Sento l’urgenza di esprimere il mio fermo dissenso, oggi, verso questo progetto di fusione tra i comuni di Castrolibero, Cosenza e Rende.

Un cambiamento strutturale di questa portata, che comporta l’unificazione di amministrazioni, servizi e identità storiche locali, non può essere deciso “a tavolino” e calato dall’alto in modo così distante dalle persone che ne subiranno le conseguenze. La democrazia partecipativa dovrebbe essere il cuore di un processo decisionale così importante, eppure sembra che in questo caso la voce dei cittadini e delle amministrazioni sia stata messa da parte.
Una questione fondamentale riguarda l’assenza di uno studio di fattibilità dettagliato che giustifichi questa fusione. Non è chiaro quali benefici economici, amministrativi o infrastrutturali deriverebbero dalla creazione di un unico comune. I sostenitori della fusione affermano che porterebbe a una maggiore efficienza e a una riduzione dei costi, ma queste affermazioni non sono state supportate da dati concreti!
I promotori della fusione non hanno ancora chiarito in che modo la popolazione trarrebbe effettivi benefici da questa iniziativa. I sostenitori, poi, parlano di un miglioramento dei servizi, ma senza spiegazioni specifiche.
Leggo proclami a sostegno del SI che inneggiano alla ri-visitazione… ri-determinazione… ri-disegno… ri determinazione… ri-definizione… ri-modulazione… banale e scontato! E’ ovvio che in caso di fusione tuto dovrà essere ricalibrato, ma nessuno chiarisce verso quale direzione andranno tutti questi “ri-”
Una direzione vorrei immaginarla io con numeri alla mano. Un esempio emblematico potrebbe essere la gestione dei rifiuti, che nei comuni interessati ha già subito diverse criticità negli anni.
Nello specifico ricordo che la TARI (Tassa sui Rifiuti) si calcola sul costo effettivo che l’ente sostiene per la gestione dei rifiuti e la quota più significativa è costituita dai costi di smaltimento della frazione non riciclabile, quello che definiamo “indifferenziato”, tuto quello, cioè, che rimane dopo aver fato una corretta separazione dei materiali.
Solo due numeri: la soglia minima di raccolta differenziata stabilita dalla normativa vigente è del 65%, al di sotto della quale si è passibili di sanzione, il comune di Cosenza ha chiuso il 2023 con una percentuale di Raccolta Differenziata del 60,2% (sotto soglia), il Comune di Rende arriva al 65,9% (solo 0,9 sopra la soglia), mentre il Comune di Castrolibero, che ha toccato punte oltre l’80%, ha una percentuale di RD 2023 ben al di sopra del 70% (dati ARPACAL).
Mi chiedo: la “ri-visitazione” della TARI verso quale direzione porterà i cittadini di Castrolibero, virtuosi da anni al punto da ricevere in passato anche il premio di Legambiente per i comuni Ricicloni? Con la fusione dei comuni si scenderà matematicamente (considerando la numerosità della popolazione per ciascun comune) al di sotto del 65%, quindi i Castroliberesi andranno a pagare sanzioni per chi questa soglia non l’ha mai raggiunta?
L’unione dei comuni non si può dichiarare effettiva solo perché “dormo a Castrolibero, lavoro a Rende e faccio la spesa a Cosenza”, non è questo che legittima una fusione. Bisogna chiedersi se un comune unificato possa realmente risolvere i problemi o se, al contrario, centralizzare la gestione non renda ancora più complessa la macchina amministrativa, ma nessuno da queste risposte con dati concreti!
Questa fusione viene proposta come soluzione alla gestione delle risorse pubbliche, ma in assenza di una pianificazione accurata si rischia solo di creare disservizi e malcontento, con conseguenze gravi per la vita dei cittadini e per l’identità di ciascun territorio coinvolto.
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