Il docente sottolinea come il rilancio del sistema dipenda da una nuova sinergia tra vertici amministrativi, camici bianchi e università.
Dopo 17 anni la Calabria riacquista la piena autonomia nella gestione della sanità. “La fine del commissariamento rappresenta un passaggio di grande valore simbolico e sostanziale per i cittadini calabresi. Dopo ben 17 anni, la nostra sanità regionale torna pienamente nelle mani delle istituzioni locali, ma anche e direi soprattutto, nella responsabilità condivisa della sua classe dirigente, sanitaria e accademica – ha dichiarato il prof. Ludovico Abenavoli, Presidente sezione Calabria SIMI – Società Italiana di Medicina Interna -. Per la SIMI Calabria significa assumere un ruolo ancora più attivo e propositivo. La classe medica è chiamata non solo a garantire qualità assistenziale, ma anche a contribuire in modo responsabile alla costruzione di un sistema più efficiente, equo e realmente vicino ai bisogni dei pazienti che ogni giorno siamo chiamati a curare”.
Secondo Abenavoli la revoca del commissariamento segna una nuova stagione di dialogo in cui società come la SIMI, con il loro patrimonio di competenze cliniche, organizzative e scientifiche, possono mettersi a disposizione della programmazione sanitaria.
“Ci auguriamo che si apra una fase in cui il confronto sia strutturato e continuo, così da costruire modelli organizzativi sempre più basati sull’evidenza scientifica e sull’esperienza maturata nella pratica clinica quotidiana”, prosegue il Presidente sezione Calabria di SIMI.
Il commissariamento lascia in eredità ai reparti di medicina interna alcune criticità, come spiega il prof. Abenavoli, “in particolare sul piano degli organici, dell’organizzazione dei percorsi, dell’integrazione con il territorio e dei tempi medi di degenza. I reparti di Medicina Interna e quelli ad alta vocazione clinica, dedicati alla gestione della complessità e della cronicità, hanno spesso operato in condizioni di forte pressione, anche a causa della carenza di personale e dell’aumento dei flussi. Oggi abbiamo l’opportunità di affrontare queste criticità con una visione più ampia e realmente programmatoria”.
Le priorità secondo SIMI Calabria sono chiare: rafforzare gli organici, riorganizzare i percorsi assistenziali, integrare tra loro ospedale, territorio e università e valorizzare le competenze. L’area internistica può rappresentare un perno fondamentale per la gestione appropriata dei pazienti complessi, riducendo le frammentazioni e migliorando la continuità delle cure.
“Questa nuova fase può certamente contribuire a rendere il sistema sanitario calabrese più attrattivo – continua Abenavoli -. I giovani medici cercano contesti in cui possano crescere professionalmente, lavorare in team strutturati e avere prospettive di sviluppo personale e professionale. Se l’investimento su organizzazione, formazione e valorizzazione delle competenze diventerà prioritario, potremo allora invertire il fenomeno della migrazione professionale”.
La revoca del commissariamento potrebbe essere anche il primo passo per abbattere la mobilità passiva (i cosiddetti “viaggi della speranza”). “Purtroppo, molti pazienti si spostano fuori regione per la gestione di patologie complesse che con un’organizzazione adeguata, potrebbero essere trattate efficacemente anche in Calabria. Investire sulla qualità e sull’organizzazione significa restituire progressivamente fiducia ai cittadini e rafforzare il sistema sanitario regionale. Le Case di Comunità rappresentano un’opportunità importante. Il medico internista può svolgere, anche in questo contesto, un ruolo di raccordo tra ospedale e territorio, contribuendo alla presa in carico dei pazienti cronici e fragili. Immaginiamo un modello integrato in cui le competenze si muovono in rete, garantendo continuità assistenziale e appropriatezza. L’obiettivo è collaborare con le istituzioni in modo costruttivo per contribuire a una sanità più moderna, efficiente e sempre più centrata sul paziente”, conclude il prof. Abenavoli.

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