Il Comitato spontaneo pro riapertura della chiesa di Arcavacata di Rende si fa portavoce del malcontento generato dall’abbattimento dei due cipressi “Alle ore 8:30 di questa mattina, 13 dicembre 2025 – scrive in una nota -, sono stati abbattuti due esemplari di cipresso secolare situati sul lato destro del campanile della Chiesa parrocchiale di Maria SS. della Consolazione di Arcavacata di Rende (CS).
I due alberi, piantati non oltre il 1896, costituivano parte integrante del contesto storico della chiesa e dell’area adiacente alla cappella di sepoltura laterale dei coniugi Donna Marietta Morelli e Don Giovanni Magdalone, baroni di Arcavacata e principali finanziatori del restauro e dell’ampliamento dell’edificio sacro, la cui struttura attuale, di origine settecentesca, fu ultimata nelle forme attuali tra il 1860 e il 1892.
Secondo i documenti pervenuti, l’abbattimento sarebbe stato disposto a seguito di una Tomografia Sonica effettuata il 10 settembre scorso da un agronomo incaricato, che avrebbe classificato entrambi i cipressi al massimo livello di pericolosità, in ragione della presenza di presunte cavità interne e della vicinanza a una strada trafficata.
Tuttavia, al momento del taglio, avvenuto alla presenza di una delegazione del Comitato spontaneo “pro riapertura della chiesa” ed altri parrocchiani ed abitanti del posto, oltre che dei Carabinieri di Rende, non sono state riscontrate visivamente cavità, fenomeni di marcescenza o degrado strutturale nei tronchi sezionati. A supporto di ciò, sono state scattate fotografie dettagliate delle porzioni lignee, oggi disponibili ed allegate a questo testo.
Alla luce di tali elementi, la comunità di Arcavacata chiede pubblicamente chiarimenti:
– sui criteri adottati nella redazione della relazione tecnica;
– sulla corrispondenza tra quanto indicato nella tomografia e lo stato effettivo del legno emerso dopo l’abbattimento;
– sul mancato confronto (anche visto il precedente tentativo di taglio nel dicembre 2023, ancora una volta per volontà del parroco) riguardo una possibile valutazione di soluzioni alternative alla rimozione totale, comunemente previste per alberi storici (messa in sicurezza, riduzione della chioma, monitoraggio).
L’episodio si inserisce inoltre in un contesto già fortemente critico: la chiusura della chiesa dal 17 novembre 2023, motivata dalla procrastinata necessità di piccoli interventi di manutenzione interna mai avviati, che ha privato la comunità di un luogo di culto, identità e memoria collettiva.
L’abbattimento dei due cipressi rappresenta dunque non solo una perdita ambientale, ma una vera e propria distruzione e deturpamento di una delle bellezze naturali. È quindi un ulteriore elemento di frattura tra la popolazione e la sua storia, in quanto ci si trovava di fronte ad un bene storico che apparteneva, per valore culturale e simbolico, all’intera collettività.






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