All’Art House un incontro corale per riscoprire l’attualità dello scrittore, tra le riflessioni di Palma Comandè e le opere di Assunta Mollo.
di Ada Giorno
La Calabria come orizzonte di Civiltà: mito, parola e splendore ritrovato nel segno di Corrado Alvaro
Nella cornice suggestiva dell’Art House di Casali del Manco, il tempo sembra essersi fermato per lasciare spazio a un’esperienza corale di riscoperta.
L’evento “Corrado Alvaro Oggi” – nato dall’ideazione e dalla progettazione dell’AIParC Cosenza e del Parco “Saverio Strati”, in partenariato con il Comune di Casali del Manco e la Galleria d’Arte Art House – non è stato un semplice omaggio letterario.
E’ stato un atto di rivendicazione culturale volto a restituire alla Calabria la dignità del suo antico splendore, un viaggio che ha saputo connettere le avanguardie europee alle radici più profonde del Mediterraneo.
La serata, guidata con sensibilità da Anna Maria Ventura, si è aperta con i saluti istituzionali della sindaca Francesca Pisani e della presidente di AIParC Cosenza Tania Frisone. Il cuore dell’approfondimento scientifico è stato affidato a Palma Comandè, che ha individuato con
straordinaria lucidità l’attualità di Alvaro, rintracciando un filo ideale che riconduce anche all’eredità di Saverio Strati.
“Sono tornato al mio paese, non c’era mio padre. Questa assenza si trasforma in memoria come sublimazione, una ricerca di significato che Alvaro ha portato fino a Parigi.”
Comandè ha intrecciato mito e storia, ricordando come l’Aspromonte sia la montagna del mito greco e citando la Chanson d’Aspromonte, opera epica che influenzò l’immaginario ariostesco. Ha poi illustrato l’importanza del faggio rosso, risorsa strategica già individuata dai Fenici: un “oro del passato” che per l’economia antica valeva quanto oggi le risorse degli Emirati Arabi.
Le letture partecipate di Elena Pistilli hanno dato voce alle parole alvariane. Il celebre passaggio “non è bella la vita dei pastori” è risuonato come denuncia ancora attuale contro chi guarda la Calabria senza vederne le ferite.
L’intervento di Assunta Mollo ha esplorato il ruolo delle donne nell’opera di Alvaro. Le sue tele – Medea, Donna con il bambino, Due donne complici nella compostezza – hanno offerto una meditazione visiva intensa. L’occhio, simbolo cardine, diventa sentinella etica che penetra
l’essenza del mondo.
“Le donne di Assunta Mollo segnano la sottomissione ma anche la tragedia di scelte esistenziali tragiche, dove l’occhio diventa sentinella della verità.”
La serata ha suggellato la lezione di Corrado Alvaro: l’intellettuale europeo che non dimenticò mai come i luoghi e il clima forgino lo spirito. Una Calabria che riscopre la sua grandezza: non terra ai margini, ma centro di civiltà.


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