Appello accorato alle istituzioni per fermare la criminalità transnazionale che gestisce il reclutamento e i trasporti opachi nelle campagne.
La tragedia della Statale Jonica 106 non è un incidente isolato, ma la manifestazione più feroce e criminale di un sistema di caporalato strutturale che flagella i distretti agricoli calabresi (dalla Sibaritide alla Piana di Rosarno) e l’intero Paese, trasformando il lavoro in una forma contemporanea di schiavitù. Un inferno fatto di giornate interminabili, salari da fame (4 o 5 euro l’ora), alloggi degradati e il ricatto costante della perdita dei documenti o del Cpr.
A seguito del dramma e della successiva mobilitazione che ha scosso le coscienze, il Direttore dell’Osservatorio Regionale Belmonte, lancia un duro atto di accusa: «Ho visto l’orrore e sono vivo per miracolo, ha raccontato il sopravvissuto. Questa è una ferita profonda per la nostra regione e per l’intero Paese. Come Osservatorio monitoriamo da tempo questa vulnerabilità: non siamo di fronte a un caso isolato, ma alla punta di un iceberg che coinvolge troppi lavoratori invisibili, sfruttati da organizzazioni criminali vecchie e nuove. Lancio un grido di dolore, di dissenso e di indignazione. Chiedo con forza che in Calabria non ci sia più spazio per il caporalato, non ci siano più ricatti legati al bisogno di lavorare, non ci sia più la vergogna della mancanza di retribuzione. Il lavoro deve essere dignità, non schiavitù. Dev’essere vita, non morte. Non tollereremo più queste drammatiche situazioni. Mai più stragi».
Alle parole del Direttore Belmonte fanno eco quelle, durissime e accorate, di Monsignor Francesco Savino, Vescovo di Cassano allo Jonio e Vicepresidente della CEI, che ha commentato il tragico evento sulle colonne di Famiglia Cristiana: «Bisogna pronunciare una sola parola, nuda, cristiana, civile, necessaria: basta. Abbiamo raschiato il fondo. Non possiamo tollerare che persone impoverite vengano consumate nel fuoco della violenza e dell’abbandono. Quanto è accaduto ad Amendolara deve diventare uno spartiacque. Da oggi nessuno potrà dire: non sapevo, non riguarda me. Come cristiani non possiamo celebrare l’Eucaristia e restare indifferenti davanti a questi corpi bruciati. Pregare, oggi, significa anche denunciare». Mons. Savino ha inoltre richiamato la politica alle proprie responsabilità storiche: «Chiedo alla politica di esserci, con tutta la sua forza. Non solo dopo il sangue, ma prima. Serve presenza nelle sacche di precarietà, dove il caporalato mette radici, nei luoghi di reclutamento, nelle campagne, nelle filiere, negli alloggi indegni, nei trasporti opachi».
Le criticità del sistema: Oltre l’emergenza
L’Osservatorio evidenzia come l’attuale modello ispettivo e sanzionatorio italiano sia drammaticamente fallimentare poiché esclusivamente reattivo. Come già accaduto per i casi di Faton Schiavon in Veneto e di Satnam Singh nel Lazio nel 2024, lo Stato tende a rispondere con annunci di “ispezioni straordinarie” e tavoli tecnici che si sgonfiano non appena cala l’attenzione mediatica. Le tre grandi piaghe del sistema rimangono:
- La carenza cronica di organico dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro (INL).
- La frammentazione dei controlli tra i troppi enti non coordinati.
- Sanzioni amministrative irrisorie, che rendono il lavoro grigio e l’irregolarità un “rischio calcolato” economicamente vantaggioso per le aziende scorrette.
- Le richieste urgenti alle Istituzioni
L’Osservatorio Regionale sulle Nuove Povertà in accordo con la Chiesa, sposando il principio della “sussidiarietà circolare” invocato da Mons. Savino per unire parrocchie, associazioni e cittadini contro questa struttura di dominio, chiede con fermezza alla politica e agli organi competenti:
- Un potenziamento strutturale e permanente (non emergenziale) dei controlli sul territorio da parte dell’INL e delle Forze dell’Ordine.
- La revisione del sistema sanzionatorio, per rendere la violazione dei contratti e della sicurezza economicamente punitiva per le imprese.
- Riforme normative sull’inclusione, come l’introduzione di un permesso di soggiorno per attesa occupazione, fondamentale per sottrarre all’invisibilità e al ricatto della criminalità transnazionale i migranti che subiscono la scadenza dei contratti legati ai decreti flussi.
- La democrazia e la civiltà si giocano sull’integrazione e sulla tutela della persona. Non è più il tempo del cordoglio di circostanza: serve giustizia, prevenzione e dignità.

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