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A Cetraro Sebastiano Somma è “Il vecchio e il mare” di Hemingway

L’attore Sebastiano Somma, dotato di quel fascino, che deriva da grande talento, umanità e cultura, oltre che dall’aspetto fisico, interprete fra cinema e teatro, noto al grande pubblico per i suoi ruoli nelle tre stagioni televisive “Sospetti” e successivamente nella serie “Un caso di coscienza” e per alcune delle più importanti fiction Rai, ha dato voce e corpo a uno dei romanzi americani più importanti del ‘900 Il vecchio e il mare di Ernest Hemingway, in un reading teatrale, di cui ha curato anche la regia, su adattamento di Lucilio Santoni, che sta portando sui palcoscenici dei teatri italiani con grande successo di pubblico e di critica. Il 21 Agosto, ha tenuto il reading teatrale presso il Grand Hotel San Michele di Cetraro (Cosenza), in scena con Cartisia J. Somma e al pianoforte Cristiana Pegoraro. Lo spettacolo si è svolto nell’ambito del “Tirreno d’Amare Festival dei sensi 2024”, ideato e diretto da Giusy Caruso, giunto alla sua quarta edizione. Quest’anno il festival sta raggiungendo vette eccelse, grazie alla presenza di artisti d’eccezione, calabresi ed internazionali, musicisti, cantanti, attori, nonché intellettuali, che regalano momenti di alta cultura. Fra gli artisti, Sebastiano Somma ha lasciato con la sua performance teatrale un segno indelebile per le sue elevate capacità di interpretazione, la voce dal forte timbro, la bellissima presenza scenica e una gestualità coinvolgente.

A Cetraro Sebastiano Somma è “Il vecchio e il mare” di Hemingway

Il vecchio e il mare giunge al termine della carriera di scrittore di Hemingway. Si tratta, infatti, dell’ultima opera pubblicata in vita. In questo breve romanzo l’autore rimedita i temi fondamentali di ciò che ha elaborato negli anni – nella cornice simbolica di un’epica individuale – e, contemporaneamente, ripercorre i grandi modelli letterari che, come Moby Dick, hanno reso celebre la letteratura americana. Il vecchio e il mare racconta la scommessa di un vecchio pescatore, la sua disperazione, la sua passione, l’amore per la natura dalla forza devastante e la rivincita, tutti elementi con cui Sebastiano Somma gioca in voce, cercando parallelismi con la sua vita e quella del pubblico.

Sulla scena Somma incarna in pieno Il vecchio Santiago, che sfida le forze incontenibili della natura nella disperata caccia a un enorme pescespada dei Caraibi, e poi nella lotta, quasi letteralmente a mani nude, contro gli squali che un pezzo alla volta gli strappano la preda, lasciandogli solo il simbolo della vittoria e della riuscita nell’impresa. Forse per la prima volta nella sua vita, mentre ingaggia il corpo a corpo coi suoi nemici acquatici, si scopre coraggioso e fiero. Capisce che si può vincere, anche se dovrà realizzare che nella vittoria si nasconde la sconfitta, eterno dramma dell’uomo. Il ragazzino Manolin è l’unico essere umano che lo capisce e gli è fedele. Ha imparato il mestiere di pescatore e tutti i segreti dal vecchio, ma è costretto ad abbandonare il suo amico di viaggio, per volere dei genitori, che desiderano peschi su un’altra barca con maggior fortuna. Manolin però è molto affezionato al vecchio e, appena può, se ne prende cura come se fosse un figlio: un figlio che sogna i leoni! Nel rapporto intenso col ragazzino e nel ritrovarsi vincitore triste, Santiago trova la ragione della propria esistenza.

Con grande entusiasmo Somma ha intrapreso questo nuovo percorso nella grande letteratura americana. Il riadattamento è una semplice e profonda rilettura del grandissimo testo di Hemingway, colorita da un’attenta scelta di musiche, luci e suggestioni, e caratterizzata dalla grande forza della parola espressa dallo scrittore statunitense.

Il testo affrontato dall’attore è pieno di attualità, come del resto lo è sempre la grande letteratura, che non ha mai tempo. La narrazione offre tanti riferimenti alla vita di oggi: la solitudine, dimensione in cui molti vivono, soprattutto in vecchiaia, il rapporto fra giovani e adulti, il senso di fallimento dell’esistenza, di inutilità della vita e, nello stesso tempo, la voglia di riscatto. La lotta tra un pescatore e la sua preda nel capolavoro senza tempo di Hemingway simbolicamente rappresenta la lotta dell’uomo contro le forze avverse del destino. E la vittoria, se c’è, è sempre una vittoria sofferta, che nasconde una sconfitta, in cui lo stesso pescespada, che il pescatore non riesce mai a veder sott’acqua durante la lotta, probabilmente è simbolo di un male più profondo. Una ferita che ogni uomo non può eludere, ma solo affrontare con tutte le forze che ha in corpo.

La lotta di Santiago contro il il mare, contro i suoi limiti e contro il suo essere umano è una storia sul rapporto che esiste tra uomini e natura. Quella con il pesce è una lotta ad armi pari, tra forza fisica e forza d’animo. Santiago vede in lui lo stesso estremo istinto di sopravvivenza, e lo rispetta. Spesso si rivolge a lui, si confida, si scusa; a volte sembra che i ruoli si invertano, e che sia il pesce a essere il cacciatore, trascinando a largo la barca del vecchio che è la preda.

A dividere Santiago e il pesce, e allo stesso tempo a determinare la loro fratellanza, c’è il mare. Il mare è l’unica dimensione che il protagonista conosce: quella in cui ha sempre vissuto, che gli ha permesso di sopravvivere e allo stesso tempo ha causato la sua sfortuna. Questo legame indissolubile determina la grande umiltà e devozione con cui il vecchio affronta la potenza della natura.
Santiago incarna l’uomo che si rivolta ai propri limiti e alle proprie condizioni; la sua diventa una sfida al destino, alla povertà, alla vecchiaia. Caparbio e completamente da solo impiega tutte le sue forze per affermare e mantenere una dignità, per dimostrare di essere ancora all’altezza dell’uomo che è stato.

Il vecchio porta sulle spalle decenni d’esperienza, di saperi sulla pesca e sul mare, e per lui parlano le cicatrici profonde che gli erano venute trattenendo con le lenze i pesci pesanti. Santiago ha pescato tutta la vita e pescando intende finirla, quello è il suo posto nel mondo. Il vecchio ama la pesca e il mare e li rispetta profondamente, il mare non è solo il suo lavoro, il mare è tutta la sua vita, “pensava sempre al mare come a ‘la mar’, come lo chiamano in spagnolo quando lo amano”. Il mare rimane al centro della sua vita, un fratello che non lo lascia mai, unico compagno di un’esistenza vissuta lontano dai solidi legami della terra ferma.
Con questo romanzo Hemingway ci dice che è lo spirito che conta, guidando tutto quello che facciamo e come lo facciamo, soprattutto per chi ha tanti anni alle spalle e ha attraversato tante difficoltà. Durante i giorni di lotta, emerge come Santiago e il grande pesce siano due predestinati: il primo è nato per fare il pescatore, il secondo per fare il pesce, ma dal loro incontro/scontro nasce una nuova forza che cambierà per sempre entrambi, tanto che, alla fine della storia, il pesce non sarà più un bottino di pesca. La grande lezione de “Il vecchio e il mare” è forse questa, il far fronte a tutti quei grandi marlin che ogni giorno si parano davanti la vita di ciascuno, e l’imparare a trattarli come fratelli, come parti di un viaggio sì doloroso, ma un dolore indispensabile alla vita stessa, un dolore che, forse, almeno nel caso del vecchio pescatore, è dato per essere sopportato. Sono la dignità, il coraggio e l’ostinazione di Santiago a rendere quel dolore quasi affascinante, ed è questo continuo sopportare il peso che rende speciale la poetica di Hemingway e del romanzo. Il vecchio non è più un vecchio stanco e fragile, è un uomo orgoglioso che resiste contro il marlin più forte dell’oceano.

Sebastiano Somma è Santiago, con l’inflessione della voce, che ora s’innalza, ora si abbassa, con la sua gestualità, a rendere visibile la lotta dell’uomo con il pesce, a trascinare gli spettatori sulla sua barca verso un mare sempre più lontano, dove le acque sono di un azzurro più intenso e incontaminato. Veramente notevole la sua forza scenica, la sua bravura di attore che calca i teatri di tutta Italia, recitando testi della letteratura mondiale, che fa suoi attraverso la lettura e lo studio, per poi donarli al suo pubblico e a tutti quelli che vogliono abbeverarsi alla fonte delle emozioni e, al contempo, del sapere.

Di Anna Maria Ventura

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