La tutela del patrimonio è uno degli aspetti che preoccupa di più quando ci si separa, rispetto al quale sorgono le maggiori controversie: gran parte di queste riguardano la casa e in generale il patrimonio immobiliare.
Quando ci si separa in presenza di figli, infatti, il rischio di non poter più abitare nella casa di cui si è titolari è concreto, qualora questa venga assegnata all’ex coniuge in quanto genitore collocatario.
Come fare, allora, per proteggere il patrimonio immobiliare e far sì che non vengano commesse ingiustizie in caso di separazione?
In questo articolo si approfondisce l’argomento individuando i vari scenari che possono verificarsi. In linea generale, quando si decide di sciogliere il matrimonio il modo migliore per tutelare il patrimonio è quello di trovare un punto d’incontro, evitando di portare il caso in sede giudiziale, dove gli scenari possono farsi complessi e imprevedibili.
Una consulenza per una separazione consensuale da parte di un avvocato potrà fornirvi una panoramica delle opzioni possibili per risolvere le conflittualità in maniera pacifica e tutelare il patrimonio immobiliare.
La titolarità dei beni dipende dai regimi patrimoniali
Quando si contrae il matrimonio, i coniugi sono tenuti a valutare come regolare i rapporti patrimoniali, ovvero se scegliere la comunione o la separazione dei beni.
Se si sceglie la comunione dei beni, dal momento del matrimonio in poi i coniugi si impegnano a costruire un patrimonio comune nel quale confluiranno tutti i beni e gli incrementi di ricchezza, anche quelli derivanti dall’attività singola di uno dei due.
Fanno eccezione i beni strettamente personali. Diversamente, nel regime di separazione ciascuno dei due rimane titolare dei propri beni e quindi si pongono meno problemi in caso di separazione o divorzio, perché non si dovrà suddividere il patrimonio.
La casa familiare: un caso particolare
Intanto occorre specificare che anche in regime di comunione dei beni, se nel corso del matrimonio si costruisce casa su un terreno di uno dei coniugi, in caso di separazione l’immobile edificato resta di proprietà del proprietario del terreno, senza confluire in comunione dei beni. Questo in virtù del principio di accessione, disciplinata dall’art. 934 c.c.
Il problema è che se la coppia ha vissuto stabilmente in una casa insieme ai figli, questa viene considerata casa familiare e, anche se si è scelto il regime di separazione dei beni, in caso di separazione la casa potrebbe comunque non rimanere al titolare.
Il giudice ha infatti il dovere di valutare l’interesse primario dei figli e garantire loro continuità, dunque farli continuare a vivere nell’ambiente in cui sono cresciuti. Ne consegue che, se pure il genitore collocatario non è il legittimo proprietario della casa, potrebbe continuare a usufruirne.
Ma allora non c’è soluzione per proteggere la casa di proprietà in caso di separazione?
In realtà, qualche escamotage c’è. Innanzitutto, l’articolo 155-quater del Codice Civile dice che “Il godimento della casa familiare è attribuito tenendo prioritariamente conto dell’interesse dei figli”. Ciò significa che l’interesse dei figli è prioritario, ma non esclusivo. Sebbene il caso più comune sia quello per cui il coniuge economicamente più debole riceve la casa familiare, teoricamente questo potrebbe non accadere qualora il proprietario della casa si impegni a mantenere l’equilibrio delle condizioni economiche, per esempio tramite assegni familiari. Di seguito si presentano le altre ipotesi.
Assegnazione parziale e revoca
In alcuni casi è possibile che il giudice disponga l’assegnazione parziale della casa. Questo si può fare se è possibile suddividere la casa in due unità abitative, dunque la casa deve essere strutturata in maniera tale da essere divisibile e, inoltre, non devono esserci conflitti troppo difficili da risolvere. Se invece il giudice stabilisce l’assegnazione della casa familiare al coniuge non proprietario, è bene sapere che la decisione può essere revocata.
L’art. 155 del Codice Civile, infatti, prevede la revoca dell’assegnazione nel caso in cui il coniuge assegnatario contragga un nuovo matrimonio o comunque conviva, in quanto viene meno la condizione di inferiorità economica.
Cambio residenza
Un modo per evitare l’assegnazione della casa coniugale al coniuge è quello di fare in modo che l’immobile di proprietà non diventi casa familiare.
Se si trova una residenza alternativa, quindi, si aggira il problema, perché il giudice può assegnare al genitore collocatario soltanto la casa in cui la coppia ha vissuto stabilmente prima della separazione, e non una seconda abitazione come ad esempio la casa delle vacanze.
Cessione della casa in comodato d’uso
Un’altra soluzione è trasferire la proprietà della casa a una persona fidata per poi richiederla in comodato d’uso. Il contratto va regolarmente registrato presso l’Agenzia delle Entrate ed è fondamentale registrare la data di scadenza dello stesso, per evitare che il giudice assegni la casa in comodato all’ex coniuge.
Si ricorda che sono invece totalmente prive di valore legale tecniche per non perdere la casa come gli accordi prematrimoniali, non previsti dal nostro ordinamento.
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