E’ il 22° minuto: sugli sviluppi di una rimessa laterale la palla finisce al limite dell’area.
Lì c’è Bruccini, il centrocampista ligure è stato il capocannoniere stagionale del Cosenza, ha abituato i suoi tifosi a realizzazioni di pregevole fattura. Il gol gli manca da un po’, lui lo sa e decide che è arrivata l’ora di mettere fine a questo digiuno. Dopo un controllo di petto attende che il pallone scenda, si coordina e di controbalzo lascia partire un missile, si gonfia la rete. I lupi passano in vantaggio.

E’ il minuto 86: il Cosenza preme, lo fa col cuore e con tutte le residue forze che gli sono rimaste nelle gambe. Prova a smuovere il risultato dal pari, o sarà costretta fra 3 giorni ad espugnare il campo della Samb per continuare il suo cammino nei playoff. Gli uomini di Moriero resistono, strenuamente, chiudendosi a riccio e respingendo tutte le offensive dei padroni di casa.
Siamo alle battute finali e c’è un calcio d’angolo, in area ospite un nugolo di giocatori. Una palla vagante, ci si avventa come un rapace Baclet: il tempo di fare una mezza torsione per impattare al meglio la sfera, il diagonale è preciso, è diretto nell’angolino basso, Perina si distende ma non può nulla, se non raccogliere la palla in fondo al sacco.
L’urlo degli undicimila del “S.Vito Marulla” rimbomba in tutta la città, la gente impazzisce. Sambenedettese colpita e affondata, i 4 minuti di recupero scorrono via senza particolari timori. Per una volta anche i tifosi delle grandi occasioni possono lasciare lo stadio vincenti e soddisfatti, accantonando la classica frase: “Lo sapevo, è sempre una delusione, non verrò più”.
È tutta qui la differenza tra il Cosenza attuale e quello delle scorse stagioni: ai calciatori rossoblu non tremano le gambe, non sentono la pressione del grande pubblico come accaduto spesso nel recente passato. Sarà perché Braglia è uomo abituato a gestire momenti così importanti, senza sottovalutare che elementi dell’esperienza di Pascali e Loviso, anche quando non vengono utilizzati, riescono a dare manforte ai compagni dalla panchina.
Avete detto Braglia? Sprechiamole altre parole per celebrarlo, pur correndo il rischio di essere ripetitivi. Mantiene in campo un Palmiero eccellente e non azzarda il tridente offensivo per gli assalti finali, quando tutti si aspettavano Perez in campo tira fuori dal cilindro la carta Baclet. Ha avuto ragione, anche ieri sono stati i fatti a dargli ragione.

Il risultato finale è identico a quello con cui i silani si erano sbarazzati di Sicula e Trapani in questa post season, ci sono molte similitudini con il Cosenza dei 180 minuti degli ottavi di finale. Squadra sempre concentrata, ordinata, capace di soffrire e di ripartire, equilibrata nella fase di possesso palla e di costruzione dell’azione, pungente al momento giusto con Tutino e Okereke che ormai si intendono a meraviglia con movimenti sincronizzati.
Occhio a non illudersi però, a mantenere i piedi ben saldi per terra, domenica sulla costa adriatica non sarà agevole come è stato al “Provinciale” di Trapani. Ci sarà un inferno di passione e di colore ad attendere i lupi. La battaglia di S.Benedetto del Tronto, così può essere ribattezzata, la gara più importante della stagione finora. Basterà un pareggio, o meglio ancora una vittoria, per uscirne indenni e trasformarla in un trionfo, con le porte delle semifinali che si spalancherebbero alla compagine rossoblu.
Una cosa è certa ormai: chiunque verrà chiamato in causa venderà cara la pelle. Non importa se si chiama Camigliano, Calamai o Baclet, perché tutti, ma proprio tutti, hanno dentro un fuoco che arde. Wolves on fire.
(Immagine di copertina dell’articolo IlCosenza.it)
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