L’affondo di Annamaria Artese sulla gestione del welfare a Rende. «Si gestisce l’esistente ma si ignorano le nuove fragilità. La politica esca dal palazzo»
C’è stato un tempo in cui Rende era considerata un punto di riferimento nel welfare territoriale. Non per autocompiacimento, ma per fatti concreti: una capacità di leggere i bisogni prima che diventassero emergenze, una progettualità riconoscibile, esperienze come “Ermes” che provavano a costruire qualcosa di più strutturato e innovativo rispetto alla semplice gestione delle domande.
Oggi quella stagione sembra lontana.
Il welfare comunale si è ridotto a una sequenza di adempimenti: si pubblica il bando, si raccolgono le domande, si formano le graduatorie, si liquidano i contributi, si archivia, si ricomincia. Tutto corretto. Tutto nei tempi. Nessun rilievo formale.
Ma noi chiediamo qualcosa di più a chi governa i servizi sociali di una città: chiediamo visione.
Perché un welfare che funziona solo nei documenti non è un welfare che funziona davvero. È un welfare che risponde alle domande che arrivano, ma non vede quelle che non riescono ad arrivare. Che gestisce il sistema, ma ha perso il contatto con quello che cambia fuori dagli uffici. Che si misura sulle procedure completate, non sulle persone raggiunte.
E nel sociale questa distanza pesa. Chi ha un bisogno reale non aspetta che la procedura sia perfetta: aspetta una risposta che arrivi in tempo, costruita sulla sua realtà, non sugli schemi di una modulistica.
La domanda che poniamo è semplice, e vogliamo una risposta pubblica: dov’è la politica sociale di questa città? Perché quello che vediamo non è governo del territorio ma è gestione dell’esistente. Non è lettura dei bisogni ma è attesa delle domande. Non è visione ma è sopravvivenza amministrativa.
Una città come Rende non può permettersi un welfare che funziona solo sulla carta mentre fuori dagli uffici crescono fragilità che nessun bando ha ancora intercettato, solitudini che nessuna graduatoria ha mai visto, bisogni che arrivano troppo tardi perché nessuno è andato a cercarli.
Questo non è un attacco agli uffici. È una richiesta politica precisa, rivolta a chi ha scelto di governare: uscite dal palazzo. Tornate nel territorio. Perché il welfare non si amministra solo dalle scrivanie, si costruisce stando in mezzo alle persone.
Annamaria Artese
Già vicesindaco e assessore al welfare del comune di Rende

Vai al contenuto



