gioachimita in un patrimonio vivo, capace di collegare cultura e turismo, spiritualità e paesaggio, ricerca storica e valorizzazione delle aree interne.
La nuova edizione italiana nasce dall’esperienza di Joachimswege in Kalabrien, pubblicata nel 2024 da Edizioni Pubblisfera. L’edizione italiana, uscita nel 2026 con il titolo I Cammini di Gioacchino in Calabria, è una guida di 280 pagine, arricchita da 147 fotografie, 46 mappe e 30 illustrazioni di Giuseppe Capoano.
Non si tratta, però, di una guida turistica tradizionale. Il progetto di Raiser mette insieme tre dimensioni del viaggio – trekking, ciclismo e pellegrinaggio – e propone di conoscere la Calabria seguendo le tracce concrete lasciate dalla vicenda umana e spirituale di Gioacchino. La guida accompagna il lettore attraverso città, borghi, abbazie, monasteri, boschi e sentieri, indicando percorsi e luoghi nei quali storia e paesaggio continuano a dialogare.
Il volume propone itinerari gioachimiti di più giorni, insieme a percorsi più brevi, e attraversa ambienti diversi, dalla fascia del Golfo di Sant’Eufemia fino alle alture della Sila, passando per luoghi come Lamezia Terme e Cosenza. L’obiettivo dichiarato è quello di condurre il visitatore verso una Calabria meno legata ai circuiti del turismo balneare e più attenta al patrimonio dell’entroterra.
Raiser non si limita a descrivere la strada: nel libro inserisce anche una breve biografia di Gioacchino e alcuni elementi fondamentali del suo pensiero, quasi a fare della guida un invito a comprendere il personaggio mentre se ne percorrono i luoghi.
È questa, probabilmente, la caratteristica più interessante dell’opera: il paesaggio diventa parte della storia. Camminare nei boschi della Sila, raggiungere un’abbazia o attraversare un antico borgo significa entrare fisicamente dentro la vicenda di un uomo che proprio attraverso il rapporto con la natura, il silenzio, la solitudine e la comunità monastica elaborò una delle più originali visioni della storia cristiana medievale.
L’autore, teologo e da molti anni frequentatore della Calabria, ha maturato il progetto attraverso una lunga esperienza personale e pastorale. Dal 2001 ha percorso frequentemente il territorio calabrese, sviluppando una particolare attenzione per i suoi paesaggi, per la storia locale e per le comunità calabresi emigrate in Germania.
Particolarmente significativo, nel volume, è il contributo di Giuseppe Riccardo Succurro, presidente del Centro Internazionale di Studi Gioachimiti, che ha curato la prefazione.
Il testo di Succurro parte da una considerazione di ampio respiro: la presenza di Gioacchino da Fiore nella cultura contemporanea è il risultato di una lunga ricezione europea. La sua riflessione teologica e profetica, sviluppata nel XII secolo attraverso l’esegesi biblica e la concezione trinitaria della storia, ha continuato a interrogare generazioni di filosofi, teologi, scrittori e studiosi.
La prefazione ricostruisce così una sorta di genealogia della fortuna gioachimita. Succurro richiama il ruolo avuto da Lessing, Schiller e Schelling nella riscoperta moderna del pensiero dell’abate calabrese e segue poi le tracce della sua influenza nella cultura europea: da Dante Alighieri a Cristoforo Colombo, fino al mondo dell’arte e all’interpretazione simbolica degli affreschi della Cappella Sistina proposta nel testo.
Il cuore della riflessione è però un altro: Gioacchino non appartiene soltanto al Medioevo.
La sua figura, osserva Succurro, continua a riaffiorare nella cultura dei secoli successivi. Nell’Ottocento attraverso gli studi danteschi di Ugo Foscolo e il pensiero di Giuseppe Mazzini; nel Novecento attraverso la letteratura di Georges Sand, William Butler Yeats, James Joyce, Umberto Eco e Ignazio Silone. E ancora nella riflessione teologica contemporanea, fino alle citazioni di papa Francesco e agli studi di figure come Henri de Lubac e Joseph Ratzinger.
Al di là delle singole interpretazioni, alcune delle quali appartengono a un lungo dibattito storiografico sulla fortuna di Gioacchino, il dato che Succurro mette in evidenza è la straordinaria capacità del pensiero gioachimita di riemergere in epoche diverse, ogni volta reinterpretato alla luce delle inquietudini e delle speranze del presente.
Ed è proprio qui che la prefazione incontra il libro di Raiser.
Dopo aver raccontato la fortuna intellettuale di Gioacchino, Succurro sposta infatti l’attenzione al territorio.
Ricorda il pellegrinaggio culturale compiuto nel corso del Novecento da studiosi e scrittori come Herbert Grundmann, Dmitrij Merežkovskij, Ernesto Buonaiuti e Marjorie Reeves, attratti dai luoghi gioachimiti della Calabria. La citazione di Merežkovskij riportata nella prefazione restituisce bene questa dimensione: il desiderio di immergersi nella natura, nei boschi, nelle montagne e nel silenzio dei luoghi legati all’abate.
In questo senso, il libro di Thomas Raiser rappresenta una prosecuzione contemporanea di quella tradizione di viaggio.
La guida trasforma infatti la ricerca su Gioacchino in un’esperienza concreta: percorrere i territori nei quali il pensiero dell’Abate si è formato e ha lasciato le sue tracce.
Il cammino diventa così una forma di conoscenza. La strada, il bosco, il monastero, il borgo e l’abbazia assumono il valore di altrettante pagine di una storia che non può essere compresa pienamente rimanendo soltanto sui libri.
È forse nella parte conclusiva della prefazione che il contributo di Succurro acquista il suo significato più attuale.
La guida viene presentata come uno strumento capace di contribuire alla valorizzazione economica e culturale delle aree interne, molte delle quali lontane dai principali circuiti turistici e segnate da fenomeni di spopolamento.
Il ragionamento è semplice ma importante: se i luoghi gioachimiti venissero messi in rete, collegando sentieri, abbazie, monasteri, borghi, strutture ricettive e realtà culturali, il patrimonio legato a Gioacchino potrebbe diventare una risorsa permanente e non soltanto un tema per convegni o celebrazioni.
L’auspicio espresso da Succurro è dunque quello della costruzione di una rete dei luoghi gioachimiti, nella quale le diverse istituzioni e associazioni possano coordinare i propri interventi e trasformare il “Cammino di Gioacchino da Fiore” in un vero itinerario culturale, spirituale e turistico.
È un passaggio decisivo: dal personaggio al territorio, dal patrimonio alla comunità, dalla memoria allo sviluppo.
Non è un caso che negli ultimi anni siano nate e si siano consolidate diverse esperienze di cammino legate a Gioacchino. L’associazione “Il Cammino di Gioacchino da Fiore”, costituita nel 2018, ha proprio individuato nella figura dell’abate un riferimento per riproporre in Calabria l’esperienza del pellegrinaggio, lungo un percorso che collega la costa tirrenica al cuore della Sila.
Il libro di Raiser si inserisce quindi in un movimento già presente sul territorio e contribuisce a dargli uno strumento organico di conoscenza e fruizione.
La presentazione del 19 agosto ha assunto, per questo, un valore particolare proprio perché si è svolta a Celico, la comunità nella quale la tradizione colloca la nascita di Gioacchino da Fiore.
Riunire nello stesso luogo amministratori, rappresentanti della Chiesa, studiosi, associazioni, operatori dei cammini, il Presidente del Centro Internazionale di Studi Gioachimiti e l’autore di una guida dedicata all’abate significa mettere intorno allo stesso tavolo le diverse componenti necessarie per trasformare una grande eredità culturale in un progetto territoriale.
Il messaggio che emerge dalla prefazione di Succurro e dal lavoro di Raiser è, in fondo, quello di rimettere Gioacchino in cammino.
L’ Abate studiato dagli specialisti, il protagonista della storia della teologia medievale diventa un punto di riferimento per riscoprire una Calabria fatta di boschi, monasteri, borghi, sentieri e comunità.
Una Calabria che può essere attraversata lentamente, a piedi o in bicicletta, con lo spirito del pellegrino e con la curiosità del viaggiatore.
Ed è proprio questa la scommessa contenuta nelle pagine di Thomas Raiser: fare del viaggio sulle tracce di Gioacchino un incontro tra passato e presente. Un modo per conoscere la figura dell’abate partendo dai luoghi, e per conoscere quei luoghi attraverso la storia e la spiritualità di uno dei più grandi pensatori nati in Calabria.
In questa prospettiva, la presentazione di Celico è stata una riflessione su una possibilità: fare della memoria gioachimita una strada capace di unire cultura, identità, spiritualità, turismo sostenibile e futuro delle aree interne.


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