Un imprenditore pagava il pizzo ai boss del basso jonio catanzarese, ma dopo 20 anni si è ribellato e ha deciso di denunciare, raccontando alla Dda le estorsioni e le minacce
All’alba del giorno 12 agosto, otto arresti, dopo che un imprenditore di Catanzaro ha deciso di presentarsi dai magistrati della Dda del capoluogo calabrese, e di raccontare quei 20 anni, passati a pagare il pizzo. Ha raccontato di estorsioni, minacce, furti e danneggiamenti. “L’ho fato per i miei figli – ha detto l’uomo – non voglio che vivano le mie stesse sofferenze”.

Per due decenni infatti, l’imprenditore ha pagato il pizzo, ed i suoi soldi sono finiti nelle tasche dei boss delle famiglie del basso jonio catanzerese in maniera sistematica. Ma in tutto questo tempo, sono cambiate molte cose. Guerre di mafia, arrivo al potere di giovani criminali, e quindi una sorta di “nuovo equilibrio” all’interno della cosca del territorio. Ma mai, in tutto questo tempo, si è allentata la morsa nella quale l’imprenditore era finito, costretto a vivere nel terrore, nelle minacce, fino alla decisione di denunciare tutto.
Gli aguzzini dell’imprenditore dal 12 agosto sono in carcere. Otto persone in tutto tra boss e soldati delle cosche di ‘ndrangheta Gallelli e Procopio-Mongiardo, sono state arrestate su richiesta della Distrettuale antimafia. Il provvedimento porta la firma del Pm Vincenzo Capomolla e degli aggiunti Vincenzo Luberto e Giovanni Bombardieri.
Un incubo durato 25 anni nel corso dei quali l’imprenditore del settore edile, titolare anche di una struttura turistica, ha continuato a pagare una percentuale su ogni appalto pubblico o privato eseguito dalla sua azienda, a cui venivano aggiunte delle somme forfettarie da consegnare annualmente.
“Si tratta di un fatto importante che consente agli imprenditori di ribellarsi alle vessazioni di chi limita fortemente lo spirito di impresa” – ha dichiarato il procuratore vicario della Dda di Catanzaro, Giovanni Bombardieri”.
“In passato – ha aggiunto il magistrato – l’imprenditore anche in presenza di atti pesanti intimidazioni aveva minimizzato ridimensionando la portata dei fatti che lo riguardavano. Adesso, invece, ha ritenuto di doversi liberare dalla pressione estorsiva che gravava sulle sue spalle sin dal lontano 1997”.
E così oggi sono scattate le manette e la contestazione di estorsione continuata aggravata dal metodo mafioso. Parallelamente, la Guardia di Finanza ha poi dato esecuzione ad un sequestro preventivo d’urgenza di immobili e quote societarie per un valore di un milione e mezzo di euro, contestando a carico di alcuni soggetti il reato di intestazione fittizia di beni.
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