Sono le vittorie più belle, quelle che ti fanno patire e palpitare fino all’ultimo momento. Cosenza-Sicula Leonzio è stato un match assolutamente vietato ai cuori deboli.
Quando tutto sembrava definitivamente compromesso, quando le speranze erano ridotte al lumicino, quando gran parte dello stadio iniziava a recitare il de profundis si è materializzato il miracolo. Ha le fattezze di David Okereke, giovane e promettente attaccante nigeriano fino a ieri oggetto misterioso dell’organico. Ma era proprio lui o forse la reincarnazione di Baldassarre, re magio di colore?

Carico di mirra, David ha dispensato l’erba utilizzata in tempi antichi per imbalsamare i corpi sulle salme dei difensori avversari atterriti dalle traversate coast to coast del colored rossoblu. Dopo aver riequilibrato il risultato con una giocata sopraffina ha letteralmente spaccato in due il match dando il la all’azione del penalty procurato e realizzato con freddezza dal gioioso Baclet.
Di certo non rientrava nelle intenzioni della squadra di Braglia speculare sul pareggio, bastevole per superare il turno, eppure la sensazione è stata proprio questa. Discutibile la scelta degli uomini a centrocampo: con una sola mossa, il posizionamento di Bruccini in cabina di regia, i silani hanno perso due uomini nella zona nevralgica del campo. L’ex Lucchese, sebbene le sue immense doti tecniche, è apparso a disagio lì in mezzo, l’impalpabile e caotico Mungo poi non solo non lo ha rimpiazzato a dovere in qualità di mezzala ma ha anche creato confusione e un’evidente scollatura tra i reparti.
Fortuna che l’ingresso in campo di Palmiero e Calamai e lo spostamento di Bruccini nel suo ruolo abituale abbiano ristabilito ordine e disciplina tattica. Sarebbe stato davvero un peccato dire addio ai sogni di gloria così repentinamente, per colpa di una singola giocata di Bollino (autentica bestia nera dei silani) e null’altro. Nessuno si illudeva che sarebbe stato un gioco da ragazzi accedere alla fase successiva, la Sicula Leonzio si è rivelata avversaria ostica e si sapeva.
Merito al pubblico e alla tifoseria che, contrariamente ad altre occasioni, non ha smesso per un attimo di incitare i suoi beniamini, anche quando sembravano non esserci più spiragli. Da annotare la presenza di uno striscione emblematico in Curva Bergamini: “Braglia non si tocca”. Quasi un monito alla società, a ricordare che è il tecnico toscano il punto cardine da cui ripartire per la costruzione del futuro.

E il nostro pensiero non sarebbe cambiato di una virgola anche se ora ci fossimo trovati qui a commentare una inaspettata e prematura eliminazione, anche se qualche errore, come detto, nella scelta degli uomini da mandare in campo ieri è stato commesso. Perché a stare comodamente seduti a commentare col senno del poi siamo bravi tutti, ma a riprendere per i capelli una stagione o la singola partita di ieri no. Per fare quello necessita competenza, sagacia ed esperienza.
Il cammino del Cosenza continua, non c’è tempo per respirare ma lo si deve trovare per assimilare gli errori commessi nel primo turno e ripartire da subito. Martedì arriva un altro temibile avversario: la Casertana, a ragion veduta, è la squadra più in forma del momento. Non basterà il Cosenza di ieri per superare il prossimo scoglio, così come non basteranno i 3 mila presenti al “S.Vito Marulla”. Servirà uno spirito più combattivo in campo, e al contempo un pubblico più numeroso e caloroso sugli spalti.
(Immagine di copertina dell’articolo Rosito)
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