L’Associazione Rurale Calabrese, sin dal primo giorno, ha scelto una strada diversa: esserci, agire, dare voce a chi non ce l’ha. Non abbiamo mai preteso il consenso, ma lo abbiamo ottenuto grazie all’impegno profuso. Abbiamo deciso di rappresentare un mondo spesso ignorato e di occuparci di ciò che molti evitano per paura o per convenienza. Battersi per i propri diritti non è un reato: è un dovere civile. I nostri antenati hanno lottato per la libertà, e noi non possiamo dimenticarlo.
Fin dall’inizio non sono mancati gli “ostacoli” e i “franchi tiratori”, che ci hanno ostacolato e boicottato. Alcune associazioni venatorie ridevano alle nostre spalle, ci sottovalutavano o ci temevano, convinte che fossimo l’ennesimo gruppo nato solo per raccogliere tessere. Il tempo, però, ha dimostrato il contrario.
Proposte concrete e risultati
Abbiamo avanzato proposte concrete per il territorio. Tra queste, la creazione di un centro per la filiera della carne di cinghiale, utile per affrontare l’emergenza faunistica e creare nuove opportunità di lavoro. Abbiamo anche chiesto il contenimento nelle aree parco e nelle zone di protezione speciale, dove questa fauna selvatica prolifera indisturbatamente, generando un serbatoio di capi innumerevoli. Non siamo stati ascoltati, ma dopo le nostre denunce e le nostre dirette, una filiera proveniente da un’altra regione è arrivata anche in Calabria. Per noi è motivo di soddisfazione: conta il risultato per la comunità rurale, non la visibilità, il consenso a tutti i costi o le passerelle, che lasciamo volentieri alle “prime donne”.
Siamo stati in Regione, abbiamo protocollato le nostre richieste e presentato dati aggiornati sulla presenza dei cinghiali, anche quando qualcuno ironizzava: «Ma sì, due capi… da dove uscirebbero?». Noi portavamo numeri reali e soluzioni, grazie allo studio continuo e certosino del nostro Vice Presidente, mentre altri ridicolizzavano il nostro operato. Ma il tempo è sempre galantuomo: pur non essendoci stati menzionati, ci hanno dato ragione copiando le nostre proposte.
Abbiamo dialogato con l’assessore Gallo su predatori, animali nocivi e animali erranti – i veri grandi veicolatori della peste suina – sulla tutela del territorio e sulla gestione venatoria. Eppure, aveva ragione quel grande “intellettuale” che diceva: «Sono una neonata associazione, non possiamo dare spazio». Sosteniamo da sempre l’apertura della caccia alle squadre per il vero contenimento, perché sono le uniche in grado di garantire risultati certi e sicurezza nella gestione, e la necessità di impiegare i selecontrollori nelle aree chiuse. Non cerchiamo polemiche: tuteliamo i cacciatori e il mondo rurale.
Ci siamo battuti per risolvere i ritardi nei porti d’arma, un problema che molti fingevano di non vedere. Ma noi no: siamo sempre vicini ai cacciatori e continueremo a esserlo.
Riconoscimenti Mancati e l’importanza della causa
Oggi assistiamo a sindaci che rilasciano dichiarazioni sui giornali parlando di “emergenza cinghiali” per tutelare automobilisti e agricoltori. Benissimo. Non possiamo far altro che sorridere: è ciò che noi diciamo da tanti anni. Abbiamo fornito proposte anche a politici che, pur presenti ai convegni, non hanno mai pronunciato una parola su di noi, anzi si sono arrogati la paternità di tali idee. Lo stesso è avvenuto quando, mesi dopo la nostra visita in Regione, dagli uffici competenti sono uscite le nostre proposte senza cambiare né i punti né le virgole di quelle da noi presentate. Anche in quel caso nessun riconoscimento pubblico. Eppure, siamo felici lo stesso: ciò che conta è che il territorio finalmente apra gli occhi.
Attendiamo la riforma degli ATC, un altro carrozzone politico dove vengono spesso “parcheggiati” personaggi ostici al mondo venatorio e rurale, affinché si possano presentare nuove iniziative per il settore venatorio, perché abbiamo ancora molto da dare. Nonostante le difficoltà e la scarsa collaborazione da parte delle associazioni di categoria, con l’aiuto di migliaia di soci, noi restiamo vigili e battaglieri. Non abbiamo mai chiesto a nessuno di tesserarsi con noi per tornaconto; anzi, in tanti ci hanno chiamato per contribuire alla causa. Rappresentiamo tutto il mondo agricolo e venatorio, ma ancor di più rappresentiamo il mondo rurale.
Abbiamo già pronti eventi, idee e iniziative. Chi ci affida ruoli lo fa perché vede impegno, sacrificio e dedizione. Non cerchiamo interessi personali, ma il bene di un mondo spesso lasciato allo sbando, dominato dalla logica del “o sei con me o sei contro di me”, dove la politica usa le persone e raramente le valorizza.
Noi ci siamo. Abbiamo scelto di esserci. E finché avremo forza e spirito, continueremo a esserci.
Così in una nota Vincenzo Barbatano, Presidente dell’Associazione Rurale Calabrese

Vai al contenuto




