Assegno di Inclusione, la denuncia di Franzisi (ENASC Cosenza): «Il 70% dei beneficiari è al Sud, manca il lavoro».
“Abbiamo cambiato il nome al Reddito di Cittadinanza, ma non abbiamo ancora risolto il problema.”
I dati che certificano come il 70% dei beneficiari dell’Assegno di Inclusione si concentri nel Mezzogiorno dimostrano che la nuova misura non è riuscita a modificare gli squilibri strutturali che caratterizzavano il Reddito di Cittadinanza.
Non si tratta di mettere in discussione il sostegno alle famiglie in difficoltà, che resta indispensabile, ma di prendere atto che l’obiettivo dell’inclusione lavorativa è ancora lontano dall’essere raggiunto.
Dopo anni di sussidi, migliaia di nuclei familiari continuano a dipendere dall’assistenza pubblica senza che sia stato costruito un percorso concreto verso l’autonomia economica. Ancora più preoccupante è la condizione dei giovani che vivono all’interno di queste famiglie: senza formazione qualificata, senza orientamento e senza reali opportunità occupazionali, il rischio è quello di perpetuare una povertà che si trasmette da una generazione all’altra.
La vera domanda che la politica deve porsi non è quanti cittadini percepiscono l’Assegno di Inclusione, ma quanti riescono ad uscirne grazie ad un lavoro stabile e dignitoso.
Oggi manca un collegamento efficace tra sostegno economico, formazione e mercato del lavoro. Manca soprattutto un sistema di incentivi realmente attrattivo per le imprese. Le aziende devono essere messe nelle condizioni di assumere chi percepisce queste misure, trasformando il beneficiario da costo sociale a risorsa produttiva.
Per questo chiediamo una revisione profonda dell’Assegno di Inclusione. Servono percorsi obbligatori e personalizzati di formazione professionale, maggiori premialità per le imprese che assumono e strumenti capaci di misurare concretamente i risultati occupazionali raggiunti.
In questa riforma il ruolo dei Patronati non può essere marginale. Siamo ogni giorno a contatto con le fragilità sociali, con le famiglie, con i disoccupati e con chi cerca un’opportunità di riscatto. I Patronati possono diventare il punto di raccordo tra cittadini, istituzioni, enti formativi e imprese, contribuendo a costruire una misura che non si limiti ad assistere ma che aiuti realmente a ripartire.
Il Sud non ha bisogno di più assistenza. Ha bisogno di più lavoro, più formazione e più futuro.
Alex Franzisi
Direttore Patronato ENASC Cosenza

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