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Casa della Comunità, Rifondazione Comunista Acri attacca: «Un’operazione di facciata che non cambia nulla»

Rifondazione Comunista boccia il nuovo progetto. «Si spostano uffici esistenti senza attivare nuovi servizi. Manca l’Ospedale di Comunità: uno schiaffo a 140mila cittadini».

Il presidio ospedaliero “Beato Angelo” di Acri e l’intera comunità che ad esso afferisce sono da anni vittime di una cronica mancanza di attenzione da parte delle istituzioni sanitarie competenti, un disinteresse che si manifesta in una serie di decisioni che sembrano ignorare le reali necessità del territorio. L’ultimo capitolo di questa complessa vicenda amministrativa si palesa con l’annuncio della nascita della Casa della comunità, una struttura prevista dal Pnrr e dal decreto ministeriale 77/2022 che tuttavia, nella sua configurazione di tipo spoke, appare come una mera operazione di facciata più che come un reale potenziamento dell’offerta sanitaria.

L’allocazione della stessa all’interno dei locali del presidio ospedaliero esistente suggerisce infatti un semplice raggruppamento burocratico di unità operative già attive e fruibili (il poliambulatorio, il Cim, l’assistenza domiciliare e la guardia medica) senza che a questo trasloco formale corrisponda l’attivazione di nuovi servizi essenziali per i cittadini acresi.

In questo scenario di riorganizzazione superficiale, emerge con forza il rammarico per la mancata istituzione di un ospedale di comunità, una struttura che avrebbe garantito una reale funzione intermedia tra il domicilio e il ricovero ospedaliero per acuti. Nonostante il distretto sanitario Valle Crati, del quale Acri fa parte, conti circa 140.000 abitanti e il decreto preveda standard precisi per la dotazione di posti letto ogni 100.000 residenti, ad Acri è stata negata questa opportunità, a differenza di quanto avvenuto in altre realtà analoghe della provincia di Cosenza. Tale assenza risulta ancora più grave se si considera la disponibilità di spazi idonei all’interno del presidio, che avrebbero permesso di gestire dimissioni protette e stabilizzazioni cliniche in prossimità del domicilio, alleggerendo la pressione sui reparti ospedalieri d’urgenza.

Ad aggravare ulteriormente la situazione concorre l’assenza di un piano strategico per il potenziamento delle risorse umane: nessuna infrastruttura, per quanto modernamente denominata, può funzionare senza un massiccio incremento del personale medico e infermieristico. La carenza di organico rappresenta il vero collo di bottiglia del sistema ed è per questo che si richiede con fermezza non solo l’attivazione dell’ospedale di comunità, ma il potenziamento completo, ormai non più procrastinabile, dell’intero presidio ospedaliero acrese. Riteniamo che un modello perseguibile sia, ad esempio, quello indicato dal comitato “La Cura” attraverso la lodevole recente proposta di legge di iniziativa popolare. Auspichiamo quindi il superamento dell’attuale logica del “remix” di servizi esistenti, risultati peraltro fallimentari nelle realtà nelle quali sono stati già attuati, per approdare a un reale aumento dell’offerta sanitaria pubblica fruibile dalla popolazione.

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